CASTLEVANIA
III: Dracula's Curse Non poteva esserci epilogo
migliore per la trilogia che ci ha segnato dentro. Con Castlevania: Dracula's
Curse il trittico del Nes volge al termine lasciando il testimone alle console a
16 bit. Si chiude la prima parte della avventura horror più intrigante di sempre e si
chiude con essa il ciclo videoludico del Nes che di lì a breve avrebbe cominciato il suo
declino. E visto che eravamo alla fine Konami decise di dare fondo a tutte le capacità
tecniche del team, smontando e rimontando pezzo per pezzo il povero Nes nel tentativo di
scoprire nuove risorse che potessero surclassare la magnificenza di Simon's Quest.
Ciò che ne venne fuori era un gioco strutturalmente simile al primo episodio ma con la
grafica che sembrava appartenere a un Megadrive. A nostro avviso Castlevania II resta
stilisticamente ancora ineguagliato, ma questo Dracula's Curse rischia di fondere
l'hardware dell'otto bit Nintendo con la plastica dell'involucro tanto ne spreme il
processore principale; siamo alla fine e non resta che festeggiare la summa tecnologica
raggiunta dal Nes.
Sul fronte giocabilità prendete il primo episodio,
aumentatene la velocità e settate verso l'altro il fattore difficoltà. Ciò che ne viene
fuori è un gioco altamente divertente e più ostico di quanto si possa immaginare.
L'introduzione delle password per accedere alle posizioni di gioco mitiga la frustrazione
di dover cominciare dal primo livello ed espande il coefficiente rigiocabilità. Rileviamo
la presenza dei bivi alla fine di ogni livello, che accrescono la varietà di gioco e il
conseguente interesse: scegliere un percorso anzichè un altro potrebbe significare
capitolazione o trionfo a seconda della intrinseca difficoltà del livello, ma soprattutto
rende il gioco dannatamente affascinante da riprendere una volta concluso. Ancora, la
lunghezza dei livelli ci è parsa addirittura raddoppiata rispetto al primo Castlevania,
con una presenza massiccia di variegate creature che ci attaccheranno in quattro o in
cinque simultaneamente. Per la prima volta nella saga viene introdotta la frusta a catena
con doppio raggio di azione, potenziabile con relativa semplicità, e vengono introdotti
maggiori locazioni segrete in cui trovare rifornimento di energia. Diciamo che in generale
dovremo compiere le stesse azioni già prodotte agli albori della saga, con netta
propensione arcade platofrmista e azione più indiavolata che mai. Siamo alla maturità di
un genere videoludico essenziale, immediato, giocabile per definizione. Siamo all'apice di
tutti i platform games che siano mai stati creati.
E con la grafica ci giunge la consapevolezza dell'infinito.
Nuovi stili e nuove tecniche di programmazione rendono il paesaggio di Castlevania
III di una profondità quasi tridimensionale. A cominciare dal primo livello, con
le case diroccate e le strutture medievali inquadrate isometricamente, con un contrasto
cromatico che ne accentua la tridimensionalità giungiamo alla consapevole ammissione di
maniacalità, per una software house che con gli anni ha valorizzato il Nes creandolo
console intramontabile. La tecnica di programmazione può dirsi squisita e a tratti
pioneristica per la grandezza degli sprites, per le animazioni tutte, per una attenzione
al dettaglio che si fa vedere anche negli intermezzi interattivi, allorquando dovremo
scegliere i percorsi e una mappa ci indicherà il cammino. In questo capitolo tiene banco
la morbidezza degli accostamenti: blu accesi si fonderanno a verdi oscuri creando
sensazioni notturne pittoriche, mentre il rosso scandirà l'avvicinarsi del vampiro nei
livelli infernali. Un ritmo iconografico cadenzato da uno sviluppo musicale onirico,
saturo della capacità Konami nel saper interpretare l'oscurità del male su di una
armonia avventurosa e incalzante. Da strumento tenebroso l'organo diverrà il
catalizzatore della azione grazie a sinfonie serrate, epiche, orchestrali. Castlevania
III: Dracula's Curse è una sinfonia di coreografie ancestrali, un tributo
medievaleggiante alle avventure letterarie di una volta, scritte di pugno su di uno
scrittoio fatiscente, mentre l'oscurità inghiotte i pensieri e l'orrore si fa arte.
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