CONTRA La provenienza arcade di Contra si
intravvedeva nella furia distruttiva della azione in simultanea, con due provetti rambo
pronti a blastare l'intero schermo con un cannone multidirezionale. Sul fattore
conversione ci soffermeremo in queste prime righe, liquidando la questione con un
"ottimo adattamento" e lasciando alle virtù del gioco in sè il compito di
dischiudere ciò che andremo a decretare. Scopriremo quanto Contra racchiuda lo spirito
esistenziale della Konami e quanto appartenga al genere dei generi del gioco di azione
diventando action game per definizione classica. Farsi una partita a Contra
significa entrare a far parte del club dei blastatori, ri-delineando la propria conscienza
sullo schema distruggitore del gioco multiplo, della direzionalità esasperata, dei
progetti di fusione cerebrale a cui due menti devote alla guerra si immolano decise.
Contra è mostri, sistemi, grandezza. Contra è azione incontrollata, proliferazione
meccanica, guerra totale contro i mondi e fungo atomico generalizzato come pacco regalo.
Conquistiamoci allora la redenzione delle armi e cominciamo a sparare.
Nel 1988 Konami distribuiva per console
Nes un videogioco denominato Contra. Il multiplayer diventava spinta indispensabile per la
produzione di un videogioco ma questo non significa che giocato in singolo non producesse
quella massificazione della violenza bellica prospettata dai folli programmatori. La
velocità con cui tutto si svolge prende vita nella commemorazione retroattiva dei giochi
didascalici, che avevano la caratteristica di prendere il sopravvento sulla derivazione
arcade. La grande agilità dei nostri tamarroidi protagonisti creerà lo spirito frenetico
delle situazioni, con proiettili appena visibili da dover scansare con grande riflesso e
tachicardia da caffeinomani. Contra è un gioco che va sniffato perchè ti entra nel
cervello, ti fa star male, ti rende schiavo di una visione post-atomica non del tutto
immaginaria che sembra scritta per profetizzare un mondo in via di decadenza. Non
rinunceremo alla progressiva eliminazione del nostro ego, non potremo fare a meno di
sparacchiare per lunghi giorni con l'intento di distruggere quella specie di salamandra
che non muore mai e che non ci fa dormire. Morremo comunque perchè non siamo noi i
fautori della scena ma morremo da eroi perchè lo siamo stati un tempo, quando tutto era
arcaico e bastava poco perchè divenisse leggenda. La leggenda di Contra vive ancora
adesso con la produzione della dinamica sparatuttista, con un gioco d'azione che è anche
e sopratutto shoot'em up a scorrimento e in prima persona.
Quando si parla di realizzazione tecnica di un videogioco
si cerca di esprimere le virtù che meglio mettono in evidenza gli sforzi di
programmazione. Con Contra è diverso. Al di là dell'adattamento da una versione arcade
uscita un anno prima, sulla cartuccia del Nes la grafica diviene indipendente dal contesto
applicandosi a specchio alle capacità iconografiche della console. Ci dimenticheremo del
coin op per usufruire dei fasti di una realizzazione grossomodo impeccabile, con una
grafica allucinata che si amalgama perfettamente allo sfondo distruttivo e una colorazione
accesa che enfatizza sulle allucinate atmosfere. Lo scrolling non presenta imperfezioni,
il disegno dei boss risulta raccapricciante quanto basta per meritarsi un premio e le
animazioni risultano fantastiche nelle capriole da kamikaze degli pseudorambo. Dal sonoro
non avremmo preteso tanto, intenti nella distruzione del mondo, ma scopriamo comunque un
accompagnamento musicale degno della maestria Konami e degli effetti sonori discretamente
distruttivi. In Contra troviamo l'apice della costernazione Konami e la summa devastatoria
di un ambiente costruito sulla magnificazione assoluta. Annullamento cerebrale e
paccottiglia schizofrenica saranno le nostre uniche conquiste, i trofei di una odissea
violenta e veloce, pesante e pressante, devastante e prorompente degli elementi
fisionomici, strutturali, strutturati, megalomani di un videogioco che guarda la fine del
mondo come una fumata di sigaretta.
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