HALO:
Combat Evolved Sicuramente valido sparatutto in
prima persona, Halo ha avuto la fortuna di essere pubblicato sulla console giusta al
momento giusto. Il mercato, dopo l'uscita di Half-Life, non offriva ormai da tempo un FPS
degno di questo nome e il mondo videoludico credette di aver trovato il messia. A mente
lucida, e dopo più di due anni dall'accaduto, possiamo tranquillamente affermare che Halo
riproducesse a video il massimalismo formale della spettacolarizzazione e il minimalismo
contenutistico della sottocultura americana tendente al pataccoso. A ogni modo nessuno, in
fase di test, ha evidenziato la pessima caratterizzazione dei personaggi che, per quanto
non troppo influente in questo genere ludico, rende poco piacevoli le fasi di intermezzo e
la interazione ravvicinata. Halo è (era) un gioco di largo consumo commerciale e in
quanto tale tendente ad assecondare la violenza spicciola senza troppo preoccuparsi del level
design o della raffinazione di un motore poligonale che si inchioda spesso e
volentieri. E stranamente la critica, a suo tempo, ignorò anche questa importante lacuna
tecnica.
Halo è figlio del consumismo. Nel 2002 dovevi
avere Halo per non rischiare di non essere cool. Ora, onde evitare di confondere
il lettore e di non essere troppo critici verso un prodotto comunque valido, siamo qui per
rettificare un errore ideologico diffuso, che prendeva atto degli spazi sconfinati dello
sparatutto Bungie declamando, piuttosto superficialmente, il paradigma del genere. Il
fascino è indubbio perchè potremo compiere virtualmente una grande quantità di azioni,
pilotare automezzi e hovercraft, impugnare ogni sorta di arma devastante e
intraprendere percorsi sempre differenti creandoci innumerevoli vie di fuga. Ma lo spettro
della monotonia è latente: a cominciare dalla inspiegabile prima missione, sottotono sia
per azione profusa che per disegno grafico, Halo indispone il giocatore anche in molti dei
livelli avanzati, in cui la repulsione dei "tempi morti" prenderà il
sopravvento sulla indubbia distruzione preventiva. Il livello di difficoltà, parlando di
modalità a gioco singolo, appare ostico in piccoli tratti ed eccessivamente malleabile in
altri, risultando alla fine frustrante e soprattutto latore di una longevità scarsamente
implementata. Halo si finisce, e anche in fretta. E le vere qualità del gioco si
dischiudono solo una volta passati al multiplayer, nel death match per
l'esattezza, in cui intraprendere appassionanti sfide con gli amici collegando in rete
più console. Ma anche lo split screen su di una unica console se la cava egregiamente.
Halo è figlio della superficialità
videoludica del "cattura la bandiera", patrocinata dai grandi network
videoludici, fornitori di server, e dalle sfide, sempre scorrette, decretate da
affolatissime chat. Così sulla scia della massificazione Windows-Microsoft online, che
continuava a spopolare su PC, Bungie, non ancora on line, cercava di imitarne il
multiplayer ignorando il fatto che nessuno, ma veramente nessuno, avrebbe comprato due
XBox per giocare in rete con Halo. Così una delle migliori caratteristiche del gioco, la
connettività Hub, si autodistrugge sul nascere lasciando al giocatore quale unica
modalità immediatamente fruibile quella del single player. Rigiocabilità, una
volta finito il tutto, neanche a pensarci. Abbandonerete Halo in un cassetto e lo
riprenderete, magari, solo per uno split-screen con un amico. Per chi scrive, Halo non è
mai stato davvero spettacolare. Il frame rate, importantissimo per ogni FPS, non
raggiunge quasi mai i trenta fotogrammi al secondo pieni, attestandosi sui 20 - 25 fps pur
ostentando una notevole velocità. L'immagine a dispay ne risente nella pulizia delle fasi
più concitate, in cui ruotare la telecamera denuncerà un refresh rate inocostante
e nocivo agli occhi. Indubbiamente la costruzione poligonale cruda, e per estensione, e
per dettaglio generale è di assoluto livello. Le ambientazioni godono di una panoramica
eccellente ma, anche a causa di questo, la fluidità tende a subire bruschi colli di
bottiglia. E la frustrazione del purista si impenna. Le migliori qualità tecniche di Halo
risiedono, paradossalmente, nel sonoro. Ottime tutte le musiche ed eccellenti gli effetti
sonori, esplosivi e non, che immergono adeguatamente negli spazi aperti restituendo
plausibilità. Halo è un buon titolo. Ma assolutamente non quel capolavoro decantato un
po' da tutti causa evidenti limiti strutturali e tecnologici.
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