DARK RIFT Tra i primi tentativi di
picchiaduro tridimensionale per Nintendo 64, Dark Rift proponeva una
ambientazione che alternava visioni fantastiche a scenari futuristici. Un titolo strano.
Ogni combattente possiede un qualcosa di "bestiale" che scaturisce da un character
design piuttosto bizzarro ma non propriamente sgradevole. Il numero dei personaggi,
otto in tutto, risulta abbastanza striminzito se raffrontato a quanto offerto dai titoli
di genere per Saturn e Playstation, ma fossero solo qui le differenze. A quei tempi essere
un appassionato di beat'em up possessore del Nitendo 64 significava fare come
Tafazzi e picchiarsi sui coglioni fino allo svenimento, e quando si era invitati
dall'amico per una partita a Soul Edge le punizioni corporali autoinflitte
divenivano anche più pesanti. Purtroppo il 64 bit sarebbe rimasto deficitario nel settore
per tutta la sua esistenza.
Tuttavia poteva andare molto peggio: già rispetto allo
scandaloso War Gods è stato fatto un notevole passo in avanti e adesso la
struttura degli scontri appare discretamente varia e intrigante. Le arene sono pensate per
estendersi all'infinito (quindi non vi sono delimitazioni) ma, soprattutto, il sistema di
controllo risponde in modo impeccabile rendendo la esecuzione delle mosse di facile
intuizione. Basterà poco per padroneggiare perfettamente il proprio mostro, e le stesse
mosse speciali si producono con naturale semplicità. Altro punto a favore riguardante i
controlli risiede nella introduzione del tasto della schivata, che rende moderatamente
strategico il corpo a corpo realizzando l'elusione di un discreto numero di attacchi. Ma a
tale solerzia di spostamento si frappone una certa povertà nel numero di movenze
eseguibili, paurosamente esiguo rispetto alla concorrenza a 32 bit: pugni, calci, super e
combo saranno fondamentalmente gli stessi per ogni lottatore, e una volta imparato uno
schema, lo stesso tenderà a ripetersi all'infinito. Un peccato perchè lo spettacolo
coreografico non manca, e se solo i programmatori avessero optato per una maggiore
profondità strutturale oggi non saremmo qui a sentenziare sull'ennesimo "picchiaduro
nella media". A completamento delle lacune imputabili al titolo Vic Tokai vi è un
livello di difficoltà calibrato male nella partita singola, visto che i primi lottatori
sono come delle amebe e che gli ultimi sembrano essere immortali.
La situazione migliora affrontando un amico umano grazie
anche al conseguente aumento di sfida. Quindi gli scontri acquistano lo spessore derivante
dal migliore utilizzo di combo e prese. Certo, il tecnicismo di un Virtua Fighter 2 o
di un Tekken è ancora distante anni luce, eppure la possibilità di schivare le
cariche avversarie in mansione di contrattacco mantiene in superificie un gameplay
altrimenti scarnificato. Le grafiche compiono il loro dovere nel dettaglio poligonale dei
combattenti, per altro stilisticamente ben costruiti, e ancora lo zoom, utilizzato per le
mosse spettacolari, con l'inquadratura che muta angolazione, rende giustizia alle
capacità di eleborazione 3D del Nintendo 64. Le animazioni risultano complessivamente
fluide, ma il rovescio della medaglia si fa sentire nella scarsa definizione dei fondali,
che seppure sufficientemente ispirati di certo non fanno gridare al miracolo. Per dire, si
è visto di molto meglio nello stesso Killer Instinct Gold. Sul sonoro invece non
vi è assolutamente nulla per cui esaltarsi, dato che sia le musiche, scialbe e
scarsamente ispirate, che gli effetti, privi di spessore acustico, non riescono a
infondere il benchè minimo coinvolgimento da battaglia. Ma il problema principale di Dark
Rift non risiede nè nel sonoro nè nella realizzazione grafica. E' il gameplay, la
giocabilità a lasciare perplessi, in quanto dopo la standardizzazione poligonale occorsa
con i capisaldi Namco e AM2, teorizzatori massimi delle dinamiche di compensazione, Vic
Tokai non poteva certo pretendere di assurgere tra i migliori con otto personaggi, meno
della metà delle mosse che ti esegue un Mitsurugi (Soul Edge) o uno Yoshimitsu (Tekken)
e un bilanciamento della difficoltà tarato come un ferro da stiro, che non sappiamo cosa
significhi ma che pensiamo renda l'idea. Dark Rift è il classico titolo che se lo trovi
usato su ebay per dieci dollari si potrebbe fare, ma solo se il venditore te lo spedisce
con le spese di trasporto a suo carico.
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