STRIDER HIRYU

stridercover2.JPG (17276 bytes)Ci stiamo addentrando in un campo minato. La fisicità dinamica di Strider Hiryu è l'emblema della trascendenza con cui ogni redattore deve, prima o poi, fare i conti. Scontrarsi contro i giganti e restarne vivi, dopo. Conversione. Adattamento. Riprogrammazione. Strider è un arcade prima di tutto, realizzato nel 1989 da Capcom e in questa sede recensito tempo addietro. Ora, la versione Megadrive merita uno spazio suo perchè facente parte di quelle riscritture per home systems potenzialmente in grado di plasmare una generazione. Siamo nel clan di Daimakaimura e affini, con Sega nel ruolo di vettore universale che tutto sa e tutto può. Nel senso che può realizzare una conversione assai vicina all'originale pur avendo a disposizione un hardware dalle potenzialità inferiori. Accade che Strider MD abbia sì una manciata di colori in meno, ma degli sprites più grandi di 2 o 3 pixel se raffrontati ai modelli originali. Accademia della programmazione. Siamo in un periodo in cui le conversioni near perfect non erano all'ordine del giorno ma l'eccezione di una manciata di software houses in vena di virtuosità tecniche. Grazie a Sega Strider rivive sul Megadrive ed è come giocare al coin-op.

Strider Hiryu è un arcade violento. Anche adesso. Sui percorsi nichilisti di un supereroe altamente stiloso, procederemo in una meccanica da platform game antalgico, radicale e prospiciente nella distruzione di un mondo che è pura apocalisse. La difficoltà di base è anacronisticamente eccessiva ma volutamente autarchica, con la possibilità di scegliere tra 3 o 5 vite, ma senza continue. La calibrazione degli spostamenti, della alternanza tra salto e sparo, delle scivolate e gli arrampicamenti fanno parte di un meccanismo rullato, scandito sul timbro vagamente acustico dei pistoni di un motore. Una volta concepito il sistema, sarà un succedersi di momenti cruciali, prevedibili perché già visti nella partita precedente. Un puzzle in cui piazzare ogni tassello e procedere di conseguenza, come ogni gioco arcade di concezione evolutiva degli anni '80. Ma Strider Hiryu procede con rigore classico, con la carica positiva che rende ogni livello una sorta di danza puntellata, che zooma sul momento spettacolare per visualizzare un mondo ostile e narcisista, rigorosamente cattivo ma ineluttabilmente utopico. Finirlo non è uno scherzo. Capcom dispone una cadenza ludica dalla frenesia imponente, che si evolve di livello in livello per esplodere nell'ormai epico scontro finale. L'agglomerato dei nemici intercede verso la fusione tra "scena" e "coreografia", che oggi ritroveremmo nello stylish gaming di definizione, allorquando le mosse acrobatiche del protagonista si annoderanno a questo visus di apocalisse.

Strider Hiryu è un concentrato di estetica futurista. Giganteschi congegni a ingranaggio, basi nucleari volanti, umanoidi bionici corazzati saranno ricettacolo militarizzato di un sistema fuori di ogni controllo. Le ambientazioni trascritte nel codice di Strider sono probabilmente le più visionarie mai intuite dalla Capcom, tuttora esemplari di un sottogenere ferroso atto a dissociare la realtà videoludica da quella strettamente letteraria. Strider è un romanzo di Asimov all'incontrario, dove l'eroe, presumibilmente, vince sulle macchine pur nella scalata empirica di cui sarà oggetto permanente. La conversione grafica è magistrale: pur nell'inevitabile impoverimento cromatico Sega ha fatto si che rispetto all'arcade non vi fossero differenze sostanziali. Per scorgerle sarebbe necessario approntare una verifica simultanea tra il coin-op e il Megadrive. Ma non abbiamo tempo per queste sottigliezze. Perché anche oggi la sontuosità dei disegni e delle animazioni, delle caratterizzazioni dei boss e di tutto il dettaglio degli sfondi riesce a sorprenderci. Allo stesso modo della colonna sonora - leggendaria oltre ogni definizione - abilmente riscritta per i chip sonori del 16 bit Sega e ascoltabile separatamente nel menu delle opzioni. Gli effetti striduli, incipienti, volutamente tecnicizzati catturano più di quanto un gioco di questo tipo abbia mai fatto e completano un comparto tecnico ancorato su livelli di assoluta eccellenza. Quella per Megadrive, tra le conversioni realizzate (o pratrocinate) da Capcom, resta una delle migliori in assoluto, sicuramente superiore a quella PC Engine Arcade Card e solo leggermente meno impressionante di quella per l'X68000 della Sharp. Dopo Daimakaimura un'altra killer application che lascia il segno nella storia dei videogiochi.

 

 

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PRO

Strider Hiryu...

Conversione pazzesca

Gameplay ai limiti della perfezione

CONTRO

Nulla da segnalare

                    
                       

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Note di produzione