DOOM III Dimenticandoci per questa volta
il discorso relativo all'influenza che Doom ha esercitato sull'intera industria del
videogioco, ne tralasceremo l'ennesima ricostruzione storiografica per esaltarne la
qualità ludica intrinseca, che trascende lo spazio e il tempo, respingendo ogni qual tipo
di raffronto, categorizzazione o contestualizzazione. Discorso estendibile senza riserva
alcuna anche al secondo atto, assimilabile in ogni sua componente all'originale, sia a
livello ludico che iconografico. Quando il terzo esponente della leggendaria epopea
doomiana fa la sua comparsa, molte cose sono cambiate nell'universo degli shooter in
soggettiva. La necessaria evoluzione tecnica del videogioco ha inciso inevitabilmente
sulle sembianze assunte dalla nuova creatura targata id-software. Al contempo, il cambio
di rotta a livello strutturale rispetto ai Doom classici è incredibilmente marcato, a
tratti sbalorditivo.
Il risultato è un titolo che nella sua apparente,
ingiustificata linearità, non pretende in alcun modo di reinventare il genere o di
settare nuovi standard. La chiave di lettura da adottare nell'interpretazione di questa
opera è quella di una distaccata autocelebrazione. Le radicali discrepanze col glorioso
passato non fanno altro che rendere Doom 3 un'ansiogena camminata lungo i
soffocanti corridoi di Mars City, una rilettura in chiave moderna dell'orrore orripilante
e demoniaco a cui, masochisticamente, si resta legati nonostante gli anni. Il rinnovato
approccio di cui sopra è tale nella formula strettamente combattiva. Ora i nemici fanno
la loro comparsa più sporadicamente e in circostanze imprevedibili, a supporto di un
lugubre gioco di luci che costringe il giocatore ad avanzare cautamente e a ponderare
l'utilizzo della torcia in dotazione (non è possibile utilizzare simultaneamente torcia e
arma). Dimentichiamoci quindi le legioni infernali del decennio passato, solite attaccare
l'intrepido doomguy in massa così creando una connotazione più dinamica e richiedendo un
elevato impegno. La meccanica di gioco più semplificata (sono sparite perfino le
famigerate chiavi colorate) palesa la volontà dei programmatori di valorizzare
prepotentemente la componente cosmetica, la cui eccelsa qualità è utile più che mai ai
fini del coinvolgimento emotivo e della totale immersione al gioco.
Senza dilungarci inutilmente sui peraltro numerosi
preziosismi grafici, urge sottolineare l'estremo realismo offerto dalle fonti di
illuminazione, che vanno ad influenzare l'ambiente circostante come mai prima d'ora,
soprattutto per quanto riguarda le ombre che rivestono le differenti superfici. I modelli
poligonali dei personaggi, oltre a essere egregiamente animati, si distinguono per
l'elevato livello di dettaglio, ma è la fluidità e l'eleganza dei movimenti a
impressionare maggiormente. Certamente le ambientazioni, più ristrette, hanno favorito i
programmatori nella creazione di un mondo la cui maniacale cura estetica finisce col
coinvolgere anche i non amanti del genere. I più attenti noteranno qualche differenza con
la versione per PC, ma a nostro avviso si tratta di discrepanze del tutto irrilevanti: un
plauso dunque ai Vicarious Visions per l'ottima conversione. I pregi di Doom 3 esulano
tuttavia da una cosmesi che per la serie è comunque senza precedenti, essendo
riconducibili all'atmosfera di paura, alla tensione sempre palpabile, alla consapevolezza
di non essere mai al sicuro, alla sensazione di abbandono che si percepisce nel percorrere
i corridoi insanguinati, alla soddisfazione che si prova a bucare la pancia di un bavoso
demone che ci si para davanti dopo aver frantumato un'insospettabile grata. Insomma, Doom
3 è una vera e propria esperienza. Certo, sarebbe fin troppo facile accusare il titolo di
una certa ripetitività, ludica e visiva, ma la forte carica emotiva che trasmette non
può passare inosservata e va a sovrastare la scolastica reiterazione di talune pecche
strutturali. Consigliamo vivamente l'acquisto della lussuosa Collector's Edition, che
oltre a contenere una serie di interessanti interviste a Carmack e compagni presenta
entrambi i titoli originali. Il che rende codesta edizione abbastanza imperdibibile.
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