THE LEGEND OF ZELDA

Che cosa succede se, in una strada affollata, tu guardi in alto e vedi comparire un qualcosa che non sarebbe mai dovuto essere lì. Scuoteresti la testa dicendoti che non può essere vero, oppure accetteresti l’accaduto e penseresti che nel mondo ci sono più cose di quante ne conosciamo. Probabilmente esiste veramente un passaggio per un altro mondo. Se tu decidi di entrarci scopriresti molte cose inaspettate.
Shigeru Miyamoto

zeldacover2.png (164379 bytes) C'era una volta, tanto tempo fa, in un paese lontano al di la del mare...C'era una volta un bambino, che come tanti, quando ne aveva la possibilità, correva a giocare nel boschetto vicino a casa. Giunto fra alberi e viottoli si armava di un pezzetto di legno, scelto con cura, e l'avventura aveva inizio: allora il bastone che aveva in mano ai suoi occhi sognanti appariva come una spada magica, ogni rumore che udiva era un nemico in agguato. Quando il giovane sentiva gracchiare i rospi, ben sapeva che potevano dispensare saggi consigli, ma anche ingannarlo e inoltre, ogni albero, celava un mistero, un passaggio segreto che lo avrebbe portato in un altro mondo, al cospetto di una fata amica o chissà di un potente drago...Passarono molti inverni da allora, tanti bambini trovarono sotto l'albero di natale una cassetta dorata, era un gioco per il loro Nes. Ogni bambino, vedendo che quella cartucciona non era grigia come le altre bensì luccicante, si convinse che quello doveva essere un gioco speciale; era vero.

Accesa la console i ragazzini di allora si ritrovarono immersi in un mondo fatato, dove impersonavano un eroe temerario, che armato solamente di una spada e uno scudo di legno, oltre che di un cuore d'oro, si apprestava a combattere per salvare il regno di Hyrule e la sua principessa dalle grinfie di Ganon, Il signore dell'oscurità. L'eroe si chiamava Link e la principessa Zelda. Tutti i ragazzini ebbero modo di perdersi in quel regno di misteri, cosi vasto e pieno di avventure, quelle avventure che erano nate nella fantasia del bimbo di tanti anni prima, quello di cui si parlava all'inizio, un fanciullo divenuto uomo, ma non per questo rinunciatario dei suoi sogni infantili. Il nome del giovane era Shigeru Myamoto. Questo primo episodio contiene tutte le basi, e tutti gli elementi, che porteranno la saga a vette di eccellenza sempre maggiori: vagabondiamo liberamente per una vasta landa, composta da pianure mari e montagne rocciose, oltre che da intricate foreste. Impersoniamo Link, l'eroe, e ben sappiamo che dispersi per il mondo vi sono i vari pezzi di un artefatto chiamato triforza, che dona potere infinito a chi lo possiede. Molte zone della mappa ci sono precluse, il nostro equipaggiamento è composto da un vecchio scudo e una spada, la nostra forza appare scarsa. Eppure intrepidi imbocchiamo una caverna sotterranea il cui ingresso è celato in un albero cavo: districandoci nel misterioso anfratto, spostiamo oggetti, risolviamo enigmi, raccogliamo chiavi, ci scontriamo con varie creature, rinveniamo infine in uno scrigno ben nascosto un arco e con esso ci dirigiamo verso una porta più grande per sfidare una creatura enorme.

Sconfitto il mostro vedremo aumentare la nostra energia, recupereremo la prima parte della triforza e scopriremo che grazie all'arco possiamo aprirci la strada per nuove avventure. Siamo solo all'inizio. Viaggiare per il mondo, osservare zone all'apparenza inaccessibili, tornare indietro e riesaminare ogni locazione tutte le volte che si entri in possesso di un nuovo oggetto. Esplorazione metodica e non lineare, uso oculato di decine di equipaggiamenti, invenzioni sadiche atte a celare passaggi segreti fondamentali per il completamento dell'avventura, bloccarsi, stare giorni e giorni a girare dappertutto senza capire cosa dobbiamo fare e infine, vicini alla resa, rivedere la luce notando quel particolare che per molto tempo ci era sfuggito, quel particolare che pure era cosi ovvio, evidente: Zelda è tutto qui, un videogame e nel contempo un mondo in cui perdersi. Ogni volta che compiamo un piccolo progresso, che sblocchiamo una porta, ogni volta che troviamo il sistema per sconfiggere un determinato guardiano non possiamo fare altro che esultare assieme al nostro alter ego digitale. Progredire nel gioco non è scontato. Non ci troviamo di fronte ad una strada già tracciata e a una serie di avvenimenti che ci piombano addosso. Non siamo spettatori ma protagonisti, consci che sarà solo la nostra arguzia a permetterci di proseguire. Anno 1986, la grafica di The legend of Zelda è funzionale, ma certamente non sfrutta più di tanto l'hardware del Nes, anzi a tratti risulta grezza. Ma poco importa: fa il suo dovere e regge perfettamente il monumentale impianto del gioco e il cambio di atmosfera fra una zona o l'altra della mappa (si veda il passaggio nelle caverne). Musicalmente parlando nasce il motivo che accompagnerà tutta la serie, lo sentiremo migliaia di volte, qui e in futuro, non giungendo mai a noia. Un fascino melodico legato soprattutto a sentimenti infantili, alla fantasia, alle meccaniche semplici ed efficaci, alla generale atmosfera da libro di fiabe. Anche il vestito di Link non è stato scelto a caso: Myamoto lo vestì come Peter Pan per ricordare a tutti che dobbiamo tenere in vita il bambino che è in noi, anche se il mondo là fuori vuole farci diventare cattivi.

 

 

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PRO

Immenso

Affresco universale in pochi pixel

L'inizio di una leggenda

CONTRO

Scherziamo?

                            
                          

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