TEKKEN DARK RESURRECTION

Bleach0.gif (32955 bytes)A una azione corrisponde altrettanta reazione. Frase a effetto che nel caso del Tekken Dark Resurrection di Namco, portato su PSP da omonimo arcade, diviene la regola universale applicabile a qualsiasi incontro messo in display. Una conversione straordinaria. Sembrerebbe infatti che il gap tecnologico con l'hardware di Playstation 2 (e la System 256 di riflesso) sia stato colmato del tutto se guardiamo alla fedeltà assoluta con cui Namco ha replicato tutti i caratteri essenziali del coin op. Ma francamente ce lo aspettavamo, dato che già dalla metà degli anni '90 era Namco a entusiasmare le masse con le incredibili edizioni Playstation dei suoi più importanti titoli da bar. Tekken Dark Resurrection è la ennesima dimostrazione dello strapotere tecnico di Namco sulle console della Sony: sul nitido schermo di PSP assisteremo al tripudio della grafica tridimensionale di ultimissima generazione e alla conferma di un tipo di interazione a corpo a corpo che raccoglie consensi da più di un decennio. Inoltre in Dark Resurrection, che sarebbe in realtà uno spinoff di Tekken 5, vi sono più elementi inediti di quanto ci si aspettasse, visto che rispetto alla precedente edizione Playstation 2 i miglioramenti risultano netti.

Illuminata dalla una lungimiranza quasi inattesa, Namco ha deciso di non campare di rendita. Ne consegue che in Dark Resurrection trovino spazio, oltre all'intero cast di Tekken 5, due personaggi nuovi di pacca e anche splendidamente delineati. Lili e Sergei Dragunov, queste le due sagome, si lasciano sorbettare con avidità e gratificazione finale, essendo provvisti di un parco mosse assolutamente esteso, particolareggiato, stiloso. Ma le novità introdotte in questo ennesimo capitolo della saga vanno ben oltre le nuove caratterizzazioni. Possiamo dire che questo per PSP sia un Tekken 5 Director's Cut, considerando che ogni singolo personaggio è stato oggetto di una completa revisione delle mosse, che aumentano di numero incidendo pesantemente sulle strategie di combattimento. Sembrerebbe paradossale, ma in Dark Resurrection si respira aria nuova, come se Namco volesse mandare un segnale di rinnovamento prima di passare definitivamente alle console di nuova generazione (Tekken 6 è già stato annunciato per PS3). Allora giocabilità antica ma non troppo, rivisitazione di un bilanciamento della difficoltà che era comunque già ottimo, nuovi scenari e grande manovrabilità. La pulsanteria del portatile si adatta naturalmente a quella preesistente senza creare imbarazzi in fase di esecuzione diagonali, anche perchè qui non vi è la necessità di realizzarne.

Anche su PSP l'interesse al gioco viene catalizzato dalla possibilità di guadagnare crediti e acquistare oggetti. Vincendo un match, quale che sia la modalità di gioco prescelta, ci verrà elargito un premio in danaro utile soprattutto alla scoperta dei nuovi costumi a disposizione di ogni personaggio. Giungendo all'aspetto grafico e alla generale realizzazione tecnica del titolo non si può che riscontrare la magnificenza degli scenari, la sontuosità poligonale dei lottatori, la perfezione assoluta delle animazioni. I sessanta fotogrammi al secondo dell'arcade restano tali senza penalizzare il polygon count. Una lieve scrematura c'è stata, in realtà, ma è riscontrabile solo durante i primi piani e quindi non nelle fasi attive di gioco, che riproduce con immane fedeltà il dinamismo del coin op. Un vero splendore: la raffinatezza delle textures, sia quelle applicate sulla epidermide dei protagonisti che sulle pareti degli sfondi, creano rifrazioni luminose di gran classe espondendosi anche agli effetti collaterali di alpha blending. E non ci si ferma più. Il character design, ad esempio, risponde a una eleganza di fondo apprezzabile soprattutto durante la visione dei magnifici filmati - in proposito quello introduttivo è una opera d'arte - impreziosendo un castello tecnologico di altissima programmazione. Constatiamo con piacere che la colonna sonora è stata completamente rivisitata, e sebbene assonante con quella di Tekken 5, si può dire che ne differisca del tutto per composizione. Siamo contenti. Namco ha realizzato la sua ennesima grande conversione da arcade senza fare una piega, giostrando con i meccanismi di base della saga ben consapevole di non avere praticamente rivali nel settore.

 

 

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PRO

Tecnicamente mostruoso

Netta evoluzione rispetto al quinto

episodio

Due personaggi inediti

CONTRO

Nulla di rilevante da segnalare

                         

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