FIGHTERS DESTINY

destinycover2.png (19792 bytes)Il fatto che Fighters Destiny sia stato considerato da molti (e per lungo tempo) come il migliore picchiaduro a incontri per Nintendo 64 la dice lunga sulla deficitaria disponibilità di beat' em up di un certo spessore per
detta console. La mancanza di rullacartoni di rilievo o comunque all'altezza delle produzioni per le console concorrenti risultava una delle principali pecche del parco giochi di Nintendo 64, situazione che migliorò leggermente col titolo ivi recensito ma soprattutto grazie allo sgargiante Hiryu No Ken Twin. Tornando a noi, il titolo pubblicato da Ocean consiste in un picchiaduro piuttosto tecnico che basa il proprio gameplay su un metodo di assegnazione punti completamente personalizzabile. E' proprio questa trovata originale a distinguere Fighters Destiny dalla massa, a garantirgli i meritati riconoscimenti e a distaccarlo dalla pericolosa tendenza di scimmiottare pedissequamente le produzioni del genere più blasonate, pur senza eguagliarne i fasti.

Fighters Destiny evita dunque di passare inosservato grazie alle novità in parte già esposte e al solido sistema di combattimento, che ai puristi del genere potrebbe risultare indigesto ma che una volta appreso è inevitabile apprezzare. I personaggi selezionabili sono una decina e non fanno registrare grandi mutamenti rispetto alle personalità più canoniche già conosciute in produzione similari, fatta eccezione per qualche losco figuro sbloccabile con il superamento delle diverse modalità di gioco. Una volta scesi in campo si nota la diffusa staticità dei combattenti, che sono inchiodati al suolo ma che manifestano un discreto realismo in fase di realizzazione dei salti, non eccessivamente elevati, e nella resistenza degli stessi fighters, robusti abbastanza da non cadere per terra ogni qual volta incassino un pugno al volto. Il sistema di controllo prevede l'impiego del calcio, del pugno, della parata e della schivata; si riscontra purtroppo una non immediata risposta ai comandi (comunque trascurabile). Per avere la meglio
sull'opponente è necessario totalizzare sette punti, assegnati in base alle modalità d'atterramento dell'avversario: con un ring-out si ottiene un punto, con una presa si ottengono due punti, con una counter tre, con un normale knock-out sempre tre, e infine con le devastanti special (effettuabili solo dopo aver malmenato per bene il malcapitato di turno) si totalizzano quattro punti in una volta sola.

Questa caratteristica peculiare, unitamente al discreto sistema di controllo, rende i combattimenti piuttosto tecnici e impedisce la vittoria per mezzo del più bieco smanettamento, con la conseguente necessità di memorizzare a priori qualche mossa basilare. Tra le modalità di gioco, oltre alla valanga di survival, time attack e affini spicca la Master Challenge, che consiste in differenti match contro rinomati (?) maestri di arti marziali, che insegneranno al fighter di turno nuove mosse, a patto di subire una vergognosa sconfitta. Se però la CPU ci metterà al cospetto dello spietato Joker (la selezione è casuale) uscendone sconfitti, si perderanno tutte le mosse imparate e di conseguenza sarà necessario ricominciare daccapo. Le nuove movenze gentilmente concesse dagli anziani maestri vanno a ingrassare una lista di combinazioni decisamente limitata, è infatti alla portata di chiunque memorizzare la maggior parte delle tecniche a disposizione di un determinato combattente. Pecca che emerge solo dopo lunghe e ripetute sessioni di gioco, che in quanto tali manifestano comunque un impianto ludico appassionante. La realizzazione tecnica lascia intravedere ampi margini di miglioramento, soprattutto dal punto dei vista dei fondali. Se è vero che la solidità dei modelli poligonali dei combattenti raggiunge comunque la sufficienza (sia per il livello di dettaglio che per le animazioni), le arene tridimensionali sono corredate da fondali bidimensionali in più di un'occasione discutibili, fatta eccezione per qualche raro caso di pregevolezza paesaggistica. Altra scelta non del tutto comprensibile si rivela essere quella delle tonalità cromatiche, basate prevalentemente su colorazioni cupe e pesanti. Ma nonostante ciò Fighters Destiny riesce a ritagliarsi il suo spazio grazie alla cura globale della realizzazione, che può fare affidamento su diverse trovate originali ma soprattutto su un sistema di combattimento insolito e dotato di una forte personalità.

 

 

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PRO

Originale metodo di assegnazione

dei punti

Esplicita presenza del sangue

CONTRO

Grafica migliorabile

Poche combinazioni eseguibili

                   

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Note di produzione