MISCHIEF MAKERS

yukecover2.jpg (24162 bytes)Il modus operandi della Treasure vuole ogni genere videoludico, anche il più saturo, come un illimitato ricettacolo di idee. Il platform non lo è mai completamente, con Treasure, e lo stesso vale per lo sparatutto o il picchiaduro, soggetti a contaminazine continua e modificazioni radicali in corso d'opera. Ecco, Mischief Makers (Yuke! Yuke! TroubleMakers in Giappone) ha il potere della "non appartenenza" in senso ideale, e della ubiquità sul piano materiale; il tutto si fonde al nulla per mostrare una dicotomia di pensiero relazionata al gioco di azione e protesa a sprazzi verso il puzzle game. Mischief Makers simbolizza l'incrocio delle meccaniche platformiste post-Dynamite Headdy con il nichilismo scenografico di Alien Soldier e il character design romboidale di Gunstar Heroes, ma senza smarrire quella visione universalizzata e trascendente dei primi platform a schermi della Taito.

Nei panni di Marina, robot tuttofare creata da uno scienziato pazzo, dovremo attraversare una serie di livelli grossomodo a piattaforme provvisti delle sole nostre doti fisiche. Quindi niente armi ma solo forza bruta per afferrare letteralmente i nostri nemici e, all'occorrenza, scagliarli su altri nemici o adoperarli come scudo. Sostanzialmente, la struttura di Mischief Makers presenta dei livelli a percorrimento libero in cui risolvere enigmi, aiutare strane creature e dialogare con bizzarri personaggi al fine di ottenere informazioni. Ma se questo è il filo conduttore, non significa che tutti i quadri siano strutturati allo stesso modo. Nel titolo Treasure trionfa la molteplicità dinamica, visto che le azioni da compiere si mostreranno variegate e un obiettivo non sarà mai uguale a un altro. Capiterà di sormontare un torre altissima, di sbloccare un congegno di apertura di un sottopassaggio, di spazzare via in massa un esercito di strani teschi con le gambe (non sappiamo proprio come descriverli altrimenti), di disputare una incredibile olimpiade per pazzi scatenati e naturalmente di affrontare, alla fine di ogni mondo, dei giganteschi boss meccanizzati. A riguardo vi è da dire che, come la tradizione Treasure ha sempre imposto, detti scontri assolvano a buona parte del potenziale ludico complessivo, risolvendo altresì qualche occasionale "passaggio a vuoto" di alcuni livelli. Così ci ritroviamo come sempre disarmati davanti a questi giganti di ferro con l'obiettivo di scoprirne i punti deboli....

Ed è precisamente nella maestosa ingegnosità delle zone del combattimento finale che avvertiremo il tocco registico degli ex-programmatori Konami, laddove tutto sarà un tripudio di flash luminosi, bombardamenti massivi e colori psichedelici, mentre il mostro produce due o più livelli di trasformazione con il display che comincia a tremare, e noi, in codesta confusione, che cerchiamo di apprendere le metodologie di attacco più efficaci attraverso il puro ragionamento. A ogni incontro un puzzle da risolvere. A ogni scontro un mondo da distruggere. E nel mezzo, qualche arma da raccogliere, lasciata lì per caso da uno sprovveduto mostriciattolo di passaggio. Tuttavia, ciò che letteralmente sorregge il gameplay è la incredibile forza del nostro robot-femmina, che può sollevare tutto e tutti e che garantisce un importante fattore di interattività in fase di esplorazione. Ora, la grafica mostra una forza creativa dirompente, ma allo stesso tempo scade in soluzioni visive che sono frutto del compromesso tra le potenzialità tecniche bidiemsional-poligonali del Nintendo 64 e la scarsa capacità di stoccaggio dati del formato cartuccia. Ma alla Treasure sono comunque riusciti a ottimizzare il loro talento in funzione di quel che il convento Nintendo passava a quei tempi, uscendone piuttosto bene e garantendo effetti speciali tipo alpha blending pompato, zoom, unzoom, distorsione degli sprites e, nell'ambito tridimensionale, costruzioni di contorno ben amalgamate al contesto in 2D. La qualità delle animazioni si mantiene ottima sotto qualsiasi profilo le si osservino e, infine, sorprende come i programmatori siano riusciti a farci entrare il sonoro, che è anche di buonissimo livello nella sua nitidezza strettamente melodica. Insomma, un altro titolo imperdibile dai ragazzi Treasure, i quali dimostrano di sapersi adattare a qualsiasi soluzione hardware gli venga proposta senza contravvenire a quelli che sono i dettami stilistici delle loro caratterizzazioni. E noi, come degli automi, non possiamo che ringraziare.

 

 

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PRO

Geniali intuizioni strutturali

Giocabilità sempre su alti livelli

I boss finali....

CONTRO

Sfondi non particolarmente ispirati

                    
                          

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