ZERO WING

zerowingcover2.jpg (22066 bytes)Sparatutto piuttosto classico di fine anni '80 a scorrimento orizzontale, Zero Wing veniva tradotto per Megadrive dalla stessa Toaplan nel 1991. Una conversione solida che perdeva giusto in termini di colorazione (qui più povera) e dimensionamento degli sprites (qui leggermente più piccoli). Uno sparaspara alla R-Type, a nostro avviso, che pure senza il beam a caricamento frontale cercava di introdrodurre la meccanica del "raggio traente", che poi sarebbe stata riscoperta in G-Darius della Taito. Con questo raggio è possibile agganciare letteralmente le astronavi nemiche e utilizzarle come scudo per i proiettili. Idea interessante. Inoltre ad assistere la astronave vi saranno due satelliti di supporto con la funzione di replicare lo sparo base acquisito, ma anche di proteggerci dagli attacchi laterali. Il sistema di potenziamento delle armi vede tre diverse opportunità di sparo, ognuna potenziabile su diversi gradi tra fascio standard, laser e proiettili a ricerca calorica (che rappresentano a nostro avviso l'approccio più efficace). Zero Wing è uno sparatutto nella media, lontano dalla fastosità visionaria dei Thunderforce ma comunque dignitoso.....

Indubbiamente la azione si dipana in modo lineare. A variazione del percorrimento interviene la sola possibilità di scrollare leggermente in verticale, ma al solo fine di scoprire porzioni di grafica non direttamente inquadrate. Scordatevi in ogni caso la velocità degli sparatutto Technosoft giacchè il ritmo, per quanto non lentissimo, si mantiene costante senza intervenire con le accelerazioni che tanto esaltano lo sparatore dedito a Winds Of Thunder. Gli unici colpi di scena che incroceremo giocando a Zero Wing riguardano le tecniche di attacco dei mostri di fine livello, nonchè le formazioni di sparo delle navicelle. Diciamo che pur non presentando lacune strutturali evidenti, lo sparatutto Toaplan non osa mai. E' vero che fu sviluppato in un periodo di transizione delle vecchie tecnologie bidimensionali, ma questo giustifica solo in parte la sua generale apatia. Superato il primo livello comincia a farsi largo la convinzione che i programmatori, spinti da un evidente buonismo, non volessero impegnare troppo il videogiocatore, producendo degli attacchi della cpu facilmente espugnabili sparando a ripetizione, mentre si scansano proiettili in slow motion. Vi è la questione del raggio traente, già introdotta, ma non basta da sola a risollevare un dinamismo latitante dall'inizio alla fine, che non impegna quasi mai seriamente l'interlocutore e che, soprattutto, non osa sfidarlo in modo diretto e "cattivo". Preferiamo, di gran lunga, la bastardaggine propria di Irem e Technosoft....

La versione Megadrive di Zero Wing ivi recensita è passata alla storia non tanto per le sue virtù oggettive quanto per il fatto, abbastanza eclatante per i tempi, di introdurre una presentazione animata non presente originariamete in arcade. Celeberrimo il dialogo iniziale tra Cats e Captain (How are you Gentlemen? All your base are belong to us....), e incalzante il brano musicale che trascina in una alternanza di bassi e acuti. E' in effetti la componente sonora a non fare cadere nel dimenticatoio la produzione Toaplan, perchè gli accompagnamenti di background di ogni livello raggiungono un importante profilo adrenalinico, in contrasto stesso con la bassa velocità di gioco, mantenendo a galla lo spirito della azione e procurando attimi di immedesimazione. La componente grafica è di buon livello: parallasse costante, ottime animazioni, quintali di sprites a video e ottimo mechanical design dei mostri. Alcuni di essi superano addirittura le dimensioni dello schermo, mentre la struttura dei livelli interviene con le classiche barriere, le classiche strettoie, le classiche basi di attacco semoventi. Il tutto ricorda moltissimo R-Type, tanto che in alcune circostanze potremo intravvedere il "robot ragno" che ci aveva ossessionato nel primo livello dello sparatutto Irem. Forse la scelta dei colori di alcuni sfondi avrebbe potuto produrre tonalità più accese, ma considerato che questa è una caratteristica dirattamente mutuata dal coin op non ne faremo una questione di stato. Piuttosto, ci ha indisposto la giocabilità troppo accomodante, pensata per non pungolare il fruitore, studiata per rendere i nemici delle semplici comparse. Ciò detto siamo portati a non denigrare del tutto questo sparatutto, visto che tutto sommato costituisce una ottima conversione da omonimo arcade. Un arcade non proprio riuscito, ma in effetti in sala giochi vi era di peggio.....

 

 

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PRO

Ottima conversione da arcade

Colonna sonora molto riuscita

                 

CONTRO

Azione decisamente monotona

Troppo facile....

                      

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Note di produzione