F.E.A.R. Polpettone horror all'ultimo
grido, progettato per funzionare su configurazioni allarmanti, F.E.A.R. è
anche pensato per assecondare in tutto il mercato. Quindi sparatutto in prima persona per
PC, quintali di tecnica grafica ultramoderna e distruzione senza compromessi. Fine della
recensione. Ah, vero, dovremmo approfondire perchè in molti hanno già definito il titolo
Monolith come tra i migliori degli ultimi tempi, sicchè vi saranno caratteristiche degne
di una trattazione più specifica. Ma in realtà non è così. Esclusa una A.I. piuttosto
evoluta, non vi sarà nulla, in F.E.A.R., che non sia il solito progredire labirintico a
oltranza sparando a tutto. Nulla che non sia il classico "punta e abbatti",
seppure stiloso, finalizzato alla acquisizione di power up o nuove armi. Vi è
una forte componente splatter, però, e questo in un certo senso è un bene, e la
atmosfera è di quelle raffinate. Ma la domanda è: l'universo dei PC aveva davvero
bisogno di un nuovo FPS? La risposta è no, naturalmente. Francamente non siamo più in
grado di reggere un titolo del genere dopo aver visto roba come Shadow of the Colossus.....
Tuttavia, se la vostra unica piattaforma di gioco è il PC,
quella Monolith è una attrattiva mica da ridere, che ti spara sul monitor una
giocabilità arcaica ma ottimamente implementata, che vede questi nemici assecondare
sofisticate tattiche di guerriglia, che vede questa oscurità, maledetta, stagliarsi con
rigore nella frenesia circostante. Non vi è superficialità in F.E.A.R. Ogni tassello
neurocaratteriale risponde a una visione ludica centellinata, studiata nella continuità
scenografica con l'intento di trasfigurare al massimo la esperienza interattiva. La
esplicita ostentazione del sangue, delle membra spappolate e dei crani rende la
soppressione del nemico più appagante di quanto lo fosse in Half-Life 2, ma
finisce anche per sbolognare la atmosfera quasi surreale del titolo Valve. Innegabile la
oggettiva longevità del tutto: spari, fai saltare in aria una intera squadriglia nemica,
cammini sgusciando per un chilometro, sali, scendi, distruggi, ti ritrovi circondato da
orribili creature, apri sottopassaggi, arrivi a un terminale e ti accorgi che sei ancora a
un quarto del percorso della prima area del primo stage. Il fatto di essere pensato per il
singolo giocatore, pur presentando una completa modalità in multiplayer online,
garantisce a F.E.A.R. i benefici di una voluminosa ostilità, creata per innescare un
livello di resistenza che si adatti all'ambiente, che ne sfrutti ogni pertugio al fine di
convertirne la fisicità in funzione del posizionamento dei nemici.
La eccezionalità scenografica dello sparatutto Monolith
non rappresenta un avvenimento eclatante, anzi era cosa ampiamente preventivata. Viste le
esose richieste di sistema, non pensiamo si potesse pretendere di meno di una sontuosa
rappresentazione delle immagini, degli effetti, delle animazioni. Il dettaglio grafico è,
in F.E.A.R., assolutamente sintomatico. I frizzi e i lazzi tecnologici, più che assistere
minuziosamente la rappresentazione ambientale, sono pura manifestazione dell'ambiente
stesso: evitano furbescamente la ottimizzazione del particolare e appaiono, a una analisi
oggettiva e disinteressanta, ampiamente deficitari nell'ambito strettamente stilistico.
Naturalmente siamo lontani un anno luce dai fasti di Resident Evil 4 (versione
Gamecube) e, anche nella ovvia discrepanza del genere ludico rappresentato, siamo portati
a non apprezzare del tutto il dispiegamento di mezzi occorso per lustrare quello che è e
resta un semplice sparatutto in prima persona. Le animazioni sono indubbiamente
fantastiche, realistiche fino al disgusto, con i nemici che saltano, schivano, effettuano
capriole, prendono la mira, si fermano per ricaricare l'arma subendone il rinculo una
volta scaricata addosso al nostro alter ego, si accasciano al suolo stramazzando e
contorcendo e...beh, questo è tutto ciò che vi era da esprimere nella disamina tecnica.
Nell'ambito sonoro si resta storditi dalla amplificazione degli effetti e, per il resto,
non abbiamo proprio digerito le classiche intrusioni pseudofantascientifiche alla Matrix,
con i soliti slowdonw e bullet time che appaiono più come una forzatura
stylish che come una reale necessità del gameplay. F.E.A.R., in definitiva, è
un titolo abbastanza pretenzioso, sicuramente valido nella sua tipologia, ma anche privo
di qualsiasi spunto di originalità estetica o strutturale che lo aiuti a elevarsi dalla
massa.
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