DONKEY
KONGA Don-keyy, kon-ga! Clap clap clap,
e la scritta "press start" decolla. Poi la scelta della modalità e della
canzone. Poi ritmo. Tum, tu-tum, clap, tum tu-tum, clap. Sudore che inizia a imperlare la
fronte, anche in pieno gennaio. Barili colorati che scorrono velocissimi, e uccelli-banana
(ogni riferimento sessuale è puramente casuale) che danzano con Diddy e Kranky. Donkey
Konga è la solita maledetta genialata Nintendo in un panorama in continuo
crescendo come quello dei giochi musicali. I due bonghi a forma di barile, chiaro richiamo
alle avventure dello scimmione più amato del mondo dei videogiochi, non sono
indispensabili. Oh ma chi prendiamo in giro, SONO indispensabili. Al loro centro, un
microfono sensibile al battito di mani (e volendo a qualsiasi rumore abbastanza
"secco") che dà quel minimo di varietà in più alle canzoni. E che canzoni:
pur non annoverando le versioni originali, il titolo ha dei brani del calibro di
"Don't stop me now", "Oye Como Va", "September", più brani
classici come "La Marcia Turca", rivisitata in una splendida versione con
chitarra elettrica, e pezzi tratti dalle avventure Nintendo, opportunamente remixati per
potere essere suonati con la periferica da abbinare assieme al gioco.
Periferica che si dimostra decisamente all'altezza della
situazione e piuttosto flessibile nel suo settaggio, configurabile tramite il menu delle
opzioni, anche se a volte vi sono problemi nel battito delle mani, ma nulla che infici il
divertimento. Ora, giocare in single player a Donkey Konga è davvero
divertente, pressocchè tutte le canzoni sono gradevoli e occuperanno parecchie serate per
poter essere assimilate a dovere, specialmente nel terzo e più infimo livello di
difficoltà. Ma le vere soddisfazioni il gioco le dà quando si collegano più periferiche
alla console, e si comincia a pestar duro con gli amici. Allora le giornate diventano
inspiegabilmente più corte, si comincia a pestare all'alba e si finisce al tramonto, con
il formicolìo alle mani e la vista distorta (piccolo inconveniente che occorre quando si
guarda un'immagine scorrevole, in questo caso i barili rappresentanti le note,
ripetutamente e reiteratamente). Sfidare i propri compagni in lotte all'ultimo sangue su
"All The Small Things" e "The Impression That I Get" è una di quelle
cose che ti riconcilia con la vita e con il videogioco, e ti fà anche riflettere su
quanto effettivamente ci sia bisogno di qualche milione di poligoni al secondo illuminati
in tempo reale quando il concept schifosamente semplice di DK può intrattenere un'intera
compagnia per intere settimane. Questi sono i misteri della vita, ma non siamo qui per
risolverli, bensì per applaudire la modalità multiplayer di un gioco come tanti che
piace a tutti eppur non suona familiare a nessuno. Certo, è vero che da soli non ha molto
da offrire oltre al suonare una canzone per volta (esiste una maratona di TUTTE le
canzoni, ma ultimarla non vale davvero lo sforzo, se non per autocompiacimento), e nemmeno
i minigame riescono a mantenere vivo a lungo l'interesse.
D'altronde i bonghi servono per suonare, ed usarli per far
arrampicare un ciccione pulcioso su delle liane a caccia di frutta può anche non essere
la massima aspirazione per un musicista. Come se non bastasse l'unica modalità che
permette di guadagnare monete, che utilizzeremo per comprare nuovi strumenti (spesso
inascoltabili), nuovi sottogiochi e nuovi brani in modalità difficile, è proprio quella
"esibizione", in cui si suona una canzone, si viene giudicati e
"pagati", e si ricomincia con un'altra senza intermezzi o altri premi
particolari. Ma al di là delle considerazioni personali, si sente davvero la mancanza di
una serie di sfide che tengano vivo l'interesse dopo aver imparato tutto a memoria (e se
vorrete completarlo ben bene dovrete imparare ogni singola nota a memoria, dal momento che
esiste una terrificante modalità dove le note non vengono visualizzate). Beh, in ogni
caso poco male, dato che se vi lasciate prendere dalla sua essenza musicale vi ritroverete
ben presto sudati e con i nervi scarichi, manco avessero imbottito i bonghi di valium.
Rimane poco altro da dire su un gioco che consiste solo nel premere il bongo sinistro,
quello destro, entrambi o battere le mani seguendo una serie di indicazioni a video. Detto
così pare una fesseria, ma d'altronde tra i giochi più belli del mondo annoveriamo uno
in cui bisogna muovere un'astronave e sparare, un'altro in cui bisogna allineare dei
mattoncini.... e potremmo andare avanti all'infinito, ma concluderemo semplicemente
dicendo che Donkey Konga è quanto di più deleterio ci sia per la quiete dei vicini, e ne
consegue che si tratti di qualcosa che giocato con gli amici salva letteralmente le
serate, e scusate se è poco.
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