DUKE NUKEM ZERO HOUR

zerohourcover2.png (19792 bytes)Ci ritroviamo a scrivere la recensione di Zero Hour con la vicenda assolutamente tragicomica di Duke Nukem Forever che sta ancora imperversando. Nel momento in cui scriviamo, è stata rilasciata da poche settimane un'immagine del fantomatico titolo di cui sopra. Duke Nukem 3D è senza dubbio tra le produzioni più interessanti dell'intero genere degli sparatutto in prima persona, è pertanto inevitabile che il suo seguito ufficiale attiri l'attenzione della comunità, anche se ormai la questione comincia ad assumere i tratti del grottesco. Forse la strada da seguire era quella saggiamente intrapresa da Zero Hour (e condivisa da Time to Kill per PlayStation), vale a dire l'impiego di una visuale in terza persona a scapito della soggettiva delle origini. Si tratta della caratteristica peculiare del titolo in questione, che inizialmente stranisce, appurato che per anni il nome di Duke Nukem è stato sinonimo di FPS. In questo modo le meccaniche shooter vengono inglobate in uno scenario adventure che poggia tuttavia su una struttura di immediata fruizione.

Il gioco è suddiviso in livelli da affrontare in successione: il passo evolutivo di un unico grande mondo è ancora assente. Poco male. L'obiettivo varia per ogni stage, tuttavia l'azione di gioco è basata ancora una volta sulla totale distruzione, incoraggiata dalla presenza di un arsenale assolutamente sconsiderato (tra i più vasti che mente umana possa concepire) e fin da subito quasi totalmente a disposizione. Non si tratta di armi granchè originali, tuttavia all'appello non manca niente: fucili a pompa, mitragliette, fucili di precisione, lanciamissili e tutto l'immaginabile in campo blastatorio. Le numerose armi utilizzabili lasciano supporre l'assoluta centralità della componente shooter, supposizione che trova conferma nell'ottimo sistema di controllo, ereditato pesantemente dai migliori FPS per Nintendo 64. La pulsantiera gialla è riservata al movimento del protagonista, con la leva analogica utile all'indirizzare lo sguardo nella direzione desiderata. Soluzione che lascia intuire l'impossibilità a compiere la famosa rotazione a trecentosessanta gradi ormai usuale nelle avventure tridimensionali. Via libera dunque allo shift laterale e affini, modalità di spostamento alla base di meccaniche di gioco puramente shooter. Come si diceva poco sopra, lo sparare ai nemici non è l'unica preoccupazione che ci riguardi. Nei vari livelli sono presenti diversi tipi di enigmi da risolvere, strutturati sulla base dell'abusato connubio fra chiavi e interruttori. Sono presenti inoltre diverse zone segrete ricche di bonus o di fanciulle da portare in salvo e obiettivi particolari atti a variare le situazioni di gioco. In ogni livello è inoltre nascosto un pezzo di macchina del tempo, da ritrovare per il completamento finale della stessa.

L'inutile trama che accompagna il gioco vede infatti Duke Nukem alle prese con una serie di viaggi nel tempo, indispensabili per salvare ancora una volta la terra dalla minaccia aliena. Si tratta dei soliti suini armati fino ai denti ma dotati di un'intelligenza artificiale piuttosto bassa, palesata dall'assenza di una logica d'attacco precisa e dall'indifferenza con cui incassano i nostri proiettili, eccezion fatta per i cecchini, appostati in luoghi strategici e difficilmente raggiungibili. La banalità della trama garantisce comunque una buona varietà delle ambientazioni. Se le dinamiche ludiche si perpetuano in maniera pressochè identica nei diversi livelli, con la scusante dei viaggi nel tempo il gioco offre un pacchetto turistico gratuito attraverso svariate epoche storiche. Da segnalare l'inquietante New York del post-nucleare, ridotta alle macerie e ricoperta da un velo eterno di neve. Ogni livello offre inoltre alcune armi esclusive, mentre i nemici si ripetono continuamente nelle poche varianti disponibili. Dal punto di vista tecnico tutti gli stage risultano decisamente curati, ricchi di dettagli e piuttosto estesi, con una sapiente alternanza tra spazi aperti e spazi chiusi, entrambi dotati della medesima qualità grafica, che offre il meglio nelle animazioni di Duke e suini vari. Su Nintendo 64 si è visto di meglio, ma la solidità dell'impianto grafico e la presenza di ambienti altamente interagibili vanno decisamente premiate. Anche l'accompagnamento sonoro fa la sua parte, passando un po' inosservato per quanto riguarda le musiche (assolutamente di contorno) ma mettendosi in rilievo per il campionario di frasi e imprecazioni esibito da Duke (divertenti per taluni, di cattivo gusto per talaltri, che lasciano indifferenti per chi scrive). Il punto di forza di Zero Hour resta comunque il gameplay, ai vertici nella ludologia di genere: grazie a un perfetto sistema di controllo muoversi all'interno dei variegati livelli risulta naturale e gradevole. Livelli che strabordano non solo di nemici da far saltare in aria, ma anche di un numero considerevole di enigmi e altri diversivi che spezzano l'azione di gioco principale, basata comunque sullo sparare a tutto ciò che si muove.

 


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PRO

Giocabilità atomica

Longevo, vario, impegnativo

Tecnicamente valido

CONTRO

Scarsa A.I. dei nemici

                    

                    

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