ADVENTURE
ISLAND Meglio conosciuto come Wonderboy
nelle sale giochi, Adventure Island è il gioco a piattaforme per cui quasi tutti gli
ultraventenni appassionati di videogames hanno versato moneta. Lo skateboard del
primo livello è decisamente il simbolo dell'era bidimensionale degli anni '80 assieme ai boxer
di Arthur in Ghosts'n Ghoblins, e il fatto che il titolo sia stato
convertito, a suo tempo, per numerose piattaforme ne avvalora l'importanza storica. Nel
periodo della sua originaria uscita sul mercato (1986), già si intuiscono le innovazioni
strutturali che il titolo apporta allo scrolling, che non è subordinato al movimento
autonomo del protagonista. Il centro del gameplay vede il videogiocatore concentrarsi
sulla tempistica dei salti, evitare massi, uccelli del malaugurio e ogni specie di
creatura campestre. E le dinamiche, non del tutto lineari, producono un tipo di azione che
risulta comunque variabile per meccanica, se si considera la funzione della
"frenata", che andrà assorbita sincronicamente allo scorrere del video.
Adventure Island è un action game dall'immediatezza
istintiva. Tutt'altro che monotono e sostenuto da una scanzonata atmosfera di irrealtà il
titolo si lascia giocare naturalmente. Sin dal primo livello, con il masso che rotola
verso di noi sul pendio, si avverte quella ideale forma di assuefazione, calibrata verso
l'alto, che ci porterà ossessivamente al livello successivo. La crescente difficoltà non
è un ostacolo. Questo perché alla Hudson Soft sapevano come programmare un platform
(beh, sanno farlo tutt'ora) che non eccedesse nell'autocompiacimento. Forse perché
pensato per il mercato arcade, le ipotetiche 200 lire dovevano essere ben spese, con tanto
di soddisfazione finale per quei centimentri percorsi in più e automatico inserimento di
ulteriori 200 lire. Sul Nes non vi era questa problematica, ma quantomeno i crediti non
erano illimitati (tre vite e nulla più) come accade nelle conversioni da coin-op odierne.
E dovrete farvele bastare fino alla fine, perché le vite bonus non scattano
tanto volentieri e il livello di difficoltà non concede distrazioni. Lo scrolling serrato
inibirà qualsiasi tentativo di rallentare l'azione, e anzi incoraggerà il giocatore a
mantere il ritmo ben sostenuto fino alla fine (della partita o del gioco). Senso del
divertimento, insomma. Forse un limite per le cadenze a cui i giochi odierni ci hanno
abituati, ma un pregio per chi del videogioco ha sempre avvalorato le attidudini
all'automiglioramento. Giocare oggi Adventure Island significa ripercorrere il classico.
Cromaticamente essenziale e dal design povero ma
prezioso, la grafica di Adventure Island percorre il sentiero dell'infanzia ingenua,
quella delle avventure divertenti e degli universi immaginari. Il protagonista principale
si anima pressoché in biframe in postura goffa, con voluta simpatia per
accentuare la atmosfera surrealista degli ambienti. La caratterizzazione dei nemici si
avvale di intuizioni interessanti, e se a volte ritrarrà oggetti preistorici, molto
spesso vi inserirà elementi di contrasto quali il cappello del wonderboy e lo skateboard.
Una realizzazione tecnica tutto sommato apprezzabile, che pur senza eccedere sembra
apprestarsi alle utenze con un bagaglio di sprites di ottimo disegno elementare. Quindi le
musichette risultano accettabili anche se ripetitive per un gioco a piattaforme. E tuttavia
il tema portante, ridondante fino al mal di testa, è entrato di diritto nella storia dei
videogiochi. Ecco, Adventure Island difetta un po' sul tema della variazione estetica, che
è latitante per riciclaggio del disegno. Sebbene le condizioni di gioco restino mutevoli,
un maggiore apporto nel tratteggio degli sfondi avrebbe ulteriormente stimolato a non
morire, giunti all'ultima vita. Certo nel 1986 le esigenze del pubblico erano differenti,
ma non dimentichiamoci che Konami, nel medesimo periodo, spremeva le risorse grafiche del
Nes in modo più efficace. Hudson Soft avrebbe comunque apportato grafiche serie nei
successivi episodi della saga, che sarebbero giunti in cadenza annuale fino al 1994,
l'anno del mitologico Takahashi Meijin No Bouken Jima IV.
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