THE STORY
OF THOR Giunto nel' 94 come ultimo atto
di amore della Sega verso il Megadrive, The Story of Thor è action-RPG
di ambientazione fantasiosa che non abbiamo difficoltà a definire intramontabile.
Dopo un decennio di riscrittura tecnologica post-bidimensionale, e di revisione della
maggior parte dei parametri ludici di derivazione capcomiana, con Thor riattraversiamo la
semplicità del RPG classico nel rigore del tipico picchiaduro a scorrimento. Siamo
distanti dal gioco di ruolo à la Shining Force, tanto per esser chiari, ed
esclusi i dialoghi e la inevitabile fase di esplorazione ci si ritrova nello spettro
arcade dei personaggi "tosti", dei combattimenti complessi, dei caratteri
strettamente anime del disegno scenografico. Ma a rendere veramente
"grande" il Thor della Sega è la struttura a incastri votata allo sbloccaggio
di sezioni e passaggi, nel centro di un meccanismo a quadri che non rinnega i mostri di
fine livello. E che mostri. Da cavalieri neri a giganteschi draghi tonanti, avremo di che
avventurarci nella scoperta di creature sempre più terrificanti, ma non le affrontaremo
da soli a cagione della assistenza degli spiriti elementali.
A inizio gioco la nostra prima preoccupazione starà nel
ritrovamento di queste quattro impersonificazioni spirituali (acqua, fuoco, vegetazione e
oscurità) in modo da poterne evocare la potenza nelle situazioni che lo richiederanno. Ci
viene in soccorso un sistema di controllo multitasto dalla semplicità lampante, che detta
la dislocazione degli oggetti e il direzionamento del protagonista in modo pratico e
istintivo. Non vi sono tempi morti in Thor: il necessario dialogare con gli abitanti di
Oasis accompagnerà la azione senza renderla dipendente nella parte testuale e anzi, gli
elementi del RPG sono evidentemente apportati per accrescere lo spessore del racconto
senza snaturarne le velleità strettamente action. Così i combattimenti
avvengono nello stile a scorrimento di un Final Fight, ma con la aggiunta di una
barra energetica che visualizza il livello di resistenza del nemico come in un neo-Street
Fighter isometrico. Estrema attenzione è stata riposta nelle tecniche di
avvicinamento agli avversari per tutta una serie di mosse e combo performabili; sebbene la
gestione degli attacchi richieda un naturale praticantato, è sintomatica la immediatezza
di cui i controlli possano fregiarsi già al primo approccio. Il resto, come sempre accade
nei picchiaduro strutturati, verrà a completarsi in virtù della necessità di
"evolversi" e offrirsi al potenziale incantatore degli incantesimi (i quattro
menzionati spiriti) a selezione. Un titolo veramente notevole....
Il rilascio delle potenzialità magiche spirituali accade
con la interazione ambientale, al contatto, quindi alla presenza di una torcia, un
ruscello, un albero, a seconda dell'elemento che si intende scatenare. Ogni spirito
possiede inoltre svariati attacchi comandabili e direzionabili, che faciliteranno non poco
la eliminazione delle creature più possenti. Con ciò, resta importante la potenza delle
armi alla mano, dal coltellaccio alla sciabola, dallo spadone alla balestra, completando
la evoluzione bellica in devastanti ordigni esplosivi. Quindi se accorpiamo le
possibilità di scontro corpo a corpo, con gli spiriti e con le armi, e le associamo a una
soluzione di gioco di tipo non lineare, che si immola spesso e volentieri nella
risoluzione di enigmi più o meno complessi, otteniamo una delle più complete avventure
arcade della epoca dei sedici bit. E senza includere la grafica, pure importante nella
genesi culturale del titolo. Vi basti apprendere che, dal punto di vista cromatico, siamo
ben al di sopra dei 64 colori standard offerti dal Megadrive, e che per estensione,
dettaglio e animazioni quello offerto da Thor sia un impasto difficilmente raggiungibile
anche dal Super Famicom. Sappiamo per certo, e sulla base di prove tangibili, che in
quanto a numero di sprites visualizzabili simultaneamente il Megadrive non avesse rivali
(forse il solo Supergrafx di Nec era in grado di surclassarlo), e The Story of
Thor è quì a ribadire in modo radicale il concetto. Menzione ultima, ma non meno
importante, per la straordinaria colonna sonora realizzata da Yuzo Koshiro, già autore
delle musiche di Streets of Rage, che esprime, con vigore inaudito, quello che
possiamo definire un crescendo armonioso e melodico di sinfonie da Mille e una notte.
A conclusione di tutte queste belle parole, ciò che resta è la certezza di averle spese
per un titolo fuori dall'ordinario.
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