DRAGON QUEST VIII: Journey of the Cursed King

dragonquestcover2.jpg (36565 bytes)Il bollino bianco in copertina, che segnala la presenza della demo di Final Fantasy XII, funge quasi da deterrente della stravagante eccezionalità di Dragon Quest VIII. Paradossalmente Final Fantasy, che un tempo era l'unica, vera alternativa alla saga ruolista della Enix, c'entra adesso ben poco con quanto proposto nel titolo di Level 5. Lo si intuisce visualizzandone la demo, ma dopo gli ultimi due episodi si può dire che ce lo aspettavamo. Piuttosto, è questo ultimo Dragon Quest, con la sua idea di bidimensione romantica, con i suoi personaggi altamente caratterizzati, con le sue immense lande medievali ad averci favorevolmente spiazzato. Anacronistico è il Dragon Quest del nostro tempo. Come se Level 5 avesse cementificato sul Super Nes le direttrici essenziali del gioco di ruolo a turni ignorando, quantomeno sul profilo strutturale, i "passi in avanti" compiuti da SquareEnix in tempi non sospetti. Non vi è inutile sfarzosità in questo RPG. Il viaggio comincia con la rassicurante genuinità dell'eroe in cerca di avventure, e prosegue sulle ondulazioni emotive di un Y's o un Phantasy Star.....

A livello strutturale colpisce il fatto di dovere affrontare un combattimento casuale centralizzato. Così i turni risultano adeguatamente affiancati dalla performabilità personalizzante degli items, i quali forniscono linfa vitale ogni qual volta si concluda con una vittoria sul campo. I momenti di frustrazione non mancano, ma sono solitamente accettabili per frequenza e "accettati" per via della loro effettiva complessità. La strategia necessaria al superamento di ogni scontro è pari solo alla sagacia richiesta dalle fasi di esplorazione, che si esprimono in profondità offrendo momenti di concreto diletto. Il passaggio dal giorno alla notte gioca un ruolo essenziale: oltre a decretare una netta modificazione caratteriale degli abitanti dell'overworld, sancirà il potenziale nemico, laddove le creature assiepate nella oscurità si nullifichino con minore disinvoltura. L'universo di Dragon Quest VIII è ricco di momenti epici, di atti di coraggio mirevole, ma non risparmia velature ironiche e autoironiche atte a sdrammatizzare un constesto costantemente in bilico tra la imminente tragedia e la consapevolezza lieve di vivere un bel sogno. Ma lasciarsi trasportare dagli accadimenti non porterà al completamento discendente della epopea giacchè, in principal loco nelle fasi di combattimento, sarà opportuno pianificare ogni attacco e produrre un atteggiamento antitetico della superficialità perpetrata negli anni ultimi da mamma Squaresoft.

Oltre al racconto, Level 5 ha il merito di avere edificato un soggetto parallelo ricolmo di sincera credibilità. Gli ampi spazi dischiusi dal continuo peregrinare non avrebbero portato a nulla se non spalleggiati dalla veridicità umanoide dei protagonisti, alleati o meno. Il gioco di ruolo vive, in questa sterminata avventura, perchè sono le anime illuminate dell'overworld a farlo vivere. Pure nei limiti di una progettazione sovente accademica, che si abbandona ad alcune lungaggini meccaniche di scolo, non si potrà che sottostare, alla fine, al principio elementare della promulgazione sintattica. Raccogliere informazioni preziose al proseguimento è cosa che va fatta, ma a vantaggio della produzione Level 5 vi è l'autoconvincimento di essere "utili alla causa" anche quando il momento attivo non lo comporterebbe. Il team realizzatore ha perseguito l'ideale classico e primitivo della saga. Ha dato lustro alla storia. Ha preferito, e di questo gli siamo grati, non snaturare la mappatura genetica del JRPG di inizio anni '90 dispensando un processo di ristrutturazione che incidesse sul solo compartimento grafico. Pertanto il cel shading sparato a raffica su ogni singola formazione poligonale non si esprime smarrito, costituendo di fatto una credibile continuazione delle origini bitmappate della saga, che non viene umiliata nella iconografia portante bensì ampliata, cromatizzata, completata. Gli ambienti creati dai modellatori raggiungono eccellenza effettiva negli strati texturati dei campi verdi e delle lande tutte, e solo di rado giungono alla vista talune, piccole imperfezioni di tipo veniale. Stilisticamente notevoli si proclamano, infine, le musiche di accompagnamento, che vivono e spaziano nel gioco con la armonia strimpellata del perduto medioevo videoludico. Quel medioevo che ritorna fiero e cavalleresco in Dragon Quest VIII, e che difficilmente dimenticheremo.

 

 

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PRO

Spazioso, esteso e avvincente

Estrema caratterizzazione grafica

Ottima realizzazione sonora

CONTRO

Le lungaggini tipiche dei turni....

                      
                      

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