ETERNAL
DARKNESS" Il
Diavolo regge i fili che ci muovono!
Gli oggetti ripugnanti ci affascinano;
ogni giorno discendiamo di un passo verso l'inferno,
senza provare orrore, attraversando tenebre mefitiche."
CHARLES BAUDELAIRE-AL LETTORE(LES FLEURS
DU MAL)
Perchè ho cominciato la
recensione con un tratto de "I fiori del male" del maestro Baudelaire? Perche'
ho iniziato in un modo così atipico? Perche' questo gioco è veramente diverso, atipico,
e questo tratto de "I fiori del male" riassume molto bene quello che i Silicon
Knights hanno voluto portare sui nostri schermi. Questo NON è nè vuole
essere un survival horror, bensì si presenta come un tomo elettronico
che vuole farci giocare con argomenti di cui il misero umano non dovrebbe nemmeno proferir
parola. Ci propone un viaggio introspettivo e psicologico in tutte quelle tematiche con le
quali l'uomo attanaglia la propria mente dall'alba dei tempi: chi sono? Da dove veniamo?
Dove andiamo? Chi è Dio? Questo gioco si presenta come una produzione dal target adulto,
e forse riesce ad esserlo più di ogni altro gioco in commercio. Come dite? Resident
Evil? Gta san andreas? No No No. Non me ne vogliano i bambinacci
brufolosi cresciuti a pane, frasi fatte e Playstation 2; non bastano assolutamente qualche
aberrazione genetica, delle pallottole, sangue o un po' di linguaggio colorito per fare un
prodotto adulto, assolutamente no. Un prodotto, per essere adulto, ha bisogno di
tematiche, intreccio, basi solide insomma, e questo gioco, consentitemelo, ne ha da
ricoprirci tre volte produzioni più blasonate, ma che in fondo sanno di vuoto e di
stantio. I "Cavalieri di silicone" bussano alla porta del maestro Lovecraft e si
appropriano del Necronomicon per donarcelo in tutto il suo malefico ancestrale fascino, ma
attenzione, non stiamo parlando del Necronomicon dei film di serie Z, quello che se lo
apri ti tira fuori una vagonata di scheletri putrefatti e dalla favella ardita. Parliamo
del libro maledetto che mai l'uomo dovrebbe elevarsi ad aprire, il libro che conduce alla
pazzia, l'opera maledetta dell'arabo pazzo Abdul Alhazred.
Lovecraft ce lo dipinge come ciò che non può essere
nominato, radicato e creato con ciò che dimora nell'oscuro del subconscio umano stesso, e
frapposto a cui l'uomo altro non è che una pedina manovrabile, un burattino di carne e
ossa destinato a marcire.
I Silicon Knight prendono il Necronomicon (qui denominato Libro delle tenebre) e lo
intrecciano magistralmente con la storia della famiglia Roivas viaggiando per le
vicissitudini di 12 personaggi diversi locati in 2000 anni di storia umana, ognuno con i
propri credo e con le proprie motivazioni, col denominatore comune situato proprio nel
libro maledetto e in un destino comune scelto per loro eoni prima della loro nascita. Il
gioco, dal lato puramente estetico, mostra qualche strascico di troppo del suo passato
sviluppo (era inizialmente previsto per il caro vecchio mangiacartuccione Nintendo 64).
Infatti i modelli poligonali risultano un po' poveri e legnosi nei movimenti, e la
compressione dei FMV sovviene invero un po' mediocre, anche se poi il titolo rialza la
testa e "pesta sull'acceleratore" con gli effetti speciali di luci et similia
che stanno li a ricordarci di un hardware di ultima generazione. Poi vi aggiungiamo una
magistrale costruzione degli ambienti poligonali (alcuni splendidi come le antiche rovine,
altri un pochino più sottotono come la residenza dei Roivas) e un sapiente uso di una
regia a telecamera fissa che ci propone delle inquadrature dal taglio
"surreale", unito poi a un sonoro da premio oscar e una trama pesante come un
blocco di granito nonchè l'insanity meter.
Ma cos'è l'insanity meter? Tecnicamente solo una semplice barra verde sullo
schermo. In pratica una delle più geniali trovate nel campo dei videogiochi da che il
videogioco esiste. Geniale e devastante al tempo stesso, quest'artificio altri non è che
l'indicatore della nostra sanità mentale, mi spiego: quando il nostro personaggio entra
in contatto con alcune delle immonde creature (non molto diverse l'una dalle altre invero)
il suo livello di sanità mentale tenderà a scendere per poi portarlo gradualmente dei
meadri più bui della follia stessa.
Quali effetti produce questa follia? Beh iniziamo col dire
che l'esito sarà direttamente proporzionale alla quantità di sanità mentale che avremmo
perso, ma non vi dico oltre per non rischiare di rovinarvi la sorpresa; vi dico solo che
ciò che avrete davanti non si limiterà alle pure e semplici allucinazioni. Vi è da
aggiungere poi che la facilità con cui potrete impazzire è strettamente legata al
personaggio che vi troverete a controllare, infatti uomini dalla forte fede come Paul
Luther avranno meno possibilità di impazzire di una persona strettamente
legata agli studi accademici e terreni come Maximilian. Il resto dovreste
scoprirlo da soli, con un solo appunto: per favore, non cercate di far scendere
appositamente la sanità mentale del vostro personaggio solo per scoprire tutto
quello che c'e' da scoprire; l'unica cosa che ne ricavereste è la pestebonda sensazione
di essersi rovinati un capolavoro stretto fra le mani solo per la smania di avere tutto e
subito. Lasciate fare con naturalezza il proprio corso al gioco ed esso saprà ripagarvi a
dovere. Una menzione speciale devo doverosamente farla al sonoro: senza paura di attirarmi
critiche e di essere smentito posso dire che il comparto acustico è qunto di meglio si
sia udito, e non lasciatevi ingannare dalla mancanza di una vera e propria colonna sonora
portante: Eternal Darkness non ne ha bisogno, esso ci ripaga con una serie di cantilene,
urla, lamenti, singhiozzii, versi baritonali e voci d'angelo che sapranno trascinarci
nell'essenza del dolore e della paura stessa. Come non parlare poi del doppiaggio (in
inglese). Possibilmente, ci troviamo di fronte al doppiaggio più inquietante mai ottenuto
da un videogioco; qui raggiungiamo i livelli di produzioni hollywoodiane della miglior
specie.
La giocabilità è di ottima qualità, anche se mutua molto
del suo essere dalla saga horror del buon Mikami (Resident Evil) e
mostra un po' della sua ormai venerada età, per quanto non comprometta affatto
l'esperienza di gioco, come dire, vecchia ma ancora molto molto buona. In tal senso, un
artificio gustoso del titolo è la capacità del libro delle tenebre di permettere agli
umani l'uso della magia. Questi poteri sono strutturati su di un interessante e articolato
sistema basato sulle rune: essi sono dei simboli magici che andranno raccolti,
decifrati (tramite alcuni codici incisi su delle steli di pietra) e combinati fra loro in
alcuni "circoli esoterici". Sembra complicato, e forse lo è un po', ma è assai
più gustoso del classico incantesimo trovato lì per caso bello e pronto all'uso a cui
siamo troppo spesso abituati. Ma passiamo ora ad analizzare la longevità: per terminare
Eternal Darkness la prima volta saranno sufficienti una ventina di ore, ma la avventura
merita di essere rigiocata piu volte, non solo per completarla in modo diverso con tutti e
tre gli artefatti che ci troveremo di fronte, non solo per quella manciata di segreti
custoditi, ma altresì per approfondire il vostro punto di vista nei confronti di questo
autentico tomo elettronico. Vi prego non vedetelo come un ammasso di codice che una volta
terminato andrà a riposare nel limbo dei dannati: "rileggetelo" una, due, tre o
più volte e carpite tutto ciò che ha da insegnarvi. E cosa dire in definitiva? Questo
titolo, pur portandosi dietro qualche strascico della sua problematica realizzazione,
polverizza già dai nastri di partenza molte produzioni "fashion" tanto care ai
nostri amichetti brufolosi in piena crisi ormonale. Essendo un grande appassionato di
Lovecraft e dell'occulto in generale, sono stato totalmente rapito da questa affascinante
opera dei "cavalieri di silicone", malgrado non sia propriamente adatta a tutti.
Eternal Darkness ti attrae nella sua bellezza e ti opprime con la claustrofobia delle sue
ombre metifiche. Dirvi di provarlo, a questo punto, sarebbe un eufemismo visto che in poco
tempo non potrete neppure rendervi conto di quanto il titolo abbia ad offrirvi.
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