METAL
STORM Chissà perchè nella titolazione degli sparatutto giapponesi è quasi sempre
presente uno Storm. Ne ricordo almeno un centinaio che sfruttino il termine, alla
stregua del Force, che se vogliamo è ancora più abusato. Ora, questo Metal
Storm di Irem, esclusiva del Nes, appartiene naturalmente alla famiglia degli shoot'em
up a scrolling orizzontale. Ma con qualche variante, come scopriremo a breve, tale da
renderlo più interessante di quanto le apparenze promettessero. Saremo alla guida di un
mech supercorazzato che riprende lo stile del Gundam televisivo, con tanto di
cannone spaziale rotatorio alle quattro direzioni del joypad. Potremo in tal modo puntare
un obiettivo anche quando non disposto direttamente sul nostro raggio di azione
orizzontale, sebbene sia bandito il direzionamento obliquo. Potremo farlo in corsa o da
fermi, in uno spazio magnetico su cui le gambe metalliche del robot potranno attecchire
eludendo la forza di gravità. Starà così a noi decidere in quale modo affrotare il
gioco, e quando alternare i due opposti posizionamenti.
Metal Storm va via liscio come l'olio. Su
sette estesi livelli non si riscontrano imperfezioni sul gameplay che non siano i
consueti picchi di difficoltà irritanti, ma nulla di invalicabile. Sorprende la presenza
di un sistema di accesso a password, generalmente bandito per i giochi arcade del
Nes, ma di fatto ben accetto se si considera una lunghezza di gioco abbastanza
consistente. Non siate tratti in inganno dalla facilità dei primi livelli: superato il
secondo non sarà affatto semplice venire a capo dei nemici, e il sistema gravitazionale
dispiegherà le reali insidie a esso correlate. Molto buono il sistema di controllo,
soprattutto in virtù della possibilità di puntare il cannone su più fronti di fuoco, e
sul fatto che il tutto avviene con la massima immediatezza. Il sistema di upgrade delle
armi consente un potenziamente graduale, regolato dalla acquisizione di determinati pod
sparsi per i livelli. E, alla fine di ogni livello, ci attende il classico boss gigante
che sputa proiettili ovunque e ci rende la vita un inferno. Consuetudini dello sparatutto
che la Irem produce col senno della software house che può permettersi, dopo R-Type,
qualsiasi gioco con attitudini allo sparo. Unico appunto sul fronte giocabilità un certo
compiacimento nel proporre situazioni che, malgrado una buona ricerca del nuovo, osano
senza andare veramente fino in fondo e presentare reali innovazioni strutturali. Ma se vi
piacciono gli sparatutto di certo non vi soffermerete a riflettere su tali problematiche.
Sulle considerazioni tecniche mi preme evidenziare uno
scrolling parallattico eccellente. Non una novità assoluta per il nes, ma non sempre
abbiamo potuto apprezzare un parallasse così ben realizzato, per fluidità e dettaglio,
sull'8 bit della Nintendo. La animazione del mecha è realizzata con moltissimi fotogrammi
e riesce a essere verosimilmente robotica. Peccato per la monocromia del robot,
completamente arancione, forse dovuta alla quantità di colori già utilizzati per il
fondali. Sfondi che per quanto ben cromatizzati denunciano una monotonia di fondo un po'
spartana, quasi inquietante. Non mettiamo in dubbio il fatto che tale atmosfera sia frutto
di una scelta di programmazione, ma la desolazione di talune situazioni grafiche avrebbe
potuto essere gestita meglio. Comunque di buon livello il design di tutti i
nemici, in particolar modo per i mostri giganti, e generalmente apprezzabile la
conformazione diversificata dei livelli, sovente a scrolling perpetuo, sovente a
multipiattaforma. Il sonoro da par suo recita un ruolo di comprimario. La colonna sonora
è anonima, gli effetti atrettanto e l'ispirazione latitante. Determinato ciò, lo
sparatutto della Irem non è poi così male, anzi. Gli smanettoni potrebbero amarlo, o
farne oggetto di collezione tra un Thunderforce e l'altro. Ma è probabile che
anche loro non troveranno gli stimoli necessari per più di un paio di partite. O
quantomeno questo è ciò che lo scrivente pensa. Metal Storm è un videogioco in parte
asettico, in parte privo di difetti e in parte assolutamente trascurabile.
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