DUKE NUKEM
ZERO HOUR Ci ritroviamo a scrivere la
recensione di Zero Hour con la vicenda assolutamente tragicomica di Duke
Nukem Forever che sta ancora imperversando. Nel momento in cui scriviamo, è stata
rilasciata da poche settimane un'immagine del fantomatico titolo di cui sopra. Duke Nukem
3D è senza dubbio tra le produzioni più interessanti dell'intero genere degli sparatutto
in prima persona, è pertanto inevitabile che il suo seguito ufficiale attiri l'attenzione
della comunità, anche se ormai la questione comincia ad assumere i tratti del grottesco.
Forse la strada da seguire era quella saggiamente intrapresa da Zero Hour (e condivisa da
Time to Kill per PlayStation), vale a dire l'impiego di una visuale in terza persona a
scapito della soggettiva delle origini. Si tratta della caratteristica peculiare del
titolo in questione, che inizialmente stranisce, appurato che per anni il nome di Duke
Nukem è stato sinonimo di FPS. In questo modo le meccaniche shooter vengono inglobate in
uno scenario adventure che poggia tuttavia su una struttura di immediata fruizione.
Il gioco è suddiviso in livelli da affrontare in
successione: il passo evolutivo di un unico grande mondo è ancora assente. Poco male.
L'obiettivo varia per ogni stage, tuttavia l'azione di gioco è basata ancora una volta
sulla totale distruzione, incoraggiata dalla presenza di un arsenale assolutamente
sconsiderato (tra i più vasti che mente umana possa concepire) e fin da subito quasi
totalmente a disposizione. Non si tratta di armi granchè originali, tuttavia all'appello
non manca niente: fucili a pompa, mitragliette, fucili di precisione, lanciamissili e
tutto l'immaginabile in campo blastatorio. Le numerose armi utilizzabili lasciano supporre
l'assoluta centralità della componente shooter, supposizione che trova conferma
nell'ottimo sistema di controllo, ereditato pesantemente dai migliori FPS per Nintendo 64.
La pulsantiera gialla è riservata al movimento del protagonista, con la leva analogica
utile all'indirizzare lo sguardo nella direzione desiderata. Soluzione che lascia intuire
l'impossibilità a compiere la famosa rotazione a trecentosessanta gradi ormai usuale
nelle avventure tridimensionali. Via libera dunque allo shift laterale e affini, modalità
di spostamento alla base di meccaniche di gioco puramente shooter. Come si diceva poco
sopra, lo sparare ai nemici non è l'unica preoccupazione che ci riguardi. Nei vari
livelli sono presenti diversi tipi di enigmi da risolvere, strutturati sulla base
dell'abusato connubio fra chiavi e interruttori. Sono presenti inoltre diverse zone
segrete ricche di bonus o di fanciulle da portare in salvo e obiettivi particolari atti a
variare le situazioni di gioco. In ogni livello è inoltre nascosto un pezzo di macchina
del tempo, da ritrovare per il completamento finale della stessa.
L'inutile trama che accompagna il gioco vede infatti Duke
Nukem alle prese con una serie di viaggi nel tempo, indispensabili per salvare ancora una
volta la terra dalla minaccia aliena. Si tratta dei soliti suini armati fino ai denti ma
dotati di un'intelligenza artificiale piuttosto bassa, palesata dall'assenza di una logica
d'attacco precisa e dall'indifferenza con cui incassano i nostri proiettili, eccezion
fatta per i cecchini, appostati in luoghi strategici e difficilmente raggiungibili. La
banalità della trama garantisce comunque una buona varietà delle ambientazioni. Se le
dinamiche ludiche si perpetuano in maniera pressochè identica nei diversi livelli, con la
scusante dei viaggi nel tempo il gioco offre un pacchetto turistico gratuito attraverso
svariate epoche storiche. Da segnalare l'inquietante New York del post-nucleare, ridotta
alle macerie e ricoperta da un velo eterno di neve. Ogni livello offre inoltre alcune armi
esclusive, mentre i nemici si ripetono continuamente nelle poche varianti disponibili. Dal
punto di vista tecnico tutti gli stage risultano decisamente curati, ricchi di dettagli e
piuttosto estesi, con una sapiente alternanza tra spazi aperti e spazi chiusi, entrambi
dotati della medesima qualità grafica, che offre il meglio nelle animazioni di Duke e
suini vari. Su Nintendo 64 si è visto di meglio, ma la solidità dell'impianto grafico e
la presenza di ambienti altamente interagibili vanno decisamente premiate. Anche
l'accompagnamento sonoro fa la sua parte, passando un po' inosservato per quanto riguarda
le musiche (assolutamente di contorno) ma mettendosi in rilievo per il campionario di
frasi e imprecazioni esibito da Duke (divertenti per taluni, di cattivo gusto per
talaltri, che lasciano indifferenti per chi scrive). Il punto di forza di Zero Hour resta
comunque il gameplay, ai vertici nella ludologia di genere: grazie a un perfetto sistema
di controllo muoversi all'interno dei variegati livelli risulta naturale e gradevole.
Livelli che strabordano non solo di nemici da far saltare in aria, ma anche di un numero
considerevole di enigmi e altri diversivi che spezzano l'azione di gioco principale,
basata comunque sullo sparare a tutto ciò che si muove.
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