SHADOW OF
THE COLOSSUS Se un giorno ci venisse chiesto di
render note le esperienze edificanti del nostro esistere terreno punteremmo verso ICO e Shadow of the Colossus. Allora dopo
aver solcato l'immenso portando a salvazione Yorda, nel viaggio che aveva illuminato il
videogioco d'oriente, affronteremo quindi i colossi di Ueda consapevoli di ripercorrere
l'eterea, monumentale bellezza. <<Volgi lo sguardo al cielo, eroe dagli occhi
pallidi, e partecipa della grandezza del mondo>>, sembra suggerire la voce fuori
campo al cospetto del primo gigante, e parremo insignificanti al suo incedere. I colossi
di Ueda, opere d'arte viventi, grandiose per possanza ed estensione, pressoché sottese a
prolungamento della natura adiacente, si contrastano all'uomo e trasfondono irripetibile
il sentimento del culto, eppure all'atto della osservazione si contrerà il desiderio
dell'annullamento, rigonfi del dolore per la amata ceduta al sonno. Traversando la eco
più shakespeariana della tenzone, Shadow of the Colossus descrive lo stato di catarsi tra
il bene umanista della ragione e il male relativista della materia.
L'odissea ha principio in sella al desteriero per realizzar subito la sequenza degli eventi: abbattuto un colosso si andrà all'avventura abbagliati dal riverbero della spada, che riflette la via. Viene comunque a mancare l'esplorazione viscerale che fu di ICO, dato che il titolo s'inerpica anima e corpo al meccanismo della conquista del gigante. Epppure, il duello è concepito come antinomia allo stereotipo del boss di fine livello, il quale diventa piuttosto il fulcro di un gameplay che si consuma su più fasi di completamento, e che anche determina rimarchevole il contesto della strategia. L'obiettivo ultimo è di individuare, e quindi penetrar di lama, la zona nevralgica del colosso. Poiché essa reagisce alla spada illuminandosi, la si dovrà scovare a gravosa ispezione di zavorre, e non sarà uno scherzo poiché i ciclopi strattonano, si divincolano, scuotono irritati i loro arti come a voler liberarsi dalla morsa di una fastidiosa zecca. Tuttavia, la scalata potrà aver luogo solo a fronte della acquisizione dei metodi di aggancio, dacché questi variano in funzione degli appigli ricavabili al pendolo o in azione di equilibrio, sù in cima alla cresta; Ueda esige che per ogni nuova sfida vi sia il giogo della risoluzione di un nuovo puzzle. La assoluta genialità del concept deriva quindi dal centrato equilibrio tra istinto e ragionamento, laddove la destrezza necessaria al superamento di un pertugio deve rispettare un rigido processo di individuazione e assimilazine del tracciato. Per questa sua opera seconda l'autore ha opportunamente ripercorso la tortuosa via che porta verso il videogioco ideale. E per quanto si lasci in sospeso talune caratteristiche che avrebbero possibilmente reclamato ulteriore quartiere - non osiamo nemmanco immaginare quel che diverrebbe Shadow of the Colossus allorché provvisto di una più mirata fase interlocutoria adventure - cotanta opera d'ingegno è quanto di più folgorante si sia visto su qualsiasi sistema di gioco da quattro anni a questa parte, da che ICO fu dato alle stampe. Fatevi bastare le grafiche impossibili, il meraviglioso design delle ambientazioni, il character design dell'eroe protagonista, il monster design di giganti che si immolano magistralmente allo schermo. Fatevi bastare la straordinaria fotografia, gloria in terra di una una regia che segue prospetticamente le evoluzioni del nostro alter ego, scarrellando, zoomando, contraendo e dilatando l'immagine in accordo alle cavernose sinuosità dei colossi, e poi ancora ricadendo all'indietro e valicando, col volo dell'acquila in pietra, i confini dell'alta cinematografia. Fatevi bastare le animazioni, incredibili per le sgroppate del fidato Agro, per i guizzi felini di colui che lo monta, per le letargiche evoluzioni dei marmorei titani che brandiscono clave, che riportano in vita gli dei dell'olimpo. Fatevi bastare il sonoro, perfetto nello scandire la natura sismica e vibrante degli scontri. Fatevi bastare la atmosfera, allucinante, di un universo scaturito da chissà quale folle e fantastico vaneggiamento cerebrale e fatevi bastare il fatto che, mentre il mondo inneggia a World Of Warcraft, voi siate lì, stoici, consapevoli protagonisti di una avventura epocale, che resterà per sempre nella storia dei videogiochi non solo per le sue idee rivoluzionarie, ma anche per la sua struggente, disarmante semplicità.
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