THUNDERFORCE
III Quando parliamo di vecchia scuola del videogioco ci riferiamo alla dottrina
dell'adulterazione dell'ego. Si procede per gradi, si assimila un circuito e si decide, a
livello sistemico, di intercedere a una legge suprema. La legge dello sparare verso ogni
cosa. Thunderforce III. Qualcosa che corrompe, che scompone lo
scorrimento per ricostruire su basi metafisiche, scienze particellari. Frammento
esistenziale, avventura con meno dell'un per cento di possibilità di successo. Percorso
tortuoso che attinge al peggiore degli incubi dell'eroe numero uno per
cristallizzarvi le zone transitorie: imbarcarsi adesso nei luoghi dello sparatutto
Technosoft significa rifiutare il progresso. Ma ancora in data odierna si batteva sul
tracciato di retroilluminazione videoludica allo status di simbolismo, di iconografia, a
parafrasare Defender e il concetto orizzontale di propulsione ellittica, e si
realizzava che anche se non si è del tutto preparati, anche se il rapporto tra idea e
identità si risolve nella rottura del senso fisico si può giungere, nella
contestualità, all'imposizione di un visus dominante.
Thunderforce III è un mattone. Il
vetereano degli shooters lo reggerà iniettandosi un ettolitro di caffè
direttamente in vena mentre il normodotato, superati i primi trenta secondi di gioco,
abbandonerà. Technosoft ha concepito un tipo di gameplay inneggiante all'isteria, che
provoca l'utente fino a farsi beffe del suo dichiararsi pertinente al genere umano. In
effetti la collisione fra gli sprites non transige, i nemici attaccano anche da dietro, la
velocità corrode l'occhio e non ci sarà tempo per chiedersi come quel proiettile abbia
potuto colpire. Consuetudine dello sparo classico: barra di potenziamento con armi
selezionabili, punteggio, vite disponibili ma con l'aggiunta della regolazione della
velocità, per concedere al titolo una parziale flessibilità in fase di spostamento, per
far sì che divenga usuale il rapido interscambio tra i quattro livelli di potenza. Sarà
importante, diciamo anche necessario, conservare un armamento sufficientemente cattivo,
onde evitare di invischiarsi e perire nella seguente tempesta di dolore. Thunderforce III
è una impresa disperata. Ma il pazzo medio troverà pace per la sua anima: la
schematicità dei livelli offre spiragli al miglioramento, sicché in atto di consumazione
della cartuccia si arrivi al punto di acquisire la via della salvezza. Ma è una questione
di spirito. Se non si è maniaci del genere è bene dirigere verso il fps di
recente realizzazione, qualcosa di più normale in cui sia possibile salvare le posizioni
di gioco e finire tutto entro un'ora.
Qualcosa di serio, che si gioca la notte. E forse si tira
fino all'alba. E' un fatto che, acquisendo mondi nuovi, la sofferenza cominci ad avere un
senso, e che tutto il fardello neuronico accumulato dopo l'ennesima vita sprecata diventi
la Nostra arma migliore. Quello Technosoft è un tiolo dalla struttura talmente rigida da
cagionare momenti di trance visiva, in cui vivere o morire non conta poi molto al
cospetto di una intelligenza, quella artificiale, che non ammette sbagli e che pur si
nutre del Nostro veleggiare tra pareti di proiettili e mostri. Morremo consapevolmente, in
alta uniforme, e a bordo di una splendida astronave. Il profilo grafico mette in risalto
una tecnica virtuosa, che muove centinaia di sprites senza rallentare e che si impone,
soprattutto, nel design dei boss. Vi è un reale mondo meccanizzato attorno al
Thunderforce, reso vivo da un cromatizzare laccato, che seziona lo schermo, che sorregge
uno sfondo parallattico di ispirazione fantascientifica. La fluidità è assoluta: il
motore si muove agevole, a rallentamento azzerato, a mostrare universi di gran colore e
rimarchevole dettaglio. Il suono è leggenda: musiche che ti scavano dentro, che si
elevano in battaglia, che ascrivono il ritmo pressante a un delirio di acustiche
insolubili, in richiamo alle grandi imprese bidimensionali di una volta. Il fatto che
Thunderforce III sia uscito quindici anni fa non impedisce Noi di presentare, a chi non lo
avesse provato, uno shoot'em up dalle detonazioni ludiche importanti, dalla
consistenza tecnologica in grado ancora adesso di sovrastare lo stato di consumazione, di
cancellare la mente, di sopprimere il divertimento elementare. Portando a termine la
missione avrete ultimato molto più che un semplice giochino a scrolling d'orizzonte.
Sarete degli eroi di altri tempi e potrete dire, un giorno, di aver polverizzato intere
galassie senza muovervi da casa.
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