CASTLEVANIA II: Simon's Quest

c2sqf.jpg (71760 bytes)Riguardo Simon's Quest e la saga di Castlevania decreteremo un giudizio rispettoso per quello che il capitolo in questione ha rappresentato nella filosofia artistica dei Dracula. Decreteremo quanto la storia ha saputo donare alla serie, e quanto noi stessi siamo in grado di produrre dopo anni trascorsi tra uno spicchio d'aglio e una croce grondante sangue. Il sangue di una dinastia votata al sacrificio e in continua lotta contro le forze delle tenebre, contro l'incarnazione stessa del male e degli inferi. Nella Transilvania oscura dei nostri incubi dovremo ancora una volta affrontare il principe delle tenebre, il vampiro che è tornato per seminare morte e assecondare l'oblio. In Simon's Quest l'avventura e il fine ultimo si rifà al passato, ma il gioco è impostato diversamente. Vivremo una esperienza arcade misurata sulla ricerca e la risoluzione di enigmi, per quanto l'impronta da platoform game originario si farà sentire in modo decisivo. Con Simon's Quest Castlevania cambia volto, almeno parzialmente, per visualizzare un videogioco dagli accesi sperimentalismi.

Se nel primo Castlevania il nostro unico compito era quello di sparare frustate e saltare piattaforme con Simon's Quest Konami cerca di introdurre spessore narrativo a una istituzione platorm ancora inequivocabile. Dovremo così dialogare, nelle città, con con gli abitanti per estorcere loro informazioni su amuleti magici, oggetti preziosi, pozioni o incantesimi da utilizzare in determinate situazioni. Ma ciò non significa che il gioco abbia subito radicali cambi di rotta giacchè il senso di Castlevania non è smarrito bensì ampliato, riuscendo a far convivere uno stile di gioco ragionato con il classico arcade a piattaforme. Konami trionfò nella creazione di un gioco completo, che si adattasse a ogni esigenza videoludica, che mostrasse una duttilità in grado di soddisfare chiunque, anche il più feroce detrattore dei platform games. La raffinatezza del gameplay invoglia l'utente a persistere verso un titolo fascinoso sin dalle prime battute, con una progressione che concede attimi di lirismo metafisico nella rappresentazione della chiesa come luogo di redenzione, in contrasto con la violenza horrorifera della scena e in perfetta simbiosi con la sacralità austera degli intenti. Avremo la benedizione di Dio ma dovremo ripararci dalla notte oscura, perchè in questo episodio di Castlevania la figura del buio sarà attiva, oscurando le foreste o le città e rafforzando la potenza delle creature di satana: se in pieno giorno basterà una sganasciata, nella notte gli scheletri si lasciano uccidere dopo numerosi colpi.

L'interfaccia grafica diviene in Simon's Quest più completa. Avremo un display selezionabile con il tasto start con cui visualizzare la nostra situazione vitale (punti esperienza, monete ed energia) e una finestra interattiva nelle situazioni di dialogo. Per la grafica delle fasi attive possiamo affermare di trovarci dinnanzi a un prodigioso miglioramento rispetto al precedente capitolo. E tenendo conto che del primo Castlevania avevamo elogiato le grandissime doti tecniche, vi lasciamo immaginare cosa quei diavolacci della Konami siano riusciti a realizzare con Simon's Quest. Saremo partecipi di una realizzazione grafica grandiosa, con un uso dei colori incredibile e degli sfondi disegnati con dettaglio abbagliante. Vedremo il Nes nel suo momento di massimo splendore iconografico, con raffigurazioni paesaggistiche ancora adesso degne di solcare reali virtù artistiche. La rappresentazione della foresta, il disegno delle città, il passaggio dalla notte al giorno con relativa influenza sulle sfumature lasciano un segno indelebile nella storia della saga Konami. E se poi cominciamo a parlarvi del sonoro ci prendete per dei mitomani esaltati, ma non possiamo fare a meno di elogiare una colonna sonora stratosferica, di un sublime livello musicale e degli effetti straordinari. Castlevania: Simon's Quest è la dimostrazione di quanto il mondo dei videogiochi debba alla famiglia Belmont, senza la quale la continuità stessa dell'intrattenimento non avrebbe quartiere in una era dominata dalla potenza poligonale dei 128 bit.

 

 

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PRO

Grafica stupenda

Giocabilità sublime

Concetto di gioco metafisico

CONTRO

Nulla da segnalare

                    
                       

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Note di produzione