| JOURNEY TO
SILUS La sensazione iniziale è di solidità. Si procede in modo cattivo sulle orme di Contra ma senza direzionare l'arma, sparando ad altezza uomo ma anche da supini. Attenzione alle mine, perchè caderci sopra significa perdita di metà energia. I nemici sono abbastanza fastidiosi nella loro mania di attacco robotico, e dovremo vedercela anche con delle bordate a ricerca calorica sparate in lontananza. Frenesia e confusione. Quando penseremo di essere al riparo ecco giungere una diavoleria volante che spara in tutte le direzioni: quindi prontezza di riflessi prima di tutto. Il nostro amico corazzato possiede comunque una corazza energetica, che gli consentirà di essere colpito svariate volte prima di soccombere. Ma non pensiate di cavarvela con poco. Una volta giunti al mostraccio del primo livello (una specie di elicottero gigante) intuirete che prevalere nella battaglia non sarà facile. La difficoltà cresce in modo costante, come prevedibile, concedendo comunque sprazzi di lucidità allorquando dovremo scansare i proiettili e sparare a oltranza. Nulla di frustrante a nostro avviso, considerando un livello di difficoltà che non prende quasi mai il sopravvento e che asseconda un tipo di gioco abbastanza variegato. Ergo, il nostro percorso non sarà lineare bensì costellato da varianti strutturali quali sotterranei, ascensori e piattaforme orbitanti. Perse le classiche tre vite tutti a casa, ma vi è anche la possibilità di continuare dall'ultima locazione raggiunta.... Journey to Silus è pura ignoranza del gameplay, e questo è un bene. Gli conferiremo una bella valutazione perchè vorremmo che anche oggi, in data stellare 2004, si potesse attingere a questo tipo di giocabilità per costruire qualcosa che non sia il solito polpettone tridimensionale strategico con velleità stealth. Videogiocare al titolo Sunsoft è una sorta di salasso, un toccasana perchè saltare e sparare è (diciamo che dovrebbe essere) alla base di tutti i videogiochi divertenti. Appurato ciò, la grafica si impone per buona ispirazione nel disegno degli sfondi. Per altro l'omino si anima bene, ha carisma e si fonde alla perfezione con gli scenari apocalittici e post-atomici di un pianeta governato dai robot. Per quanto non siano riscontrabili particolari tocchi di classe, la estetica di Silus ci riporta ai fasti della bidimensione platformica da sala giochi. Gli sporadici flikerii nelle situazioni di confusione, con lo schermo che perde qualche pixel quà e là, non pregiudicano in ogni caso la progressione, che resta ancorata e non compromessa come lo era, ad esempio, in Contra Force di Konami. Entusiasmo anche per la questione sonoro: le musichette risultano davvero trascinanti e avventurose, così da immergere adeguatamente nelle atmosfere ferrose del tutto, per altro restituite da effetti metallici bene integrati. Silus è tutto ciò. Un gioco versatile per cervelli spappolati dalla precedente generazione technoludica, che intrattiene ben sapendo che oltre il Game Over vi è solo la realtà di avere viaggiato verso un pianeta sconosciuto.
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PRO |
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Giocabilità classica |
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Realizzazione grafica classica |
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Realizzazione sonora classica |
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CONTRO |
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A tratti veramente ostico |
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