| STREETS OF
RAGE (BARE KNUCKLE) Potevano mancare le mignotte? Certo che no, e qui sono anche in tenuta sadomaso, frusta alla mano. Lo stereotipo è importante, in Streets Of Rage, convinto che Adam, Axel e Blaze siano meglio di Guy, Haggar e Cody. L'apertura alla violenza vaginale di Blaze, se non altro, rende più interessante una malmenanza che prima di allora era rimasta monopolio di muscolature maschili. Azione classica. Bisogna procedere in avanti pigiando il tasto di attacco per attuare sequenze di pugni e sgambate - il caclio volante di Blaze è supremo - appresso agli avvicinamenti da presa, ma con variante, dal momento che una volta afferrato l'opponente si può eseguire un supplex col tasto del salto. Premendo fuoco e salto assieme i lottatori performano una reverse move, che può essere un calcio o un pugno in base al pupazzo selezionato. Vi sarebbe la super mossa, da usare quando proprio non se ne può fare a meno, che richiama una vettura di supporto che poi scancia un missile sulle marmaglie, uccidendo. Combattimento tipico. Con varianti tipo elevatori dai quali far precipitare bulli dal basso quozionte intellettivo artificiale. Presente una gran bella modalità di gioco a due, che era assente nella conversione Super Famicom di Final Fight, tanto per dire, e presente il sistema di raccoglimento di attrezzature di offesa quali spranghe e bottiglie - che si rompono, anche - collaudato nelle sale giochi di inizio Novanta. Per ricaricarsi le energie perdute vi è il pollo arrosto, un classico pure questo. Streets Of Rage è un picchiaduro di mestiere. Il team creativo, pur prelevando dal vasto panorama di genere e ostentando un gameplay mediamente ostile, tenta di abbassare il livello di frustrazione concedendo pattern meno rigidi in raffronto a un qualsiasi coin-op del periodo. Inoltre la qualità delle mazzate non sembra variare col personaggio selezionato, sicché si ottiene il medesimo margine di ultimazione che si sferrino i salti mortali di Blaze o si buttino i pugni di Axel e Adam. Si può dire che la opera Sega sia la evoluzione uno punto zero del picchiatore a scorrimento del bar pur con tutte le limitazioni del compartimento estetico. Che è buono, considerati i tempi, ma abbastanza carente nel definire gli sfondi e approssimativo in fase di caratterizzazione nemica. Taluni guardiani non si possono guardare tanto sono venuti male, e per quanto siano grandi deficitano pesantemente in fluidità deambulatoria. Le animazioni dei protaginisti risultano solo discrete - la camminata in biframe era piuttosto censurabile anche all'epoca - eppure sovviene interessante il character design degli stessi in zona di selezione ma anche durante la azione. Poi c'è Yuzo Koshiro. E si può solo che apprezzare la verve istrionica pesantemente dance che il musicista trasfonde durante il picchiare duro, coi suoi timbri molto anni Ottanta e il suo punkismo strumentale dei bassi esasperati e gli acidi da saloon al luminol. Viste adesso, codeste atmosfere da New York fatiscenti sono tanto distanti dalla contemporaneità quanto irreali e un po' ingenue nell'ostentare le violenze de I Guerrieri Della Notte che non ci sono più, ma non si può negare a Streets Of Rage la onestà del suo essere arcade evoluto, arcade piccolo ma evoluto nelle botte retrò divertite e divertenti. Sega avrebbe avuto modo di perfezionare i suoi credi in Streets Of Rage 2.
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PRO |
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Ottima fruibilità in singolo |
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E in due ancora meglio |
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CONTRO |
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Alcune "brutture" grafiche |
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