GIGAWING GENERATIONS

gigacover2.JPG (16484 bytes)La versione arcade di Gigawing Generations, uscita verso la fine del 2004, ci aveva impressionato a tal punto che la attesa per la edizione Playstation 2 si era fatta pressante. Così, viste le caratteristiche della TypeX, la nuova scheda coin op realizzata da Taito, che sulla carta sarebbero decisamente alla portata della console Sony, un arcade perfect era quantomeno auspicabile. Invece, dopo aver saggiato il livello della conversione, siamo ritornati a quindici anni fa, quando Tiertex realizzava i porting della Capcom su Amiga e quando la parola arcade perfect era ancora una chimera riservata a una manciata di produzioni per console. La versione Playstation 2 di Gigawing Generations è francamente imbarazzante, e ancora non sappiamo se un tale risultato sia frutto della cattiva volontà di Takumi, o se effettivamente la tecnologia TypeX non sia raggiungibile dal 128 bit (molto improbabile). Sta di fatto che osservando il titolo in azione si avverte la spiacevole sensazione che i programmatori non avessero tempo da perdere in ottimizzazioni o robe simili, creando una sorta di motore emulato (male) del titolo originario.

La prima spiacevole sorpresa, scorrendo tra le scarne opzioni, è data dalla impossibilità di ribaltare il monitor per ottenere la risoluzione dell'arcade. Due sole le possibilità offerte: bande laterali marcate, con visus che si riduce a una miniatura della risoluzione originale, e bande laterali medie, con risoluzione adattata, o meglio allargata, per soddisfare una maggiore porzione di monitor. Entrambe le soluzioni si rivelano inadeguate agli standard offerti dalle conversioni Cave e Psikyo, e non riescono a restituire minimamente la verticalità del coin op. Ma, attenzione, non è questa la lacuna più grave della conversione. Infatti non appena cominci a giocare ti accorgi che qualcosa, nelle animazioni, non torna. Il gioco in sè non rallenta nè scatta, ma il compromesso per evitare tali disfunzioni è quantomeno catastrofico: venticinque fotogrammi al secondo. Cioè venticinque, nemmeno trenta, e con tutta quella sensazione di flikerio che ti brucia gli occhi, compromettendo la precisione degli spostamenti e rendendo impossibile, realmente impossibile, una localizzazione adeguata dei proiettili avversari. Una tragedia. Il motore originale viaggiava a sessanta fotogrammi al secondo sparati, e la differenza appare incredibilmente marcata. Paradossalmente nella sezione Tutorial, che spiega il sistema di controllo, la grafica si muove alla velocità originale e ti accorgi di come sarebbe stato il tutto se solo si fosse rispettato lo standard qualitativo dell'arcade.

Parlare della struttura ludica dello sparatutto sovviene quindi abbastanza complicato. Tutto è rimasto invariato, per carità, con il sistema deflettore ancora al centro della giocabilità, e con un divertimento che si impenna sull'altare di tale concessione. La frenesia elevata crea una confusione sistematica che lascia spiragli, nel senso che la deflessione dovrà avvenire in modo sensato, senza abusarne, perchè il tempo che intercorre per la ricarica del sistema è abbastanza prolungato. Ma non serve a nulla parlarne. Lo stravolgimento della velocità, della fluidità, e quindi della fruibilità della esperienza di gioco rende la maggior parte della situazioni altamente ingovernabili e ciò che resta è solo rimpianto. Un vero peccato, perchè la grafica (nel senso fotografico del termine) si presenta abbastanza dettagliata, ricca di poligoni, anche orignale nella rappresentazione delle astronavi e cromaticamente soddisfacente. Come detto di rallentamenti non se ne vedono, anche nelle situazioni di esplosione multipla con scie di luce, ma è giusto una considerazione atta a condannare ancora di più la scelta di ridimensionare il frame rate. Se poi non siete dei puristi, e vi basta smanettare per un po' con uno sparatutto preso a caso, forse Generations riuscirà a divertirvi anche per mezz'ora, prima ovviamente che la cataratta colpisca i vostri bulbi oculari. Il sonoro è l'unica parte del gioco traslata perfettamente. Ed è l'unica, guardacaso, che non aveva lasciato il segno nemmeno in sala giochi grazie alla orchestrazione anonima, agli effetti per nulla avvolgenti, alla completa atonia di tutti i brani presenti. Gigawings Generation è ciò che sovente si indica come flop colossale; i rimpianti per un potenziale arcade perfect si infrangono sul timore che i nuovi giochi sviluppati su TypeX non possano essere convertiti adeguatamente. Quantomeno sulle attuali tecnologie....    

 

 

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PRO

Si può giocare in due...

                       
                      

CONTRO

Meno di 30 fotogrammi al secondo

Impossibilità di ribaltare la tv

Sonoro scarsamente accattivante

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Note di produzione