BLAST
CORPS La premessa di Blast Corps è
tanto semplice quanto genialmente ridicola. Una testata nucleare impazzita viaggia in
linea retta su un camion in corsa incontrollato, e rischia di esplodere al minimo impatto.
Nessuno penserebbe mai a soluzioni ridicole come salire sul camion per disattivare
l'ordigno o fermare il veicolo: molto meglio distruggere qualunque cosa gli si pari
davanti, radendo al suolo edifici su edifici, spazzando via ogni traccia di edilizia,
cancellando qualunque tipo di ostacolo con i mezzi più brutali ed efficaci che l'arte
della demolizione procuri all'uomo. Parte già bene la scusa per uno dei più estremi
esiti della distruzione come pratica videogiocabile. Le premesse sono semplici e Blast
Corps, nei primi livelli, potrebbe sembrare un giochino semplice, divertente, da
usare come rilassante. Poi, però, prende una piega ben diversa. Diventa un mostro,
frustrantemente ossessionato dal voler mostrare al giocatore quanto possa essere arduo
portare a casa la vera medaglia. Blast Corps è il sogno vandalico per eccellenza, la
trasfigurazione radicale del mestiere del demolitore, il sogno di chi lanciava le
macchinine sul ponte delle Hot Wheels per distruggerlo, il piede nel castello di
sabbia fatto videogioco. Ma l'arte della distruzione è cosa ardua da padroneggiare.
Il game design di Blast Corps crea un
livello, un ambiente poligonale ampio arredato con palazzi, edifici, capanni, alberi, e
altri elementi architettonici. Ci butta dentro il simulacro di una testata nucleare che
procede in linea retta su un camion. E costringe il giocatore a distruggere qualunque
ostacolo si pari in mezzo, ma anche ad evitare ogni minimo contatto con la testata stessa.
Blast Corps è un gioco di distruzione, di piacere nel radere al suolo, una specie di
deriva videoludica delle lotte con le macchinine. Ma è anche un gioco sul tempo. Tempo
crudele, scandito senza numeri solo dal procedere implacabile dell'ordigno letale, il
quale con la sua pervicacia nel puntare su edifici e ostacoli architettonici consuma la
pazienza, preme sui nervi, logora le articolazioni a lavoro sull'interfaccia. Per
distruggere e liberare la via, il giocatore ha a sua disposizione una serie di mezzi con
caratteristiche specifiche, adatti a certi lavori distruttivi e da padroneggiare ognuno
con una tecnica particolare. Ma oltre a questa tecnica quello che serve è, semplicemente,
una buona strategia. Gli edifici, infatti, non andranno affatto giù come la pastafrolla,
ma si riveleranno pervicacemente attaccati al terreno, resistendo agli sforzi di
demolizione. Per eliminarli nei tempi ristretti è necessario utilizzare la tecnica
appropriata al momento appropriato, con la giusta dose di tempismo e una manualità spesso
non indifferente.
Gli strumenti di distruzione sono del resto la croce e la
delizia dell'esperienza distruttiva, e offrono una varietà pregevole di tecniche
annichilenti, con aspetti vantaggiosi e svantaggiosi nell'arte della rovina edilizia. Il Ram
Dozer è un mezzo comodo da usare, abbastanza potente e veloce e versatile nello
spostare dinamite contro i palazzi o premerci contro. Il BackLash, dal
canto suo, ha lo svantaggio di essere scomodissimo da usare, perché è un tir provvisto
di una parte posteriore d'acciaio dall'altissimo potere distruttivo e va usato con
sterzate, colpendo col didietro del mezzo mentre si gira in cerchio. La manovra è dura da
portare a termine, e pericolosa da utilizzare quando la testata nucleare è troppo vicina
e rischia di essere colpita a sua volta. Ma se riesce, tira giù edifici come pastafrolla,
procurando esplosioni, polvere e endorfine videoludiche come se piovessero. C'è poi la
moto gigantesca e dotata di missili, dal potere d'impatto ovviamente nullo ma capace di
bombardare tutto ciò che è bombardabile. Oppure il camion con doppio braccio distruttivo
laterale, utile per buttar giù lunghe file doppie di edifici ma scarsamente potente. E
soprattutto una serie di enormi mecha, dotati di caratteristiche specifiche come la
possibilità di volare e atterrare con gli enormi piedi sugli edifici devastandoli, o
dotati di pugni volanti in stile Street Fighter 2. Il mezzo
più originale da usare rimane però la dune buggy, che va utilizzata sfruttando le salite
e le discese degli ambienti come piste da a U, accelerando con il turbo e planando in
velocità dall'alto sui palazzi da spezzettare. Non mancano poi una serie di veicoli di
trasporto, che includono una volante della polizia e il pulmino dell'A-Team - sfatando
ogni dubbio che era possibile avere circa l'ispirazione ludica del gioco. Queste
macchinine sono prive di sostanziale valore demolitorio, ma sono molto utili per spostarsi
nei vasti livelli. A seconda delle situazioni, infatti, si richiederanno spostamenti anche
a piedi e numerosi cambi di veicoli controllati dal lento e plasticoso omino della
pattuglia Blast Corps. Di volta in volta, sarà necessario utilizzare un treno o una barca
per spostarsi nei livelli o per trasportare i mezzi utili in posti troppo lontani o
inaccessibili.
Blast Corps, insomma, richiede nervi saldi, tecnica,
padronanza, rapidità nei riflessi; ma anche ragionamento e strategia, mezzi
indispensabili perché la distruzione diventi un'arte. E Rare riesce quasi sempre a
consegnare livelli sorprendentemente ben costruiti, perfetti come ingranaggi svizzeri, a
volte spettacolari nella messa in scena e nelle situazioni distruttive che rendono
possibile, con l'unica pecca di un sistema di visuali che, a volte, mette il dito nella
piaga in momenti confusi, rendendo poco efficace il controllo della situazione. La curva
di difficoltà è di quelle d'altri tempi, con livelli progressivamente più estremi nella
richiesta, avida e senza scrupoli, di applicazione e sforzo per il successo. D'altronde
Blast Corps, alla fine, pur presentandosi con la facciata di un facile giochino di
distruzione, è un gioco che seduce l'hardcore gamer, il patito della sfida
sovrumana, tecnica e da completisti, contro la macchina. La vocazione verso la sostanza e
la longevità dell'esperienza è evidente anche nella quantità di extra e di elementi
presente nel gioco. Anche se gli edifici che è necessario abbattere vengono indicati da
apposite frecce, radere tutto al suolo consente di ottenere percentuali di distruzioni
più elevate, ed è il pretesto per l'esplorazione ai fini della ricerca di superstiti
umani e delle cento luci di segnalazione nascoste in ogni quadro. Tutti questi elementi
sono indispensabile per sbloccare i livelli, che includono sezioni bonus di pura
distruzione, allenamento con i singoli mezzi, corse e, nascosti, sei scienziati, che è
necessario trovare per potere avere accesso alle ultime sezioni del gioco. L'ordigno
verrà dirottato dalla terra alla luna e dalla luna agli altri pianeti. La distruzione non
ha quasi fine. Blast Corps è puro godimento demolitorio, piacere distruttivo, amarcord di
lotte con le macchinine e camion radiocomandati contro i castelli di sabbia. Questo
piacere infantile è ora a portata di pad, più intangibile ma anche più estremo, in un
efficace mondo di poligoni ben ricoperti e sempre fluidi, dotati di uno stile essenziale e
piacevole, da comandare con il controllo analogico come si faceva una volta con le
macchinine suddette. Il corredo sonoro è un inno ai fragori di distruzione, con
esplosioni, rumori di detriti e di motori, e anche un'ottima selezione di ritmiche dance e
industrial, riff hard rock e sintetizzatori tra l'epico e l'ironico: mancano, per
completare concettualmente il quadro, solo gli einsturzende neubauten. Insomma, un vecchio
piacere che ritorna per mano di una Rare all'epoca in grazia creativa. Si deve ricordare
però che la distruzione, in Blast Corps, rilassa solo in piccole dosi. Si sconsiglia
l'uso ai casual gamer e ai poco pazienti. In quanto ben realizzata, se portata a certi
livelli tecnici la violenza del gioco è drogante, e sfonda la barriera dello schermo. Si
trasferisce nelle mani e nel pugno del giocatore, esasperato e irritato dall'ultimo
livello che lo tortura implacabilmente e pronto a inveire e sfogarsi contro tutto quello
che gli si trova vicino. Controller, tavolino o persone che siano...
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