MACE: The Dark Age

macecover2.jpg (21742 bytes)Uscito in arcade nel' 97 e prontamente convertito per Nintendo 64 nello stesso anno, Mace: The Dark Age faceva della brutalità all'arma bianca la sua caratteristica portante. Lo stile di combattimento, tanto per cambiare, attingeva pesantemente alle passate produzioni Midway quali erano Mortal Kombat o Killer Instinct, tanto che vengono riproposte le classiche Fatality alla fine di ogni round. Diciamo che il gioco non è malvagio nell'ambito delle produzioni Nintendo 64 del periodo, ma resta decisamente indietro se lo posizioniamo all'interno del mercato globale e lo confrontiamo a picchiaduro con le armi di ben altra caratura (Soul Edge su tutti). Sia tecnicamente che stilisticamente il paragone con il capolavoro della Namco sarebbe impietoso, quindi ci limiteremo a sviscerare le caratteristiche di Mace partendo dal presupposto che possediate il solo Nintendo 64....

L'impatto iniziale con il gioco non è dei più confortanti. Il menu principale si presenta scarno, privo di una voce per un eventuale torneo o modalità extra, presentando il classico Arcade e Two Player Mode. Ma i reali problemi di Mace vengono fuori quando si comincia a giocare, perchè la manovrabilità presenta una impostazione alquanto ostica e poco immediata nella esecuzione delle combo, visto che il sistema di risposta ai comandi risulta inspiegabilmente rigido e poco malleabile. Se consideriamo il fatto che, senza combo, il titolo perde del tutto la sua potenziale spettacolarità, la scelta di Midway di osteggiarne la esecuzione (al contrario di quanto accadesse nella saga di Killer Instinct) inciderà in modo decisivo sulla valutazione finale. Per ciò che concerne i lottatori, ve ne saranno dei più disparati: mostri schifosi, barbari, ninja, donne guierriere e se completeremo il gioco vi sarà anche spazio per una manciata di combattenti nascosti. La diversificazione è buona, nonostante la assoluta mancanza di originalità, ma la volontà di offrire situazioni di combattimento sempre nuove cozza, e in modo decisivo, con la ostentazione di una intelligenza artificiale della cpu a dir poco risibile. Con due o tre mosse ripetute all'infinito si arriverà in cinque minuti al boss finale e la questione sarà chiusa. Condizione che migliora se sfideremo un amico, ma che ritorna precaria per le già menzionate problematiche sulla esecuzione delle mosse più spettacolari.

La pulsanteria prevede l'utilizzo di quattro tasti, con cui produrre due attacchi con l'arma, un calcio e la schivata laterale per sfruttare la profondità delle arene. Tutto sommato la cosa funziona, e durante gli scontri avvertiremo la reale consistenza 3D del gioco, che non è quasi mai lineare presentando ostacoli di varia natura nell'intento di fronteggiare il pericolo della ripetitività meccanica. Capiterà di finire all'interno specchi d'acqua "avvelenata", mentre l'energia comincia a perdere colpi e di dover rimediare in fretta a tale condizione, preferibilmente attaccando a oltranza il nemico in modo ravvicinato. Tale varietà rappresenta probabilmente la cosa migliore dell'intera produzione Midway, e pur non risolvendo i problemi sulla esecuzione delle mosse speciali garantisce una certa originalità nella struttura classica dei combattimenti. Mace: The Dark Age è un picchiaduro volutamente grezzo, estremamente sanguinario, violento e raccapricciante nella visualizzazione di alcune Fatality (presente anche la truculenta decapitazione), e la buona realizzazione tecnica aiuta a rendere credibile sittale violenza. Difatti le animazioni si mantegono accettabili, anche se si ravvisa una sporadica perdita di fotogrammi, e le dimensioni dei combattenti in fase di zoom si fanno notevoli. Buona anche la rappresentazione degli sfondi, sebbene alcuni non siano proprio ispirati, mentre la qualità delle textures si mantiene su livelli accettabili. Il fatto è che queto Mace manca di ritmo, di strategia, di frenesia. I combattimenti risultano noiosi e per sconfiggere gli avversari, siano essi dei mostri, dei vichinghi o degli assassini, baserà premere a casaccio i primi tasti che riusciremo a raggiungere. Beninteso, il titolo è sicuramente superiore a Dark Rift di Vic Tokai, ma non così tanto da decretare lo standard qualitativo dei beat'em up del Nintendo 64. Vale una occhiata, questo si, soprattutto per l'alto livello di violenza raggiunto durante gli scontri e in fase di esecuzione delle Fatality....

 

 

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PRO

Buona realizzazione tecnica

Discreta originalità delle arene

Brutale e violento....

CONTRO

A.I. ampiamente rivedibile

Difficile esecuzione delle combo

                      

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Note di produzione