DOOM III

doom3cover2.png (42972 bytes)Dimenticandoci per questa volta il discorso relativo all'influenza che Doom ha esercitato sull'intera industria del videogioco, ne tralasceremo l'ennesima ricostruzione storiografica per esaltarne la qualità ludica intrinseca, che trascende lo spazio e il tempo, respingendo ogni qual tipo di raffronto, categorizzazione o contestualizzazione. Discorso estendibile senza riserva alcuna anche al secondo atto, assimilabile in ogni sua componente all'originale, sia a livello ludico che iconografico. Quando il terzo esponente della leggendaria epopea doomiana fa la sua comparsa, molte cose sono cambiate nell'universo degli shooter in soggettiva. La necessaria evoluzione tecnica del videogioco ha inciso inevitabilmente sulle sembianze assunte dalla nuova creatura targata id-software. Al contempo, il cambio di rotta a livello strutturale rispetto ai Doom classici è incredibilmente marcato, a tratti sbalorditivo.

Il risultato è un titolo che nella sua apparente, ingiustificata linearità, non pretende in alcun modo di reinventare il genere o di settare nuovi standard. La chiave di lettura da adottare nell'interpretazione di questa opera è quella di una distaccata autocelebrazione. Le radicali discrepanze col glorioso passato non fanno altro che rendere Doom 3 un'ansiogena camminata lungo i soffocanti corridoi di Mars City, una rilettura in chiave moderna dell'orrore orripilante e demoniaco a cui, masochisticamente, si resta legati nonostante gli anni. Il rinnovato approccio di cui sopra è tale nella formula strettamente combattiva. Ora i nemici fanno la loro comparsa più sporadicamente e in circostanze imprevedibili, a supporto di un lugubre gioco di luci che costringe il giocatore ad avanzare cautamente e a ponderare l'utilizzo della torcia in dotazione (non è possibile utilizzare simultaneamente torcia e arma). Dimentichiamoci quindi le legioni infernali del decennio passato, solite attaccare l'intrepido doomguy in massa così creando una connotazione più dinamica e richiedendo un elevato impegno. La meccanica di gioco più semplificata (sono sparite perfino le famigerate chiavi colorate) palesa la volontà dei programmatori di valorizzare prepotentemente la componente cosmetica, la cui eccelsa qualità è utile più che mai ai fini del coinvolgimento emotivo e della totale immersione al gioco.

Senza dilungarci inutilmente sui peraltro numerosi preziosismi grafici, urge sottolineare l'estremo realismo offerto dalle fonti di illuminazione, che vanno ad influenzare l'ambiente circostante come mai prima d'ora, soprattutto per quanto riguarda le ombre che rivestono le differenti superfici. I modelli poligonali dei personaggi, oltre a essere egregiamente animati, si distinguono per l'elevato livello di dettaglio, ma è la fluidità e l'eleganza dei movimenti a impressionare maggiormente. Certamente le ambientazioni, più ristrette, hanno favorito i programmatori nella creazione di un mondo la cui maniacale cura estetica finisce col coinvolgere anche i non amanti del genere. I più attenti noteranno qualche differenza con la versione per PC, ma a nostro avviso si tratta di discrepanze del tutto irrilevanti: un plauso dunque ai Vicarious Visions per l'ottima conversione. I pregi di Doom 3 esulano tuttavia da una cosmesi che per la serie è comunque senza precedenti, essendo riconducibili all'atmosfera di paura, alla tensione sempre palpabile, alla consapevolezza di non essere mai al sicuro, alla sensazione di abbandono che si percepisce nel percorrere i corridoi insanguinati, alla soddisfazione che si prova a bucare la pancia di un bavoso demone che ci si para davanti dopo aver frantumato un'insospettabile grata. Insomma, Doom 3 è una vera e propria esperienza. Certo, sarebbe fin troppo facile accusare il titolo di una certa ripetitività, ludica e visiva, ma la forte carica emotiva che trasmette non può passare inosservata e va a sovrastare la scolastica reiterazione di talune pecche strutturali. Consigliamo vivamente l'acquisto della lussuosa Collector's Edition, che oltre a contenere una serie di interessanti interviste a Carmack e compagni presenta entrambi i titoli originali. Il che rende codesta edizione abbastanza imperdibibile.

 

 

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PRO

Atmosfera impareggiabile

               

               

CONTRO

Diffusa linearità

                    

                         

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