GAROU: Mark of the Wolves Nel 2005 SNK Playmore decise, con
sorpresa di tutti, per la conversione Playstation 2 di Garou: Mark of the Wolves.
Quattro anni dopo la ottima edizione Dreamcast veniva quindi accontentata una fascia di videoplayers
che sulle nuove console era storicamente poco considerata. Ci avrebbe pensato la stessa
Playmore, nei mesi successivi e grazie alle riedizioni dei titoli chiave di SNK, a mettere
le cose a posto sul fronte del beat'em up bidimensionale per PS2. Riguardo Garou,
la software house nipponica se ne uscì con una edizione deluxe contenente gioco e stick
dedicato, tuttora discretamente reperibile su Ebay ma a prezzi piuttosto elevati.
Evidentemente i realizzatori, consapevoli dell'interesse che ancora gravitava sul titolo,
vollero testare la fedeltà di una schiera di utenti che non aveva mai del tutto
abbandonato la scena NEO GEO. Non a caso l'iniziativa ottenne un discreto successo,
sebbene il bundle (così come il gioco) fosse destinato a rimanere entro i confini del
Giappone. Dal canto nostro, ci siamo accontentati della ristampa distribuita di recente
per pochi dollari sempre su suolo nipponico.
Il gioco è quello. Lo abbiamo sviscerato prima in arcade e poi su Dreamcast, trovando la pace dell'uno contro uno a incontri e scorgendo la pura evoluzione del combo system di applicazione bidimensionale. Garou prende le distanze dalla rigidità di combattimento dei precedenti Fatal Fury, avvicinandosi per ritmica di esecuzione alla saga di King Of Fighters o allo stesso Street Fighter III 3rd Strike. La possibilità di bloccaggio degli attacchi avversari è in effetti paragonabile al parrying system del terzo strike capcomiano, anche se le dinamiche di avvicinamento risultano perlopiù originali. Il tempismo, in Garou, è tutto. E non è neppure tanto difficile imparare il linkaggio combo più efficace per ogni lottatore, vista la precisione chirurgica delle collisioni nonchè del sistema di controllo, che risponde caricando le mosse in anticipo per una concatenazione di pugni potenti e proiezioni di alta coreografia. La rappresentazione delle tecniche di combattimento vede i protagonisti sfidarsi alla pari, in virtù di un perfetto bilanciamento tra mosse normali e speciali. L'equilibrio raggiunto dagli incontri garantisce la assoluta incertezza sull'esito finale, che sarà determinato solo e sempre dalla abilità del manovrante umano, quale che sia il lottatore prescelto. Ma fattore "professionalità" a parte, Garou sa essere convincente anche con il neofita, allorchè non si riscontrano combinazioni così articolate da creare imbarazzo in fase di trasformazione delle mosse. In ambito contenutistico la versione Playstation 2 offre, per il gioco in singolo, uno Story Mode e un Survival. Una modalità online è prevista, ma non supportata in territorio occidentale, mentre in ambito opzioni si riscontra diffusa completezza, visto che è possibile applicare i filtri alla immagine, selezionare tre tipi di schermata (normale, allungata o allargata a tutto lo schermo) e usufrurire di una colonna sonora remixata. Immancabile infine la galleria di immagini sbloccabili, per accontentare l'otaku, ma a noi che non lo siamo interessava principalmente il coefficiente di conversione. E bisogna dire che il livello di fedeltà con il coin-op risulti assoluto sia sul profilo estetico che su quello dei controlli. Quindi ritroviamo sua maestà character design e sua eminenza animazione applicati a un fondale che non cala mai di ispirazione, che muove treni, automobili, persone, che cambia di colore e che presenta un dettaglio fuori dal comune. Ci si rende conto della complessità scenografica, che era tale su NEO GEO e che resta tale sulla piattaforma Sony, soffermandosi sul particolare, volgendo lo sguardo prima ai protagonisti, poi su ciò che accade nello sfondo: vengono fuori due strati bidimensionali paralleli talmente complessi che quasi non si crede che tutto ciò girasse, nel 1999, su di una scheda vecchia di dieci anni. A mantenere elevato il feeling del coin-op ci pensa anche la istantaneità dei caricamenti, giusto per non frammentare il gameplay e non far rimpiangere il cartuccione. Potremmo ultimare col sonoro, parlandovi della sostanza technojazz del surrond e della monofonia ricercata e sperimentale, ma anche qui finiremmo per magnificare e tessere lodi, sicchè preferiamo chiudere la questione Garou: Mark of the Wolves inserendo lo stesso nella elite dei picchiaduro a incontri per Playstation 2.
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PRO |
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Tecnico, semplice, veloce |
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Esteticamente elegantissimo |
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Conversione impeccabile |
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CONTRO |
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Nulla di rilevante |
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