DOUBLE
DRAGON II Bellissimo! Apriamo la recensione all'insegna di quella che fu una piccola
bandiera sulla luna del campo dei picchiaduro. Ma torniamo un attimo indietro: ell'86 era
uscito il primo Double Dragon, che segnò un notevole sviluppo del livello grafico dei
videogiochi e l'arrivo dei beat'em up nelle sale di tutto il mondo. Quello che
pochi sanno è che la conversione di tale titolo aveva un'importanza cruciale in un
sistema videoludico degno di tal nome. Si perchè se il tuo sistema non era abbastanza
potente non potevi godere di quell'incredibile grafica che il titolo apportava in arcade.
Ma Double Dragon II aveva portato quella grafica ancora più in là. Il coin op spopolava
ovunque, ma a ben guardare non c'era più quel balzo tecnologico che tanto fece scalpore
nel primo. E c'era anche qualcos'altro... Essendo lo scatolotto molto promettente a quei
tempi (88 era l'anno) da questo seguito ci si attendeva un grande adattamento estetico.
Cosi non fu...grafica ben lontana dall'arcade, scrolling fastidiosamente scattoso, e a
guardare bene i livelli erano totalmente stravolti!!
Eppure chiunque avesse toccato la cartuccia non l'avrebbe
più mollata nemmeno per una Corvette. Era stato esasperato quel che rendeva l'arcade cosi
speciale: la giocabilità. Con i soli due tasti del Nes, previo apprendimento, si potevano
fare cose assurde! Super ginocchiate, super calci rotanti, gomitate, mega
cazzottoni...insomma era l'antenato di una sorta di Streets Of Rage! E a guardar bene il
continuo passare di paesaggi dalle sfumature stupende, di città e palazzi a un bosco con
tanto di treno che ci attacca (grande quanto l'intero schermo), di elicotteri su cui
dovremo anche combattere, di nemici inediti rispetto al bar., di ninja che ci assalgono a
suon di calci rotanti e shoryuken, di livelli con sezioni platform difficilissime ma
strepitose, di cinematiche stupende, rendeva il titolo oggettivamente superiore
all'arcade. Questo è quel che io reputo il dogma dei picchiaduro, la summa di ogni
godimento blastatore, la giocabilità che regna sovrana e sconfigge le monetine e i
cabinati. Rammento il tempo trascorso sul divano di casa, in due
contemporaneamente
Ma ancora adesso siete in tempo a vivere un pezzo di storia,
perchè se non giocate a Double Dragon II per il nes è come se quella
bandierina sulla luna non l'avessimo mai messa.
Belle le musiche e gli effetti sonori. Stupendi alcuni boss
completamente reinventati rispetto al bar, e come Rygar la strada scelta quindi
non era quella di mera conversione ma di creare qualcosa che andasse al di là del solo
concetto di picchiaduro: siamo al cospetto di una reale killer application.
Adesso chiuderei con un flashback per esternarvi adeguatamente l'effetto che
cagionò in me tale gioco. Lo presi a noleggio poco dopo l'uscita della cartuccia in
italia (avevo 12 anni), e dopo una notte passata con un mio amico a giocare insonni, mi
ripresentai dal negoziante con centocinquanta mila delle vecchie lire. Il gioco ne costava
cento. Tentai di corromperlo essendo quella la versione adibita al noleggio. Perché la
cartuccia come molti titoli nes era difficilmente reperibile nei negozi
ma ci
riuscii. E passai una settimana ludica eccezionale. Come dimenticarsi poi del duello per
accaparrarsi la pulzella resuscitata, o lo stage finale simile alla versione arcade ma con
grafica totalmente rivisitata con giochi di specchi e trasparenze. E pensare che sembrava
la versione povera dell'originale a quel primo sguardo, invece no. In ogni tramonto, in
ogni sfumatura del paesaggio si celava la maestria di saper donare alla mente del
giocatore un imput cosi sontuoso e potente da non poter esser più scordato. Perché se i
bit ormai divenivano 16, per giocare a un sogno bastavano anche gli 8 del nostro
scatolotto. Avremmo avuto la possibilità di viaggiare verso uno scontro epico, che per
anni non avrebbe avuto rivali. Evoluzione: uno status che alcuni credono di aver trovato,
ma che technos con questo gioco ha nettamente sviscerato sul campo dello scorrimento
orizzontale, delle mazzate, dei pestaggi fra teppisti in uno sfondo suburbano.
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