ANOTHER
CODE: Two Memories La rivoluzione del gioco portatile
va ben oltre la semplice grafica. Avrete sentito o letto questa frase, messa giù in
miliardi di modi diversi, in qualsiasi ambiente in cui si discuta di videogiochi. Ma per
fare in modo che questa non rimanga una frase fine a se stessa, c'è bisogno di fatti
concreti, e in un mondo particolare come quello dell'intrattenimento elettronico tali
fatti prendono il nome di giochi. Another Code è uno di
quei giochi che senza bisogno di immagine alcuna tende già a solleticare l'immaginario
dei giocatori: un'avventura di stampo piuttosto classico, dallo stile di gioco simile
a Broken Sword 3 o Escape From Monkey Island, ma con la sostanziale
differenza del controllo tramite touch screen. Le prime immagini
evidenziavano lo stile particolare, con lo schermo inferiore dedicato al controllo del
personaggio e all'interazione con l'ambiente, in una visuale a volo d'uccello, e lo
schermo superiore che rappresenta, con una grafica molto simile ad un fumetto, ciò che la
protagonista si trova ad osservare in prima persona.
Detta protagonista altri non è che Ashley
Mitzuki Robins, una ragazza che il giorno prima del suo
quattordicesimo compleanno riceve una lettera di suo padre, che credeva morto assieme a
sua madre undici anni prima, che la invita a recarsi sull'isola di Blood Edward, dove
tutta la storia si svolgerà. Ashley si troverà presto sola nell'isola, e dovrà entrare
nella magione degli Edward per scoprirne ogni segreto e ritrovare in questo modo il padre
che credeva perduto. Per quasi tutta la durata della sua avventura il suo unico compagno
sarà D, fantasma di un bambino deceduto diversi decenni prima che non ricorda
assolutamente nulla della sua vita.
La trama non è forse un miracolo di sceneggiatura, ma non è affatto scontata e spesso vi
troverete a chiedervi cose su D e sulla famiglia Edward che verranno rivelate solo più
avanti. Inoltre, spiazzando molti giocatori, vengono trattati temi piuttosto maturi, cosa
che da Nintendo sicuramente non tutti si aspettavano, e che risulta una piacevole sorpresa
per quelli che erano stati fuorviati in questo senso dall'aspetto decisamente poco adulto
della protagonista. Tornando al gioco in sè, sin dal principio, ossia sul battello che
porta la nostra giovane eroina all'isola, si nota un'interfaccia di una comodità ed
intuitività spaventosa.
Una volta effettuato l'attracco, ed acquisita quindi la
possibilità di girare in lungo ed in largo l'isola, questa prima impressione viene
confermata: è effettivamente possibile giocare il 99% dell'avventura utilizzando
esclusivamente il pennino, anche se la massima goduria si ottiene combinando l'uso del touch
screen a quello dei tasti. In questo caso il risultato è un sistema di controllo
fluido come non se ne sono mai visti. La grafica che ci si presenta è stata anch'essa
oggetto di discussioni, specie fra i detrattori del DS, che la consideravano grezza e poco
attraente. Ebbene, dal punto di vista obiettivo del recensore, posso dire che la grafica
consiste in un ambiente poligonale pulito, dettagliato e animato nello schermo inferiore,
e in immagini statiche di ottima fattura in quello superiore, e nel complesso mi sento di
giudicarla come un'ottima grafica senza particolari miracoli ma decisamente al di sopra
degli standard per una console portatile. Dal punto di vista del sonoro c'è da dire che
se da un lato si trovano musiche d'atmosfera e (pochi) effetti sonori adatti e di buona
fattura, dall'altro ci si chiede se con una buona compressione audio non si sarebbe
riusciti ad inserire il parlato nei dialoghi, o almeno in quelli più importanti, dato che
la cosa avrebbe contribuito a migliorare un'atmosfera di per se già ottima. A ogni modo
la validità assoluta del titolo non si discute, sia per il suo valore in quanto gioco
rivoluzionario, sia per la bellezza del prodotto in sè, ma soffre di un difetto che va a
tarparne le ali e che di fatto lo ridimensiona come capolavoro. Il difetto in questione,
ahinoi, è la longevità, veramente troppo limitata dalla quantità limitata degli
ambienti da esplorare e dai relativamente pochi e facili enigmi, che ci fanno chiudere
l'avventura in poche ore. Rimane la possibilità di rigiocarci con alcune varianti che
però si riducono ad alcune spiegazioni della trama tramite messaggi di testo risiedenti
nei vari dischetti che Ashley trova in giro per la casa. A fronte di questo mi sento
comunque di consigliare a chiunque Another Code, che è in senso assoluto un gioco ricco
di atmosfera, dalla trama coinvolgente e soprattutto dal sistema di controllo immediato e
fluido, che merita di essere giocato più volte anche solo per rivedere le belle scene di
intermezzo in stile manga.
|
 |