GTA: San
Andreas Tutti possiedono le Nike Shox.
E' una mania. Ti vedi questi handicappati molleggiare per strada tipo ispettore Gadget e
allungare stilosi gli ammortizzatori rosa, fieri dei trenta centimetri guadagnati lì su
per le caviglie fino alla costantiniana cresta gelatinosa. Sono stampati in serie. Li vedi
muoversi a coppie con questi occhialoni viola e sostare nei bar più trend del paese, con
il vento che smuove i loro foulard rosa chiaro mentre John Woo in persona rallenta la
scena immortalandone la plasticità. Ora, GTA: San Andreas è
l'antivideogioco. Quindi i mediocri The Games Machine e Videogiochi
gli affibiano nove, nove, nove e questo cazzo. Affetti dalla sindrome del
dodicenne ritardato, codesti idioti si mettono a ululare, e non sia mai di
toccar loro l'immondizia. Quindi l'altro giorno su "Cronache Marziane" si
dibatteva, con tanto di psichiatri, addetti ai lavori, spastici e morte, sulla pericolosità
dei temi trattati dal titolo Rockstar e sul fatto che, giochi di questo tipo, finiscano
puntualmente tra le mani dei bambini. Quanto sei banale, Alessandra C.,
quando dici che GTA è gesù bambino.
Tutti possiedono San Andreas. Masterizzato
naturalmente. Il videogioco divenuto di culto in due mesi dacché si spara e ci si
muove liberi dissoluti per le strade a suon razzie, a rubare, a fare. Ma quanto è cool
codesto gioco-bimbominkia, che ti vede nei panni del
cattivo e ti consente tutta una serie infinita di azioni da consumarsi in purghe,
fascismi, al che ci si immagina Konami che prende Castlevania e ribalta i protagonisti
tal da avere Dracula che succhia il mondo alla prima partita, perché è immortale,
con la
partita che perde di significato allo scandire del minuto sette. Lo chiamano free-roaming,
ma in verità vi dico che è un continuo girovagare a vuoto per vicoli. Rockstar Games ha
opzionato la via
più breve: niente scrittura, niente level design, niente narrazione, niente
gameplay. E crea il mito dell'italiano medio - il prototipo leggitore di The Games Machine - che si riunisce il sabato sera
con gli amici Nike Shox di questo cazzo per mostrar loro come ci si diverte
sparando a questo cazzo. San Andreas non ha filo conduttore. Come se Capcom
realizzasse zombie senzienti in grado di adoperare armi. Sarebbero
invincibili. Il gameplay si consumerebbe univoco e il discorso del dover
gestire intelligenze artificiali verrebbe meno. San
Andreas è il titolo più osceno mai concepito perché privo di scopo, poiché
deprivo della traccia, di una pur vagamente distinguibile mappatura del
percorso.
A San Andreas si è dato nove, lo stesso voto che ottenne Ico.
Quindi per voi San Andreas vale quanto Ico: vorremmo esser voi. Si
vorrebbe esibire
i vostri trapanati orifizi. Si vorrebbe poter dispensare il ciarpame di PSM e
ancora farla
franca, dopo. Si vorrebbe ambire al centone in eccesso in busta e per cui
convocare l'ex gerarca SS a farci il bukkake e a pisciare. Si vuol davvero parlare di San
Andreas? Si parli di tecnica: San Andreas fa in tempo a nullificare l'intero processo di
evoluzione del 128 bit Sony dal 1999 a oggi. Soul Calibur II e Tekken 5 non
son bastati a indottrinare i programmatori su come realizzare un corpo poligonale
texturato e su come evitare la perdita di intere pareti tridimensionali, in un display
che per altro appare affatto congestionato. In ambito strettamente
meccanico San
Andreas è un insulto. Una merda. Un PSM. Vorrebbe espandersi, inglobando diversi generi.
Vorrebbe farti andare a cazzo su di una scassatissima automobile nel tentativo di creare
stravaganza, eppur finisce per mantenersi nel mero superficiale a disegnare
quartieri
troppo scarni per apparire realistici, troppo scattosi, rozzi e grossolani
acché si crei atmosfere di appagante realismo. Il motore grafico sembra quello del primo Silent Hill
per Psone, assolutamente estraneo di rifiniture, che si esamini un edificio, un
albero, o qualsiasi struttura che sia differente da una schermata statica di intermezzo.
Trangugiare sittali schizze di sperma in pieno 2005, alla vigilia di Playstation 20, XBox
2500 e Nintendo Repollution porta a riflettere, porta a concludere che Rockstar Games
consideri noi utenti delle inutili teste di cazzo. Ma intanto, San
Andreas ha fatto quel che doveva. Nel pieno della disperazione di un mondo
che rivendica la sua apocalisse impregno di qualunquismo. si può giusto chiudere gli occhi
e illudersi che tutto questo sia solo un incubo.
|
 |