THE LEGEND
OF ZELDAChe cosa succede se, in una strada
affollata, tu guardi in alto e vedi comparire un qualcosa che non sarebbe mai dovuto
essere lì. Scuoteresti la testa dicendoti che non può essere vero, oppure accetteresti
laccaduto e penseresti che nel mondo ci sono più cose di quante ne conosciamo.
Probabilmente esiste veramente un passaggio per un altro mondo. Se tu decidi di entrarci
scopriresti molte cose inaspettate.
Shigeru Miyamoto
C'era una volta, tanto tempo fa,
in un paese lontano al di la del mare...C'era una volta un bambino, che come tanti, quando
ne aveva la possibilità, correva a giocare nel boschetto vicino a casa. Giunto fra alberi
e viottoli si armava di un pezzetto di legno, scelto con cura, e l'avventura aveva inizio:
allora il bastone che aveva in mano ai suoi occhi sognanti appariva come una spada magica,
ogni rumore che udiva era un nemico in agguato. Quando il giovane sentiva gracchiare i
rospi, ben sapeva che potevano dispensare saggi consigli, ma anche ingannarlo e inoltre,
ogni albero, celava un mistero, un passaggio segreto che lo avrebbe portato in un altro
mondo, al cospetto di una fata amica o chissà di un potente drago...Passarono molti
inverni da allora, tanti bambini trovarono sotto l'albero di natale una cassetta dorata,
era un gioco per il loro Nes. Ogni bambino, vedendo che quella cartucciona non era grigia
come le altre bensì luccicante, si convinse che quello doveva essere un gioco speciale;
era vero.
Accesa la console i ragazzini di allora si ritrovarono
immersi in un mondo fatato, dove impersonavano un eroe temerario, che armato solamente di
una spada e uno scudo di legno, oltre che di un cuore d'oro, si apprestava a combattere
per salvare il regno di Hyrule e la sua principessa dalle grinfie di Ganon, Il signore
dell'oscurità. L'eroe si chiamava Link e la principessa Zelda. Tutti i ragazzini ebbero
modo di perdersi in quel regno di misteri, cosi vasto e pieno di avventure, quelle
avventure che erano nate nella fantasia del bimbo di tanti anni prima, quello di cui si
parlava all'inizio, un fanciullo divenuto uomo, ma non per questo rinunciatario dei suoi
sogni infantili. Il nome del giovane era Shigeru Myamoto. Questo primo episodio contiene
tutte le basi, e tutti gli elementi, che porteranno la saga a vette di eccellenza sempre
maggiori: vagabondiamo liberamente per una vasta landa, composta da pianure mari e
montagne rocciose, oltre che da intricate foreste. Impersoniamo Link, l'eroe, e ben
sappiamo che dispersi per il mondo vi sono i vari pezzi di un artefatto chiamato triforza,
che dona potere infinito a chi lo possiede. Molte zone della mappa ci sono precluse, il
nostro equipaggiamento è composto da un vecchio scudo e una spada, la nostra forza appare
scarsa. Eppure intrepidi imbocchiamo una caverna sotterranea il cui ingresso è celato in
un albero cavo: districandoci nel misterioso anfratto, spostiamo oggetti, risolviamo
enigmi, raccogliamo chiavi, ci scontriamo con varie creature, rinveniamo infine in uno
scrigno ben nascosto un arco e con esso ci dirigiamo verso una porta più grande per
sfidare una creatura enorme.
Sconfitto il mostro vedremo aumentare la nostra energia,
recupereremo la prima parte della triforza e scopriremo che grazie all'arco possiamo
aprirci la strada per nuove avventure. Siamo solo all'inizio. Viaggiare per il mondo,
osservare zone all'apparenza inaccessibili, tornare indietro e riesaminare ogni locazione
tutte le volte che si entri in possesso di un nuovo oggetto. Esplorazione metodica e non
lineare, uso oculato di decine di equipaggiamenti, invenzioni sadiche atte a celare
passaggi segreti fondamentali per il completamento dell'avventura, bloccarsi, stare giorni
e giorni a girare dappertutto senza capire cosa dobbiamo fare e infine, vicini alla resa,
rivedere la luce notando quel particolare che per molto tempo ci era sfuggito, quel
particolare che pure era cosi ovvio, evidente: Zelda è tutto qui, un videogame e nel
contempo un mondo in cui perdersi. Ogni volta che compiamo un piccolo progresso, che
sblocchiamo una porta, ogni volta che troviamo il sistema per sconfiggere un determinato
guardiano non possiamo fare altro che esultare assieme al nostro alter ego digitale.
Progredire nel gioco non è scontato. Non ci troviamo di fronte ad una strada già
tracciata e a una serie di avvenimenti che ci piombano addosso. Non siamo spettatori ma
protagonisti, consci che sarà solo la nostra arguzia a permetterci di proseguire. Anno
1986, la grafica di The legend of Zelda è funzionale, ma certamente non
sfrutta più di tanto l'hardware del Nes, anzi a tratti risulta grezza. Ma poco importa:
fa il suo dovere e regge perfettamente il monumentale impianto del gioco e il cambio di
atmosfera fra una zona o l'altra della mappa (si veda il passaggio nelle caverne).
Musicalmente parlando nasce il motivo che accompagnerà tutta la serie, lo sentiremo
migliaia di volte, qui e in futuro, non giungendo mai a noia. Un fascino melodico legato
soprattutto a sentimenti infantili, alla fantasia, alle meccaniche semplici ed efficaci,
alla generale atmosfera da libro di fiabe. Anche il vestito di Link non è stato scelto a
caso: Myamoto lo vestì come Peter Pan per ricordare a tutti che dobbiamo tenere in vita
il bambino che è in noi, anche se il mondo là fuori vuole farci diventare cattivi.
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