FINAL FANTASY X

ffxcover.jpg (21024 bytes)Capitolo decimo di Final Fantasy. Squaresoft, a un passo dalla fusione con Enix, affida a Sakaguchi il compito di realizzare il più spettacolare gioco di ruolo mai visto prima. Ambienti tridimensionali in tempo reale al posto dei fondali prerenderizzati, dialoghi parlati anziché soltanto scritti, espressioni facciali sui volti dei protagonisti. Ecco cosa porta di nuovo Final Fantasy X all'interno della saga. Ma come spesso accade, è proprio sul fattore tecnico che verte l'intera produzione, sacrificando altri aspetti fondamentali. Sakaguchi agisce comunque in buona fede, come sempre, raccontandoci una nuova storia nel modo più fresco possibile. Nasce così il mondo di Spira, continente dall'aspetto fondamentalmente asiatico in cui s'intrecciano mitologie e culture differenti. Attraverso gli occhi stupiti dell'ossigenato Tidus, scopriremo passo dopo passo un universo parallelo studiato nei dettagli. Su Spira la tecnologia è bandita da una religione pseudo-buddista, il culto di Yevon, ma i primi individui autoctoni che incontreremo saranno gli Albhed, una tribù atea che non si pone problemi di sorta nell'utilizzare le macchine.

Essi poi parlano un linguaggio incomprensibile, che diverrà col tempo sempre più accessibile tramite l'ausilio di oggetti-chiave specifici. Inoltre una misteriosa e gigantesca divinità organica chiamata Sin sta devastando l'intero pianeta. Unico modo per fermarla: giungere alla capitale abbandonata, Zanarkand. Le trovate ispirate non mancano, peccato però che non vi sia una soluzione di continuità nel proporle, facendo sì che le fette migliori di Final Fantasy X si trovino nelle prime ed ultime ore di gioco. Il gruppo di personaggi, pur trovandosi al confine tra eterogeneo e disomogeneo (si passa da vestiti etnici ad abbigliamenti radical-chic), riesce ad essere ben caratterizzato a mani basse grazie alle sequenze cinematografiche; sarebbe meno facile rendere altrimenti la flemma del mentore Auron, l'immaturità di Tidus, la spontaneità di Wakka, il fatalismo di Yuna, la riservatezza di Lulu, gli infantilismi di Rikku o l'orgoglio di Kimhari. Certo, gli ingredienti ci sono per realizzare un buon titolo. Ma una volta superato il prologo, ci si accorge che il ritmo di gioco tende a perdere colpi. Porteremo avanti una storia che non decolla mai veramente, piena di ingenuità a livello narrativo e riassumibile in poche righe, le quali coincidono con la fase iniziale e quella finale. Tutto quello che sta in mezzo, ovvero il viaggio verso Zanarkand dei nostri protagonisti, pare composto da eventi ficcati dentro alla bell'è meglio per allungare il brodo (davvero patetico ad esempio il momento in cui Yuna rischia di sposare Seymour, risibile infame camuffato da onesto), avvincenti solo in pochi casi. Saremo incastrati in un percorso su binari, che elimina quel minimo di esplorazione che potevamo trovare nelle tradizionali world map.

E qui scatta il fattore ludico, piuttosto deludente. Non troppo determinanti sono i punti a favore, come la possibilità di utilizzare tutti i personaggi nella medesima battaglia tramite un comodo turn-over, oppure il livellamento manuale degli stessi attraverso uno stimolante diagramma chiamato sferografia; decisivi invece gli aspetti negativi, in primis l'abolizione dell'Active Time Battle, che rispedisce il sistema bellico indietro di anni, congiunta alla ripetitività dei party nemici, troppo spesso composti da versioni potenziate degli stessi esseri. Inventa una nuova storia, semplifica il gioco, potenzia l'impianto tecnico. Questi i dettami pienamente rispettati dal team di sviluppo, dunque. Sebbene graficamente non vi sia nulla da sindacare, la nostra memoria non può fare a meno di paragonare le lande in tempo reale di Spira con gli affreschi renderizzati di Chrono Cross o con i luoghi più carismatici di Final Fantasy VII, confronto estetico dal quale Final Fantasy X non riesce ad uscirne indenne. Va aggiunto che durante l'avventura osserveremo almeno tre modelli tridimensionali di Tidus e Yuna, che variano dai campi lunghi ai primi piani. Ciò assicura la massima espressività ai due protagonisti, ma lo scarto poligonale appare fin troppo vistoso. Impietosa la versione PAL del RPG in questione, schiacciata da spesse bande nere e visibilmente rallentata, al punto da sfasare leggermente l'audio negli eventi più lunghi. E a proposito di audio, musicalmente Uematsu si fa sentire davvero soltanto nello splendido main theme, per poi confezionare una colonna sonora che non riesce a lasciare il segno. Francamente, Final Fantasy X approfitta palesemente del neo-utente occidentale, o di chi è convinto di aver giocato per la prima volta a un JRPG con Final Fantasy VIII. Si avverte però vagamente, al di sotto di ogni rovinosa logica commerciale, una sincera passione da parte degli ideatori, e ciò riesce a salvare il gioco dal punto di non ritorno. La serie ha perso la sua dignità ormai da tempo, ma toccherà il fondo definitivamente alla prossima puntata, grazie al nefasto seguito di questo appena discreto titolo.

 

 

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PRO

Mondo virtuale bello a vedersi

Il main theme di Uematsu

                       

CONTRO

Fortemente lineare

Sistema di gioco semplificato

Narrazione che annaspa

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Note di produzione