DOSHIN THE
GIANT Vi siete mai presi un'inculata a
secco? Usando la fantasia (non LSD) tornate al 2002. Siete dal vostro pusher videoludico
per comprare un potente titolo per Gamecube, di quelli su cui passarci le giornate.
Scorrendo i giochi capitate davanti all'ultimo arrivo di settembre, tal Doshin The
Giant: una specie di Barbapapà giallo, dall'espressione beota e le braccia
arcuate. In tre parole roba da Cottolengo. Visto così, sarebbe da cestinare su due piedi
come le opere di J. K. Rowling, buone per accendere la stufa d'inverno. Mentre lo
riponete, però, notate che è un gioco Nintendo. Sì, è quello in cui si deve far
sviluppare delle civiltà! Ne parlavano i vostri amici nintendari su Internet: "è
una specie di Popolous, -dicevano- è un gioco rilassante". Rilassante? Curiosa
prerogativa per un media videoludico; sempre che non intendessero "videogioco
sonnolento". Mannò: i cari fanatici di Super Mario 64 sembravano convinti della
bontà del titolo. Dunque che fate? Trottate al bancone, e il negoziante, vedendovi, si
frega le mani. Mentre pagate i sonanti 56 Euro non date troppo peso ai suoi gesti
inconsulti, ai gridolini e allo spumante stappato, e continuate verso casa. Dopotutto a
voi il vecchio gioco di Molyneux era sempre piaciuto. Fremete nello scartare la
confezione, le dita quasi si intrecciano mentre infilate il disco nella console e
Ma che cazzo è questa musica pseudoaraba in sottofondo?
Che succede, Al Queida è sbarcata sulle console? Ed è la schermata del titolo. Di
sottecchi leggete che trattasi di una collaborazione tra Nintendo e le software house
giapponesi Param e Marigul: quest'ultimi gli stessi di Custom Robo. Visto siffatto team,
andate avanti, create un nuovo salvataggio (quaranta blocchi su cinquantasei) e finalmente
prendete il controllo di quella specie di uomo Michelin con l'itterizia, rendendovi pure
conto che tutti gli effetti sonori sono orrendi. In prima battuta venite guidati da uno
sciamano petulante che vi darà assurdi consigli, magnificando i puerili poteri del
gommoso protagonista. Il quale, dice, è una vera e propria divinità. Di quelle che ti
istigano a diventare ateo. Perché il nostro amabile, si fa per dire, Doshin, è capace
solo di spostare oggetti e manipolare il terreno: Don Lurio se lo mangia a colazione. Ma
il nostro omino di caucciù color urina non si accontenta, e per giunta si incazza,
trasformandosi in un satanasso spaccatutto. Peccato che il divertimento scaturito duri
solo per una manciata di minuti. Oh, certo, ci sono migliaia di games per adolescenti
brufolosi dedicati alla distruzione insensata, come Rampage o GTA: ma
lì almeno non si sminuzza cose costruite da noi. Già, costruire. Qui i manovali sono gli
umani che popolano l'unico livello di gioco. Per far crescere una città bisogna metterli
nelle condizioni adatte: un luogo verde, circondato da alberi, con sufficiente spazio per
le costruzioni e con terreno non troppo scosceso
E dopo cosa, un Martini con l'olivetta? Non essendoci
alternative per terminare il videogame, l'azione si riduce tutta nello spostare alberi e
nel livellare la terra ab libitum. Aiutando questi poveri cristi non si ottiene altro che
"amore", che quando avrà raggiunto un quantitativo sufficiente vi farà
crescere in forza e dimensioni. Paradossalmente lo stesso accade apportando devastazioni e
così accumulando "odio". Se la cosa ha un'utilità fateci un fischio. E
diventando troppo grossi (e goffi) si compromette la possibilità di interagire
proficuamente con il mondo circostante. Purtroppo quei sadici degli sviluppatori hanno
pure pensato di inserire le calamità naturali. Già così il gioco è più palloso di un
congresso di Comunione Liberazione, pensate voi dover bloccare trombe d'aria o incendi
saltellando ovunque come dei cretini, forse facendo più danni che non intervenendo. E il
reparto tecnico? Il motore del gioco è una chiavica. Indegno persino del 64DD ove
dapprima era uscito. Lì aveva un suo perché, viste le alte richieste di memoria. Non si
può invece chiudere un occhio quando si tratta del ben più potente Gamecube: pessime
animazioni, brutti modelli poligonali, texture poco dettagliate e pure qualche bug (Doshin
che si incastra tra i vasi di piante è una comica degna di Ridolini). Torniamo a trattare
degli indigeni. Prima o poi decideranno di costruire un monumento a voi dedicato (quale
onore!) nel loro villaggio, e dovrete aiutarli decorando la costruzione con un fiore. Ma
ecco la chicca: si possono collezionare monumenti diversi a seconda dell'etnia del
villaggio. Quello che bisogna fare per averli non è difficile. E' solo talmente lento,
tedioso, ripetitivo e frustrante che farete come noi: lancerete il disco fuori dalla
finestra come un freesbee, maledicendo Nintendo e i suoi piccoli, odiosi, fedeli fanboy
che ve l'hanno consigliato. E che la caccia abbia inizio.
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