CASTLEVANIA: Curse Of Darkness

cursecover2.jpg (31775 bytes)Non è colpa del 3D se Curse Of Darkness fa cacare. E' colpa di Konami. Convinta che il giocatore moderno sia programmato per una azione "deflagrante a ogni costo", pensata come una specie di baraccopoli voyeristica in cui ci si soddisfi alla sola contemplazione del figaccione brizzolato di turno che dice "oddio quanto sono bello" ogni qualvolta porti a buon fine una combo, persiste con allarmante ottusaggine nella opera di distruzione di un mito. Per intenderci, quel mito è Castlevania. Non un GTA qualsiasi. Stiamo proprio parlando di Castlevania. In Curse Of Darkness, ancora più che in Lament Of Innocence, tutta la bellezza degli episodi bidimensionali della saga viene snaturata, oltraggiata, stuprata. Anche volendo glissare su di una grafica assolutamente inadeguata, si è ben presto gambizzati dalla struttura di gioco sfilacciata e incoerente, che non persegue mai una direzione ludica che non sia il solito smanettare sui tasti del joypad per annientare la solita orda di nemici accerchianti. Se potevamo accettare un simile procedimento strutturale in Devil May Cry 3, onesto nel ribadire le cadenze dei suoi predecessori, adesso l'unico sentimento che ci accomuna è l'intolleranza.

Il primo incontro con il titolo Konami offre al giocatore la illusione di un ritorno al passato: Hector sembra un vicino parente di Alucard. Si atteggia come lui. Sfodera la medesima chioma argentata ed anch'egli è un mezzosangue. Progredendo nelle vicende ne scopriremo la versatilità nel portare armi e utensili, innumerevoli, e ci stupiremo nel ritrovare, assieme a questo pseudo-Alucard, gli "spiriti di supporto" che tanto avevamo apprezzato in Nocturne In The Moonlight. Ma queste sono le uniche similitudini di COD con il summenzionato, perchè ci vorrà poco a capire su che direzione si è mossa KCET e quali siano le sue reali "intenzioni" in termini di costruzione di gioco. Che dire, questo nuovo Castlevania, rispetto a Lament Of Innocence, ha di realmente nuovo la sola interfaccia, che accoglie inediti elementi ruolisti nella evoluzione comportamentale di Hector (punti esperienza) e nella introduzione degli Innocent Devil (i già menzionati spiriti di supporto). Le basi per un buon titolo ci starebbero, quindi, se non fosse che Konami abbia completamente stravolto la natura del suo franchise più antico mutilandolo delle fasi platform, delle fasi di ricerca, del fascino della scoperta di nuove sezioni del castello così proponendo, di fatto, un peggioramento delle già precarie meccaniche di Lament Of Innocence. Perchè ciò che bisogna fare, alla fine, è solo combattere a oltranza contro i demoni.

Tra le caratteristiche essenziali di Castlevania II: Simon's Quest (tanto per citarne uno a caso) vi era la capacità di creare una atmosfera che stimolasse l'utente su svariati livelli di interazione ambientale. In Curse Of Darkness, purtroppo, il potere contemplativo delle immagini cede il posto alla semplice digressione fisica dei combattimenti. La immaginifica determinazione del medioevo di Simon Belmont, quello dei pipistrelli, delle nebbie, degli scheletri che ti lanciano le ossa è quì un lontanissimo ricordo. Neppure il sistema di combo può contare su di una particolare elaborazione delle mosse, perchè basta sparare a casaccio per annientare anche il nemico più temibile. E quando le nostre forze non saranno sufficienti, ci penseranno gli Innocent Devil a completare il lavoro sporco, vista la loro invadenza e il loro assoluto sbilanciamento potenziale. La fine della avventura giunge blanda e priva di mordente senza che neppure l'aspetto grafico possa addolcirne la piattezza giacchè, a parte i buoni effetti di illuminazione dinamica, non vi è nulla che si lasci apprezzare per stravaganza architettonica o maestosità scenografica. Gli ambienti sono grezzi, brulli, grigi. La tessiture scadenti. Le scelte cromatiche discutibili. Solo le animazioni si mantengono nella media, frutto di un probabile motion capture, ma davvero siamo paurosamente al di sotto delle capacità potenziali di KCET. Anche il sonoro, che si era sempre contraddistinto pure negli episodi meno riusciti (leggi quelli per Nintendo 64 e Playstation 2) risente adesso della fretta con cui il progetto è stato assemblato, risultando solo reminiscente e appena appena orchestrato. E' faticoso per noi mandare a perdizione un videogioco della saga dei Castlevania, ma questo è veramente un brutto, brutto videogioco. E, Castlevania o non Castlevania, non possiamo che prenderne atto.

 

 

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PRO

Hector....

                          
                           

CONTRO

Scadente senso della sfida

Scenografie discutibili

Livello di difficoltà calibrato male

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Note di produzione