DRAGON
QUEST VIII: Journey of the Cursed King Il bollino bianco in copertina, che segnala la presenza della demo di Final
Fantasy XII, funge quasi da deterrente della stravagante eccezionalità di Dragon
Quest VIII. Paradossalmente Final Fantasy, che un tempo era l'unica,
vera alternativa alla saga ruolista della Enix, c'entra adesso ben poco con quanto
proposto nel titolo di Level 5. Lo si intuisce visualizzandone la demo, ma dopo gli ultimi
due episodi si può dire che ce lo aspettavamo. Piuttosto, è questo ultimo Dragon Quest,
con la sua idea di bidimensione romantica, con i suoi personaggi altamente caratterizzati,
con le sue immense lande medievali ad averci favorevolmente spiazzato. Anacronistico è il
Dragon Quest del nostro tempo. Come se Level 5 avesse cementificato sul Super Nes le
direttrici essenziali del gioco di ruolo a turni ignorando, quantomeno sul profilo
strutturale, i "passi in avanti" compiuti da SquareEnix in tempi non sospetti.
Non vi è inutile sfarzosità in questo RPG. Il viaggio comincia con la rassicurante
genuinità dell'eroe in cerca di avventure, e prosegue sulle ondulazioni emotive di un Y's
o un Phantasy Star.....
A livello strutturale colpisce il fatto di dovere
affrontare un combattimento casuale centralizzato. Così i turni risultano adeguatamente
affiancati dalla performabilità personalizzante degli items, i quali forniscono
linfa vitale ogni qual volta si concluda con una vittoria sul campo. I momenti di
frustrazione non mancano, ma sono solitamente accettabili per frequenza e
"accettati" per via della loro effettiva complessità. La strategia necessaria
al superamento di ogni scontro è pari solo alla sagacia richiesta dalle fasi di
esplorazione, che si esprimono in profondità offrendo momenti di concreto diletto. Il
passaggio dal giorno alla notte gioca un ruolo essenziale: oltre a decretare una netta
modificazione caratteriale degli abitanti dell'overworld, sancirà il potenziale
nemico, laddove le creature assiepate nella oscurità si nullifichino con minore
disinvoltura. L'universo di Dragon Quest VIII è ricco di momenti epici, di atti di
coraggio mirevole, ma non risparmia velature ironiche e autoironiche atte a sdrammatizzare
un constesto costantemente in bilico tra la imminente tragedia e la consapevolezza lieve
di vivere un bel sogno. Ma lasciarsi trasportare dagli accadimenti non porterà al
completamento discendente della epopea giacchè, in principal loco nelle fasi di
combattimento, sarà opportuno pianificare ogni attacco e produrre un atteggiamento
antitetico della superficialità perpetrata negli anni ultimi da mamma Squaresoft.
Oltre al racconto, Level 5 ha il merito di avere edificato
un soggetto parallelo ricolmo di sincera credibilità. Gli ampi spazi dischiusi dal
continuo peregrinare non avrebbero portato a nulla se non spalleggiati dalla veridicità
umanoide dei protagonisti, alleati o meno. Il gioco di ruolo vive, in questa sterminata
avventura, perchè sono le anime illuminate dell'overworld a farlo vivere. Pure
nei limiti di una progettazione sovente accademica, che si abbandona ad alcune lungaggini
meccaniche di scolo, non si potrà che sottostare, alla fine, al principio elementare
della promulgazione sintattica. Raccogliere informazioni preziose al proseguimento è cosa
che va fatta, ma a vantaggio della produzione Level 5 vi è l'autoconvincimento di essere
"utili alla causa" anche quando il momento attivo non lo comporterebbe.
Il team realizzatore ha perseguito l'ideale classico e primitivo della saga. Ha dato
lustro alla storia. Ha preferito, e di questo gli siamo grati, non snaturare la mappatura
genetica del JRPG di inizio anni '90 dispensando un processo di ristrutturazione che
incidesse sul solo compartimento grafico. Pertanto il cel shading sparato a
raffica su ogni singola formazione poligonale non si esprime smarrito, costituendo di
fatto una credibile continuazione delle origini bitmappate della saga, che non
viene umiliata nella iconografia portante bensì ampliata, cromatizzata, completata. Gli
ambienti creati dai modellatori raggiungono eccellenza effettiva negli strati texturati
dei campi verdi e delle lande tutte, e solo di rado giungono alla vista talune,
piccole imperfezioni di tipo veniale. Stilisticamente notevoli si proclamano, infine, le
musiche di accompagnamento, che vivono e spaziano nel gioco con la armonia strimpellata
del perduto medioevo videoludico. Quel medioevo che ritorna fiero e cavalleresco in Dragon
Quest VIII, e che difficilmente dimenticheremo.
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