TURBO
OUTRUN Ci si sbagliava a considerare Outrun come il punto di saturazione
dello scrolling in bitmap per console, evidentemente, visto che la velocità
supersonica di Turbo Outrun veniva imposta alle masse appena un anno
dopo, nel '92. In dodici mesi Sega riscrisse da zero il pur ottimo codice vettoriale di Outrun
per avvicinarsi il più possibile al nuovo coin-op di Yu Suzuki e segnare il nuovo
standard qualitativo dei giochi corsistici arcade. Missione compiuta. Turbo Outrun
Megadrive è sorprendentemente vicino, in termini di intensità, all'omonimo arcade rilasciato
nell '89. Naturale che se cominciamo a prendere il cassone e ad affiancarlo
all'adattamento domestico il divario tecnico diventa sensibile, ma non così abissale come
ci si potrebbe attendere. Sega si guarda bene dal trasportare pixel per pixel il
coin-op e decide, con saggezza, di ridimensionare la grafica di autovetture e tracciati
affinchè si ottimizzassero alle specifiche bidimensionali del sedici bit. Turbo Outrun
diventa così un gioco diverso, dalle meccaniche non allineate all'originale e dal
gameplay che, anzichè ripercorrerne i tempi, ne offre una valida alternativa.
Lo dimensione di incosciente spensieratezza con cui il primo Outrun prendeva le distanze dai giochi di guida convenzionali, in Turbo Outrun viene riproposta con giusto qualche variazione nella formula corsistica. Al posto dei bivi troviamo dei check point a ogni zona superata e, per consentire al giocatore di rifiatare, ogni tracciato viene suddiviso in quattro estesi livelli con punti di arrivo. Partendo da New York City bisognerà giungere fino a Los Angeles attraversando nuovamente gli States, ma questa volta saremo a bordo di una Ferrari F40 (la Testarossa è momentaneamente riposta in garage). Viene introdotta la variabile della auto avversaria, una Porsche 959, nonchè di una volante della polizia che incalza a ogni minimo rallentamento della nostra autovettura. Ma la reale novità consiste nella facoltà di attivazione del turbo. Turbo Outrun è più veloce proprio per questo, tanto che vedremo la Ferrari schizzare sull'asfalto e mangiarsi nell'arco di un istante una intera fila di macchine fantoccio. Il livello di difficoltà si impenna a ogni esplosione della turbina, benchè il titolo si mantenga generalmente giocabile e raramente frustrante. La alternanza dei "momenti di calma" con le "fasi di furia stradale" rappresenta uno dei punti di forza della opera Sega, che centra l'obiettivo di non scopiazzare del tutto la formula di sorpasso a oltranza del precursore. Ottimi i tempi di reazione del controllo digitale in fase di zigzag forzato, e anche qui i passi in avanti rispetto ad Outrun (Megadrive) sono chiari. Non ci siamo dimenticati di menzionare il fattore upgrade, che interviene al cambio di livello e che consiste nella possibilità di potenziamento del motore, delle gomme e della turbina, solo riteniamo non sia funzionale alla consumazione del divertissement. Turbo Outrun piace per la solidità dei percorsi, per i momenti di folle accelerazione, per la leggerezza di un concept che ancora una volta mira alla identificazione organica del racing disimpegnato. Anche la estetica sposa il concetto del romanticismo suzukiano, privilegiando la costante del colore pieno, corposo. I paesaggi disegnati dal chip del Megadrive restituiscono per buona parte le direttrici stilistiche del coin-op, in modo da risultare coerenti alla idea di anarchia automobilistica promulgata in origine. Di sicuro effetto i momenti di cambiamento atmosferico, e con essi di mutazione del panorama paesaggistico, che come dei flash luminosi portano a una sorta di comunione ottica con il raster della TV. Ma dove Sega riesce davvero a offrire il meglio delle proprie capacità di traslazione è nello scrolling. Sempre mettendo da parte la versione arcade, Turbo Outrun è il classico esempio di come dovrebbe aggiornarsi il visus di un corsistico pensato per il mercato domestico, con o senza turbo attivato. La strada viene letteralmente mangiata dal motore della Ferrari, e si è presi dalla euforia di prendere le curve a tutta velocità come atto di compulsione verso chi ci insegue e come reazione chimica a uno scenario di asfalto e biondone spericolate. Ma il cavallino rampante vince sempre e comunque, stando a come Sega concepisce i giochi di corse e a come tende a minimizzare la stessa Porsche opponente, messa lì come oggetto obsoleto per lo specchietto retrovisore. Peccato che la colonna sonora, sublime in sala giochi, non venga bene interpretata dal chip audio del Megadrive.
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PRO |
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Una conversione più che dignitosa |
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CONTRO |
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Colonna sonora "castrata" dal chip |
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sonoro del Megadrive |
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