DONKEY KONG

donkeycover.JPG (13930 bytes)Da infante mi capitava di sbirciare tra i cabinati del bar sotto casa - e non è una convezione, sotto casa mia c'era davvero un bar - curioso sui nuovi giochi in arrivo, sebbene non mi fosse concesso di avvicinarmi in quei luoghi. Un giorno intravidi un videogioco che non avevo mai visto prima, con uno scimmione che scaraventava bauli e un omino coi baffi che doveva evitarli. Mi era sembrato fantastico, con una grafica pazzesca e un divertimento facilmente deducibile dalla coda che si formava ogni volta che ci passavo davanti. Altri tempi e bei ricordi. Di quel gioco mi resta la successiva versione Nes, che andremo testè ad analizzare noncuranti del tempo trascorso. Donkey Kong: vi è da aggiungere altro? Non penso. Il porting riproduceva alla grande il coin op, che dal canto suo continuava a riscuotere un successo "preparatore" per quello che sarebbe diventato un autentico hit del Nes. Nel 1981 da un baracchino domestico non era lecito pretendere di più, sia in termini strettamente grafici che in lochi squisitamente ludici. Una festa a dirla tutta.

Pare che Mario, a quei tempi, non facesse l'idraulico. Lo dichiara Nintendo che ammette di averlo creato carpentiere, per poi solo in seguito affidargli i panni del tubarolo consacratore della saga. Dicevamo Mario. Proprio lui, l'icona di una generazione di videogiocatori prepubescenti avvezza ai brufoli e ricca di entusiasmo. Quello stesso entusiasmo concettuale scaturito dalla ossatura platformaria rudimentale e nichilista del rinascimento tecnologico nintendiano di inizio anni '80. Grazie a Nintendo piattaforma e saltellamento acquistano significato meccanico reale, seguendo un principio didascalico materialista in tutto e per questo promotore del divertimento allo stato larvale. Qui non è tanto la longevità a tenere banco, nè tantomeno la manovrabilità generale più impostata che disegnata. E' come assistere a un film privo di sceneggiatura avente il grande pregio di annullare i dialoghi per esprimere tutt'altre visioni artistiche. Donkey Kong assume la caratteristica di lasciarsi trascinare dagli eventi ludici senza interferire sulla natura cerebrale dell'essere umano, contrastando il principio dinamico del joystick attraverso la realizzazione della esteriorità universale intesa come sblilanciamento videocosmico e navigazione renitente. Tutta qui, la giostra del gioco arcade profetico e narratore, pur nella essenza scremata di pochi pixel, di un mondo ideale in cui saltellare e....basta. Ma con un criterio che ha del programmato. Bulshit di serie A, ritengo.

Il gorillone tiene prigioniera la nostra donna. Così per salvarla Nintendo ha deciso che dovremo affrontare svariati livelli e dislivelli, con tempistica calcolata e ascensori che ci complicano la nostra esistenza già minimizzata dalla mammina spaccapalle. Così giocare a Donkey Kong ci distraeva dalle frustrazioni di tutti i giorni dichiarando una zona franca entro cui nessuno era bene accetto, eccetto il pad bitasto del Nes. La grafica, in questo gioco, è un disegno armonioso. Fondali neri come la notte e piattaforme di ogni genere che si animano allegre nel loro paese del non so che per dirci a gran voce: "qui nulla è vero ma è molto bello il nero del non vero". Ora, accade che Mario sia in effetti caratterizzato per bucare il cervello. Tutti, bimbi e grandi, avrebbero apprezzato la pacioccosità divertente dell'omino e tutti avrebbero giocato giusto per impersonare quello strano personaggio bracalone. Nel contesto il sonoro è ininfluente. Sicuramente leggendario, ma ininfluente. Anche perchè la melodia la conoscono tutti (il motivetto iniziale è stato addirittura ripreso in Donkey Kong Country). Ma forse è leggendario anche per questo. Più importante decretare che anche adesso una partitella a Donkey Kong non dispiaccia le membra e che dopotutto si tratti di un gioco alla portata di tutti anche fra mille anni, quando andremo a scuola sulla luna e piloteremo astronavi velocissime. Me lo diceva sempre la maestra, che nel 2000 avremmo raggiunto una evoluzione tecnologica tale da rendere nullo l'insegnamento cartaceo grazie ai dischetti da 5 pollici.   

 

 

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PRO

Una icona, nel bene e nel male

                   
                    

CONTRO

Esteticamente sorpassato...

                     
                       

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