GEARS OF
WAR 2 Dopo due anni dall'arrivo di
Gears of War il medium videoludico è sempre più destabilizzato e tormentato da derive
commerciali, dilaganti e corrosive. Gears of War 2, così come il
predecessore fece a suo tempo, riaccende nell'uomo la speranza di un futuro vivibile, dove
la qualità riesce a insediarsi anche in prodotti confezionati per le masse. Gears of War
fu incoraggiante nel proporre una svolta consistente nelle meccaniche dello shooter
tridimensionale, proprie di quei concorrenti che avrebbe poi neutralizzato. L'idea di
indirizzare gli istinti interattivi del giocatore in una frenetica corsa alla barricata fu
talmente ben espressa da giustificare l'azione di gioco monotematica. Con Gears of War 2,
Epic Games può permettersi sostanziose variazioni sul tema principale, avendo già
ottenuto gli adeguati riconoscimenti per un gameplay votato allo sparo che di fatto ha
declinato in maniera nuova, contribuendo all'evoluzione del genere.
Così, Gears of War 2 ostenta da subito possibilità di interazione diversificate, che
esulano dall'ormai paradigmatico sparare accartocciati contro a un muro. Si tratta di
impadronirsi di torrette montate su macchinari corazzati, mentre locuste a cavallo di
alieni volanti fanno fuoco sugli alleati. Si tratta di fronteggiare nemici esplosivi che
corrono verso di noi a una velocità folle. Si tratta di abbattere mostri giganti a colpi
di mortaio, di manovrare mezzi cingolati distruggendo ogni cosa. Superate le iniziali fasi
da copertina, Gears of War 2 inizia a comportarsi come era auspicabile facesse (leggi:
esasperazione del sistema di barricata improvvisata). Avremo così barriere da innalzare,
ripari di origine animale, ma anche muraglie che si frantumano, scudi di carne offerti
dalle carcasse dei nemici morenti. In quest'ultimo caso è permesso avanzare impunemente
sotto il fuoco nemico, fino allo sgretolamento del cadavere. La formula che ha fatto la
fortuna di Gears of War ha beneficiato di un raffinamento che esalta ulteriormente il
sistema di controllo: con estrema naturalezza sono permesse acrobazie e contorsioni che
traducano il gameplay in un flusso ininterrotto. La fonte di maggiore estasi è
rappresentata ancora una volta dalla guerra di trincea, alla quale si alternano situazioni
che ricordano lo shooter arcade su binari, contestualizzate in maniera indolore e diluite
con parsimonia rispetto alla ridondanza delle fasi iniziali sopra descritte. L'evoluzione
rispetto al predecessore è totale: mostri che fungevano solo da ornamento per i filmati,
ora sfondano le frontiere delle cut scene per entrare nella fase attiva del gioco.
Congiuntamente aumenta la nostra potenza di fuoco con l'introduzione dell'artiglieria
pesante.
Al videogioco degli anni duemila è richiesto un accompagnamento narrativo che giustifichi
in maniera approfondita le gesta degli eroi virtuali, indipendentemente dal genere di
appartenenza. Gears of War riuscì in parte a sottrarsi al contagio, ma il seguito deve
inevitabilmente piegarsi alle esigenze del consumatore. I filmati di interruzione sono
numerosi, ma fortunatamente non arrivano ad essere invadenti, come non arrivano ad
aggiungere molto di più alle personalità dei personaggi rispetto a quanto facciano i
riusciti dialoghi in-game. Eppure sarebbe bastata la sola atmosfera, sempre più da sci-fi
horror movie, e le magnifiche ambientazioni, che alla desolazione del prequel aggiungono
la dimensione del macabro e del drammatico. La fase interattiva si fonde a quella
narrativa nell'esaltazione di una truculenza necessaria per sopravvivere e di uno splatter
elegante e rigoroso, con cui Gears of War 2 reclama l'eredità spirituale di Doom, quando
inconsapevolmente diventa il fratello malvagio (e tridimensionale) di Metal Slug,
avvicinandosi pericolosamente all'ossessione per l'alieno antropomorfo da sbudellare di Jet
Force Gemini. L'opera di Epic Games è una festa di sangue pervasa da presagi di
morte, pericoli incombenti, rivelazioni allarmanti: una perpetua atmosfera da gran finale,
potenziata da un travolgente comparto audiovisivo. L'esperienza ludica non può che
giovarne, giungendo così a vette di eccellenza.
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