WONDER PROJECT J2

projectcover2.jpg (28552 bytes)In una simulation, genere videoludico quasi prevalentemente appannaggio del territorio giapponese, il compito del giocatore è generalmente quello di seguire le vicissitudini di un teen ager e di educarlo alla vita di tutti i giorni. Celeberrimi sono i vari Tokimeki Memorial, parlando di console, ma anche sul panorama dei PC esistono numerosissimi e validi esempi del genere, che probabilmente non arriveranno mai in occidente. Ed è un peccato difficilmente perdonabile. Si prenda ad esempio, nello speicifico, questo straordinario Wonder Project J2, datato 1996, che succedeva al Wonder Project del Super Famicom uscito giusto qualche anno prima. Per il Nintendo 64 si trattava del primo tentativo di simulation (ed essenzialmente sarebbe rimasto l'ultimo), ma al contrario delle produzioni concorrenti aveva dalla sua una impostazione del tutto originale e "inusuale" per un gioco di questo tipo. Nel titolo Enix bisogna infatti educare una ragazza-robot di nome Josette, ideata da uno scenziato di nome Gepetto (un nome a caso....) che, poco prima di concludere la sua opera, viene colto da malore.....

Eh si, ora che Gepetto è passato a miglior vita dovremo essere noi a completare il percorso di perfezionamento intellettivo dell'androide, con tutte le difficoltà del caso visto che la sua A.I. equivale, inizialmente, a quella di una bimba che ignora tutto ciò che gli sta intorno e a cui bisogna imporre, di conseguenza, un comportamento senziente. In questo saremo aiutati da una interfaccia veramente funzionale, denominata 5980 Bird, che non è altro che un puntatore deputato al direzionamento della fanciulla meccanica e al raccoglimento di oggetti. Potremmo in effetti paragonare tale metodo di controllo al "punta e clicca" delle avventure LucasArts, e di fatto l'unica discriminante è la assenza, per Wonder Project J2, di un mouse. Tuttavia il joypad viene sfruttato in modo intelligente, e con l'ausilio strategico della sua pulasnteria potremo interagire con Josette senza eccessivi problemi. Dovremo insegnarle tutto: una risposta ambigua alle sue continue domande potrebbe stravolgere in negativo la sua personalità e causare problemi nella vita di tutti giorni. Di eguale importanza risulterà la pianificazione del proprio rapporto con gli altri e la amministrazione della sua energia vitale, che tende a diminuire a ogni comando impostogli; per recuperare le forze, quindi, sarà essenziale raccogliere un "sidro della forza" reperibile nella varie locazioni perlustrabili. Ma oltre a tale ricarica energetica si renderà basilare il controllo del suo stato intellettivo.....

Avremo a ogni modo costantemente sotto controllo le barre della intelligenza e della energia fisica, disposte nella parte superiore del display e monitorate da un diagramma a impulsi. La unica limitazione, a questo punto, sembrerebbe la barriera linguistica degli ideogrammi, dato che in questo genere di giochi è cruciale il modo in cui si risponde al proprio educando, e se non si comprende ciò che dice l'unica soluzione è andare per tentativi. Soluzione possibile, perchè a ogni concessione risponde un effetto riscontrabile sul video, che è anche l'unica via per il giocatore occidentale di accedere al fantastico mondo di Wonder Project. La mancata localizzazione del titolo per i mercati occidentali è un fatto abbastanza eclatante perchè, di fatto, ci troviamo dinnanzi a una avventura perfettametne calibrata, in grado di appassionare chiunque, anche il meno avvezzo a questo tipo di imposizione stilistica. Ed è lo stile, appunto, a rendere questo gioco irresistibile. Cominciando dal character design superlativo, che ricorda con insistenza il tratto di Hayao Miyazaki, passando per il mechanical design altrettando stupefacente e osservando la qualità delle animazioni tutte, ivi comprese le espressioni facciali di Josette, l'unica cosa che ci viene in mente è un anime dello Studio Ghibli. Certo, non manca qualche disfunzione, soprattutto in fase di zoom dell'immagine, ma sono piccolezze al cospetto di una realizzazione estetica bidimensionale di altissimo livello qualitativo. Non manca qualche sezione in 3D nell'atto del pilotaggio di strani velivoli di concezione verniana, e chiudendo il discorso tecnico non possiamo non menzionare delle musiche molto riuscite per quanto a tratti ripetitive. Un titolo mirabile, codesto Wonder Project J2, molto longevo cosiderando le limitazioni della cartuccia ed estremamente vario in tutte le sue caratteristiche "simulative".  

 

 

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PRO

Struttura avvincente e originale

Tecnicamente eccelso

Profondo e longevo

CONTRO

Musiche a tratti ripetitive

Tutto in giapponese....

                     

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Note di produzione