THE STORY OF THOR

thorcover2.jpg (28965 bytes)Giunto nel' 94 come ultimo atto di amore della Sega verso il Megadrive, The Story of Thor è action-RPG di ambientazione fantasiosa che non abbiamo difficoltà a definire intramontabile. Dopo un decennio di riscrittura tecnologica post-bidimensionale, e di revisione della maggior parte dei parametri ludici di derivazione capcomiana, con Thor riattraversiamo la semplicità del RPG classico nel rigore del tipico picchiaduro a scorrimento. Siamo distanti dal gioco di ruolo à la Shining Force, tanto per esser chiari, ed esclusi i dialoghi e la inevitabile fase di esplorazione ci si ritrova nello spettro arcade dei personaggi "tosti", dei combattimenti complessi, dei caratteri strettamente anime del disegno scenografico. Ma a rendere veramente "grande" il Thor della Sega è la struttura a incastri votata allo sbloccaggio di sezioni e passaggi, nel centro di un meccanismo a quadri che non rinnega i mostri di fine livello. E che mostri. Da cavalieri neri a giganteschi draghi tonanti, avremo di che avventurarci nella scoperta di creature sempre più terrificanti, ma non le affrontaremo da soli a cagione della assistenza degli spiriti elementali.

A inizio gioco la nostra prima preoccupazione starà nel ritrovamento di queste quattro impersonificazioni spirituali (acqua, fuoco, vegetazione e oscurità) in modo da poterne evocare la potenza nelle situazioni che lo richiederanno. Ci viene in soccorso un sistema di controllo multitasto dalla semplicità lampante, che detta la dislocazione degli oggetti e il direzionamento del protagonista in modo pratico e istintivo. Non vi sono tempi morti in Thor: il necessario dialogare con gli abitanti di Oasis accompagnerà la azione senza renderla dipendente nella parte testuale e anzi, gli elementi del RPG sono evidentemente apportati per accrescere lo spessore del racconto senza snaturarne le velleità strettamente action. Così i combattimenti avvengono nello stile a scorrimento di un Final Fight, ma con la aggiunta di una barra energetica che visualizza il livello di resistenza del nemico come in un neo-Street Fighter isometrico. Estrema attenzione è stata riposta nelle tecniche di avvicinamento agli avversari per tutta una serie di mosse e combo performabili; sebbene la gestione degli attacchi richieda un naturale praticantato, è sintomatica la immediatezza di cui i controlli possano fregiarsi già al primo approccio. Il resto, come sempre accade nei picchiaduro strutturati, verrà a completarsi in virtù della necessità di "evolversi" e offrirsi al potenziale incantatore degli incantesimi (i quattro menzionati spiriti) a selezione. Un titolo veramente notevole....

Il rilascio delle potenzialità magiche spirituali accade con la interazione ambientale, al contatto, quindi alla presenza di una torcia, un ruscello, un albero, a seconda dell'elemento che si intende scatenare. Ogni spirito possiede inoltre svariati attacchi comandabili e direzionabili, che faciliteranno non poco la eliminazione delle creature più possenti. Con ciò, resta importante la potenza delle armi alla mano, dal coltellaccio alla sciabola, dallo spadone alla balestra, completando la evoluzione bellica in devastanti ordigni esplosivi. Quindi se accorpiamo le possibilità di scontro corpo a corpo, con gli spiriti e con le armi, e le associamo a una soluzione di gioco di tipo non lineare, che si immola spesso e volentieri nella risoluzione di enigmi più o meno complessi, otteniamo una delle più complete avventure arcade della epoca dei sedici bit. E senza includere la grafica, pure importante nella genesi culturale del titolo. Vi basti apprendere che, dal punto di vista cromatico, siamo ben al di sopra dei 64 colori standard offerti dal Megadrive, e che per estensione, dettaglio e animazioni quello offerto da Thor sia un impasto difficilmente raggiungibile anche dal Super Famicom. Sappiamo per certo, e sulla base di prove tangibili, che in quanto a numero di sprites visualizzabili simultaneamente il Megadrive non avesse rivali (forse il solo Supergrafx di Nec era in grado di surclassarlo), e The Story of Thor è quì a ribadire in modo radicale il concetto. Menzione ultima, ma non meno importante, per la straordinaria colonna sonora realizzata da Yuzo Koshiro, già autore delle musiche di Streets of Rage, che esprime, con vigore inaudito, quello che possiamo definire un crescendo armonioso e melodico di sinfonie da Mille e una notte. A conclusione di tutte queste belle parole, ciò che resta è la certezza di averle spese per un titolo fuori dall'ordinario.

 

 

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PRO

Impasto ludico di prim'ordine

Graficamente straordinario

Leggendaria colonna sonora

CONTRO

Nulla di rilevante da segnalare

                    
                     

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Note di produzione