GAUNTLET
LEGENDS Trattandosi della conversione
dall'omonimo coin-op del 1998, Gauntlet Legends si propone principalmente
come esperienza multiplayer cooperativa. Le sue qualità si esprimono tuttavia anche nella
modalità in singolo. L'idea è quella di riproporre il classico Gauntlet (e relativi
seguiti) in chiave moderna: tentativo riuscito, in quanto le possibilità offerte dalla
grafica poligonale sono state sfruttate in funzione di una giocabilità che mantenesse
forti legami con le meccaniche bidimensionali delle origini. Si tratta di una grafica
poligonale che impedisce le più consuete interazioni proprie di un ambiente in 3D, non
essendo percorribile nell'effettiva profondità. La scelta degli sviluppatori è ricaduta
infatti su di una visuale isometrica: se da un lato tale soluzione preclude il totale
sfruttamento delle possibilità offerte dalla terza dimensione, dall'altro favorisce una
interazione immediata e istintiva. Una più classica visuale in terza persona avrebbe
effettivamente posto diversi problemi agli sviluppatori sull'approccio ludico da
intraprendere, supposta la volontà di riproporre lo stesso feeling del celebre antenato.
Il gioco inizia con la scelta del proprio personaggio, che
seguendo i dettami della tradizione fantasy occidentale è selezionabile sottoforma di guerriero,
mago, valchiria e arciere.
Parliamo di quattro classi difformi tra loro in un valore numerico assegnato a
caratteristiche quali velocità, forza, magia e resistenza, ma che sul campo di battaglia
agiscono tutto sommato in maniera simile: sebbene l'arma principale sia differente, ogni
tipo di personaggio dispone di attacchi dalla distanza e ravvicinati. Il gameplay è
basato sulla distruzione delle centinaia di creature che in breve tempo vanno ad affollare
lo schermo per moltiplicarsi in numero grazie a diabolici generatori. Questi portali
continuano a produrre nemici fino a quando non vengono distrutti, è dunque consigliabile
andare a scovare rapidamente i ben visibili generatori per evitare di trovarsi di fronte a
situazioni insostenibili. In ogni caso, lungo i livelli sono sparsi numerosi power-up in
grado di risolvere i vari problemi di sovraffollamento. Inoltre è possibile caricare un
colpo speciale e spazzare via le ingombranti forze ostili, previo riempimento
dell'apposita barra. Nonostante il cuore del gioco consista nell'abbattere continuamente
eserciti di mostri, il pericolo di un'interagibilità monotematica è in parte sventato
dalla presenza di numerosi accorgimenti, capaci di garantire variazione e di mantenere
desto l'interesse del giocatore. Si tratta in primo luogo della struttura stessa dei
livelli: intricati labirinti colmi di porte sigillate, interruttori nascosti, ascensori,
chiavi da reperire e quant'altro. Non ci troveremo a risolvere enigmi di estrema
difficoltà, ma un approccio superficiale e ignorante porterebbe inevitabilmente a un
innalzamento della ostilità nemica. L'altro aspetto che garantisce una certa varietà è
rappresentato dall'elemento ricerca, che consiste nello scovare determinate pietre runiche
(inutili nell'immediato ma indispensabili per completare il gioco) e misteriosi obelischi
(per aprire i mondi successivi): il mancato ritrovamento di queste amenità non impedisce
il completamento dei vari livelli ma si tratta, alla lunga, di elementi indispensabili.
Ulteriore aspetto di interesse è rappresentato dai
menzionati power-up. Si tratta di svariati e bizzarri potenziamenti (pozioni magiche,
scudi energetici, invisibilità, supervelocità...) che è possibile conservare e
utilizzare a piacimento nel momento più adatto, il che dona al nostro sterminio una certa
pianificazione e un certo ragionamento nell'impiego delle nostre risorse, aumentando
ulteriormente la profondità di un gameplay basato prevalentemente su meccaniche
elementari. Le ambientazioni di gioco comprendono diversi scenari tra cui montagne,
pianure, castelli e cime innevate: soluzioni ordinarie ma discretamente convincenti nel
design e nella struttura, che spesso si sviluppa anche in verticale. Per quanto riguarda
la realizzazione tecnica, non arriviamo nè alla nitidezza grafica nè tantomeno alla
lucentezza dei colori visti nel coin-op (qualità raggiunte solamente dalla successiva
versione Dreamcast), tuttavia l'impianto grafico risulta solido e sopporta degnamente
l'alto numero di elementi a schermo. E' ravvisabile comunque una notevole carenza di
dettagli e una realizzazione più approssimativa dei nemici rispetto al personaggio
controllato dal giocatore, ma resta comunque una lacuna moderatamente trascurabile. Le
musiche di contorno risultano spesso interessanti e gli effetti sonori, volutamente
accentuati e grotteschi, vanno di pari passo con la voce narrante esageratamente roca.
Nonostante la produzione Midway presenti numerosi pregi, per qualcuno il gioco in singolo
potrebbe realizzarsi non troppo stimolante. A costoro, ma anche un po' a tutti gli altri,
consigliamo di affrontare Gauntlet Legends in modalità cooperativa (fino a quattro
giocatori simultanei) visto che lo sterminio, nel rispetto delle origini arcade, avviene
nella comodità di una unica schermata.
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