ZERO WING Sparatutto piuttosto classico di
fine anni '80 a scorrimento orizzontale, Zero Wing veniva tradotto per
Megadrive dalla stessa Toaplan nel 1991. Una conversione solida che perdeva giusto in
termini di colorazione (qui più povera) e dimensionamento degli sprites (qui leggermente
più piccoli). Uno sparaspara alla R-Type, a nostro avviso, che pure senza il beam
a caricamento frontale cercava di introdrodurre la meccanica del "raggio
traente", che poi sarebbe stata riscoperta in G-Darius della Taito. Con
questo raggio è possibile agganciare letteralmente le astronavi nemiche e utilizzarle
come scudo per i proiettili. Idea interessante. Inoltre ad assistere la astronave vi
saranno due satelliti di supporto con la funzione di replicare lo sparo base acquisito, ma
anche di proteggerci dagli attacchi laterali. Il sistema di potenziamento delle armi vede
tre diverse opportunità di sparo, ognuna potenziabile su diversi gradi tra fascio
standard, laser e proiettili a ricerca calorica (che rappresentano a nostro avviso
l'approccio più efficace). Zero Wing è uno sparatutto nella media, lontano dalla
fastosità visionaria dei Thunderforce ma comunque dignitoso.....
Indubbiamente la azione si dipana in modo lineare. A
variazione del percorrimento interviene la sola possibilità di scrollare leggermente in
verticale, ma al solo fine di scoprire porzioni di grafica non direttamente inquadrate.
Scordatevi in ogni caso la velocità degli sparatutto Technosoft giacchè il ritmo, per
quanto non lentissimo, si mantiene costante senza intervenire con le accelerazioni che
tanto esaltano lo sparatore dedito a Winds Of Thunder. Gli unici colpi di scena
che incroceremo giocando a Zero Wing riguardano le tecniche di attacco dei mostri di fine
livello, nonchè le formazioni di sparo delle navicelle. Diciamo che pur non presentando
lacune strutturali evidenti, lo sparatutto Toaplan non osa mai. E' vero che fu sviluppato
in un periodo di transizione delle vecchie tecnologie bidimensionali, ma questo giustifica
solo in parte la sua generale apatia. Superato il primo livello comincia a farsi largo la
convinzione che i programmatori, spinti da un evidente buonismo, non volessero impegnare
troppo il videogiocatore, producendo degli attacchi della cpu facilmente espugnabili
sparando a ripetizione, mentre si scansano proiettili in slow motion. Vi è la
questione del raggio traente, già introdotta, ma non basta da sola a risollevare
un dinamismo latitante dall'inizio alla fine, che non impegna quasi mai seriamente
l'interlocutore e che, soprattutto, non osa sfidarlo in modo diretto e
"cattivo". Preferiamo, di gran lunga, la bastardaggine propria di Irem e
Technosoft....
La versione Megadrive di Zero Wing ivi recensita è passata
alla storia non tanto per le sue virtù oggettive quanto per il fatto, abbastanza
eclatante per i tempi, di introdurre una presentazione animata non presente originariamete
in arcade. Celeberrimo il dialogo iniziale tra Cats e Captain
(How are you Gentlemen? All your base are belong to us....), e incalzante il
brano musicale che trascina in una alternanza di bassi e acuti. E' in effetti la
componente sonora a non fare cadere nel dimenticatoio la produzione Toaplan, perchè gli
accompagnamenti di background di ogni livello raggiungono un importante profilo
adrenalinico, in contrasto stesso con la bassa velocità di gioco, mantenendo a galla lo
spirito della azione e procurando attimi di immedesimazione. La componente grafica è di
buon livello: parallasse costante, ottime animazioni, quintali di sprites a video e ottimo
mechanical design dei mostri. Alcuni di essi superano addirittura le dimensioni
dello schermo, mentre la struttura dei livelli interviene con le classiche barriere, le
classiche strettoie, le classiche basi di attacco semoventi. Il tutto ricorda moltissimo R-Type,
tanto che in alcune circostanze potremo intravvedere il "robot ragno" che ci
aveva ossessionato nel primo livello dello sparatutto Irem. Forse la scelta dei colori di
alcuni sfondi avrebbe potuto produrre tonalità più accese, ma considerato che questa è
una caratteristica dirattamente mutuata dal coin op non ne faremo una questione di stato.
Piuttosto, ci ha indisposto la giocabilità troppo accomodante, pensata per non pungolare
il fruitore, studiata per rendere i nemici delle semplici comparse. Ciò detto siamo
portati a non denigrare del tutto questo sparatutto, visto che tutto sommato costituisce
una ottima conversione da omonimo arcade. Un arcade non proprio riuscito, ma in effetti in
sala giochi vi era di peggio.....
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