BIONIC
COMMANDO Per la versione Nes di Bionic Commando la
Capcom fece le cose in grande. E non tanto per il fattore conversione (la versione arcade
è totalmente differente da quella Nes) quanto nell'aver concepito un sistema di gioco in
grado di reggersi da solo. Il principio dinamico ruota comunque sul medesimo protagonista
da sala, che altresì si avvale del braccio meccanico per gli spostamenti e i salti
laterali. Cambia il ritmo e la velocità, cambiano le ambientazioni e cambia il sistema di
difesa. Bionic Commando (Top Secret nella versione giapponese) è
fondamentalmente un gioco a piattaforme di derivazione, avente la basilare variante della
corda bionica in sostituzione del salto. Le nostre preferenze ricadono, a distanza di
anni, ancora sulla presente edizione che in più punti riesce a surclassare il pur ottimo
arcade omonimo. Il prospetto di gioco costruito sulla raffinatezza grafica si poggia su di
un bilanciamento essenziale della difficoltà, e se possibile il livello narrativo appare
adulto, incentrato sul tema di una futuristica dittatura pseudo-hitleriana in un mondo
militarizzato.
Bionic Commando è strategicamente
longevo. Una progettazione frastagliata dei livelli che porta all'arcade più
tradizionale, con atmosfere di gioco reminiscenti e divagazione strutturale: l'attività
progressiva diventa lineare per assecondare le dinamiche, ancora una volta collaudate ed
equidistanti. Non sappiamo quante ore di gioco si producano, considerato il limite delle
tre vite, ma sappiamo per certo che finire il titolo Capcom tutto d'un fiato non sarà
impresa semplice. Stiamo trattando un gioco dalla solidità matematica, di acquisizione,
di programmazione temporale e discreta tempistica. Il riflesso, anzichè la riflessione, e
l'azione anzichè il movimento. Trattiamo con un programma che sostiene sè stesso secondo
la filosofia platformista degli anni'80 e degli 8 bit, con il privilegio di appartenere a
una concettualità arcade decaduta con onore. E così Bionic Commando rientra nella
claustrofobia del colore, proiettandosi con giocabilità immediata nella consuetudine del
genere, senza particolari innovazioni ma con l'importante privilegio di contenere tutti
gli elementi del classicismo Capcom. Evidenziamo una velocità piuttosto sostenuta e
tipologie di gioco apocalittiche, con potente sensazione di guerra totale, con la nostra
missione naturalmente impossibile al cospetto e atmosfere allucinate da Seconda Guerra
Mondiale proiettata in un imprecisato futuro. Il divertimento si fonderà con la
sensazione, e la stabilità diverrà incontrollata laddove ogni oggetto sostituirà il
pixel.
Il talento dei grafici della Capcom sfodera uno stile
metallico e sfumato. E considerati i limiti cromatici della console nintendo possiamo dire
di trovarci su altissimi livelli, con scelte cromatiche che sembrano derivate da una
console a 16 bit. In tal senso solo l'assenza del parallasse e qualche flikerio degli
sprites lascia trapelare un declassamento nel bittaggio, ma l'impasto tecnico generale
lascia comunque di stucco. Splendide tutte le ambientazioni, bellissima la
caratterizzazione dei personaggi e impeccabile la fluidità dello scrolling. Particolar
menzione per il character design del protagonista, piuttosto fumettoso e
dannatamente accattivante, tanto da risultare carismatico quasi quanto l'immortale Strider.
E se graficamente Bionic Commando è quasi un capolavoro, sul fronte musicale trova lo
status di icona immortale. Tutte le musiche innestano una sensazione di epicità
inesorabile, quasi a rendere le atmosfere appartenenti alla storia e dipendenti del nostro
ego conquistatore. Questo è uno di quei casi in cui la ristretta sonorità dei processori
a 8 bit è nullificata dalla efficacia delle composizioni, incredibilmente ispirate in
tutti i livelli di gioco. Bionic Commando è una versione non convertita
di un grande arcade, che a nostro avviso supera l'arcade per spessore ed efficacia
dinamica. Il nostro consiglio è quello di procurarvi il gioco per far sì che una
leggenda riviva in tutto lo splendore del passato, perchè la storia non è solo fatta
dagli eventi materiali ritrovandosi anche nella consistenza di una piccola cartuccia.
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