DARK RIFT

darkriftcover2.jpg (21394 bytes)Tra i primi tentativi di picchiaduro tridimensionale per Nintendo 64, Dark Rift proponeva una ambientazione che alternava visioni fantastiche a scenari futuristici. Un titolo strano. Ogni combattente possiede un qualcosa di "bestiale" che scaturisce da un character design piuttosto bizzarro ma non propriamente sgradevole. Il numero dei personaggi, otto in tutto, risulta abbastanza striminzito se raffrontato a quanto offerto dai titoli di genere per Saturn e Playstation, ma fossero solo qui le differenze. A quei tempi essere un appassionato di beat'em up possessore del Nitendo 64 significava fare come Tafazzi e picchiarsi sui coglioni fino allo svenimento, e quando si era invitati dall'amico per una partita a Soul Edge le punizioni corporali autoinflitte divenivano anche più pesanti. Purtroppo il 64 bit sarebbe rimasto deficitario nel settore per tutta la sua esistenza.

Tuttavia poteva andare molto peggio: già rispetto allo scandaloso War Gods è stato fatto un notevole passo in avanti e adesso la struttura degli scontri appare discretamente varia e intrigante. Le arene sono pensate per estendersi all'infinito (quindi non vi sono delimitazioni) ma, soprattutto, il sistema di controllo risponde in modo impeccabile rendendo la esecuzione delle mosse di facile intuizione. Basterà poco per padroneggiare perfettamente il proprio mostro, e le stesse mosse speciali si producono con naturale semplicità. Altro punto a favore riguardante i controlli risiede nella introduzione del tasto della schivata, che rende moderatamente strategico il corpo a corpo realizzando l'elusione di un discreto numero di attacchi. Ma a tale solerzia di spostamento si frappone una certa povertà nel numero di movenze eseguibili, paurosamente esiguo rispetto alla concorrenza a 32 bit: pugni, calci, super e combo saranno fondamentalmente gli stessi per ogni lottatore, e una volta imparato uno schema, lo stesso tenderà a ripetersi all'infinito. Un peccato perchè lo spettacolo coreografico non manca, e se solo i programmatori avessero optato per una maggiore profondità strutturale oggi non saremmo qui a sentenziare sull'ennesimo "picchiaduro nella media". A completamento delle lacune imputabili al titolo Vic Tokai vi è un livello di difficoltà calibrato male nella partita singola, visto che i primi lottatori sono come delle amebe e che gli ultimi sembrano essere immortali.

La situazione migliora affrontando un amico umano grazie anche al conseguente aumento di sfida. Quindi gli scontri acquistano lo spessore derivante dal migliore utilizzo di combo e prese. Certo, il tecnicismo di un Virtua Fighter 2 o di un Tekken è ancora distante anni luce, eppure la possibilità di schivare le cariche avversarie in mansione di contrattacco mantiene in superificie un gameplay altrimenti scarnificato. Le grafiche compiono il loro dovere nel dettaglio poligonale dei combattenti, per altro stilisticamente ben costruiti, e ancora lo zoom, utilizzato per le mosse spettacolari, con l'inquadratura che muta angolazione, rende giustizia alle capacità di eleborazione 3D del Nintendo 64. Le animazioni risultano complessivamente fluide, ma il rovescio della medaglia si fa sentire nella scarsa definizione dei fondali, che seppure sufficientemente ispirati di certo non fanno gridare al miracolo. Per dire, si è visto di molto meglio nello stesso Killer Instinct Gold. Sul sonoro invece non vi è assolutamente nulla per cui esaltarsi, dato che sia le musiche, scialbe e scarsamente ispirate, che gli effetti, privi di spessore acustico, non riescono a infondere il benchè minimo coinvolgimento da battaglia. Ma il problema principale di Dark Rift non risiede nè nel sonoro nè nella realizzazione grafica. E' il gameplay, la giocabilità a lasciare perplessi, in quanto dopo la standardizzazione poligonale occorsa con i capisaldi Namco e AM2, teorizzatori massimi delle dinamiche di compensazione, Vic Tokai non poteva certo pretendere di assurgere tra i migliori con otto personaggi, meno della metà delle mosse che ti esegue un Mitsurugi (Soul Edge) o uno Yoshimitsu (Tekken) e un bilanciamento della difficoltà tarato come un ferro da stiro, che non sappiamo cosa significhi ma che pensiamo renda l'idea. Dark Rift è il classico titolo che se lo trovi usato su ebay per dieci dollari si potrebbe fare, ma solo se il venditore te lo spedisce con le spese di trasporto a suo carico. 

 

 

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PRO

Buona realizzazione grafica

Possibilità di schivata laterale

                       

CONTRO

Scarso numero di mosse eseguibili

Solo otto lottatori selezionabili

Sonoro decisamente rivedibile

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Note di produzione