HOKUTO NO
KEN Uatāttāttāttāttāttāttāttāttā,
uuuuuuuatttttāāāāāā: "ho colpito il tuo punto segreto di pressione, a partire
da adesso camminerai all'indiero per sempre". E dieci metri pių avanti c'era un
burrone. La saga di Ken Il Guerriero č bella perchč quando Ken incontra lo sfigato di
turno gli fa fare una fine orrenda. Esplosioni di cervella, occhi che schizzano dalle
orbite, mascelle che si deformano per poi sbriciolarsi con ciō che resta del cranio. E
noi si apprezzava. Pertanto all'annuncio della conversione per Playstation 2 di Hokuto
No Ken, omonimo coin op a opera di Arc System Works (i creatori della saga di
Guilty Gear) abbiamo gioito, perchč per una volta si trattava di un videogioco serio. A
parte la edizione Megadrive (Fist Of The North Star), che a suo tempo non ci era
dispiaciuta, si puō dire che il picchiaduro oggetto di recensione sia il primo, vero
tentativo di rendere giustizia al fumetto e al rispettivo anime realizzato sul
finire degli anni '80. Il character design disegna tutti i principali personaggi
della saga con fedeltā assoluta, le mosse eseguibili sono proprio quelle della serie e la
presentazione suona "You Wa Shock".
Arc System Works demarca il territorio. Sebbene ringiovanite dalla stars gauge, ossia la barra a caricamento del colpo definitivo, le tecniche di approccio all'avversario sono praticamente quelle di Guilty Gear X. Non necessariamente un male, visto che la corpositā stilistica di ogni lottatore si amalgama bene alla nevrosi dei colpi a combinazione e delle super. Il titolo risulta sufficientemente elaborato da concedere un corpo a corpo con una sua strategia di fondo, con delle tecniche a cui diviene necessario immolarsi per non premere i tasti a cazzo di cane. Le mosse vanno apprese e le varie tecniche non sono il frutto di una A.I. casuale. Molto buona la velocitā degli scontri, che possiedono sė una premeditata staticitā di fondo, ma che riescono a essere coinvolgenti, frenetici, pirotecnici. La abbondanza di mosse supplementari, di prese e attacchi speciali si contrappone all'esiguo numero di combattenti, solo dieci, e a una selezione di modalitā di gioco abbastanza scarsa. Vi č uno Story Mode, un Arcade Mode, un Survival e l'opzione di training ormai immancabile in qualsiasi picchiaduro 2D o 3D. In virtų della presenza di un secondo DVD era lecito attendersi dei degni contenuti extra, invece si č pensato male di riempirlo di documentazione esplicativa, di una sorta di cronologia fotografica di tutti gli episodi videoludici dedicati a Kenshiro e di un filmato relativo a una trasmissione TV giapponese abbastanza incomprensibile. Graficamente Hokuto No Ken č stupendo. I personaggi beneficiano di un disegno raffinato, di colorazioni contrastate al massimo, di animazioni convincenti. Sia chiaro: non siamo sui livelli di un Mark Of The Wolves, ma per un beat'em up in completa alta risoluzione - esatto, il titolo gira in full hi-res sia per gli sfondi che per i lottatori - la quantitā di fotogrammi di animazione di ogni singolo personaggio č sorprendente. A ogni super mossa corrisponde un effetto visivo che introduce elementi grafici esterni, si veda la moto di Mamiya o lo specchio di Juda, la cui funzione č essenzialmente quella di riproporre le situazioni di combattimento presenti nell'anime; la ricostruzione dei caratteri estetici primari č scrupolosa, tiene conto delle posture fisiche concepite in origine, visualizza con inconfutabile perfezione i tratti somatici di tutti i protagonisti. E riguardo gli sfondi vale il medesimo principio: ampi, dettagliati fino alla mania, animati e in parallasse, zoomano e unzoomano fluidamente come nel migliore Art Of Fighting. Hokuto No Ken č la risposta alle preghiere dell'otaku smanettone, e questo vale anche per la realizzazione del suono. A parte i brani cantati giā presenti nella serie animata, il titolo introduce delle interessanti basi strumentali per livello senza risparmiare sulle campionature. Gli urli, le voci, i tonfi completano il lavoro di didascalica riproduzione di un mito della animazione nipponica, ma forse per imposizioni da parte di Sega il titolo č stato ripulito da qualsiasi riferimento splatter. Il che costituisce un limite gravissimo, se pensiamo che la opera di Buron Son č nota al grande pubblico proprio per la violenza inaudita, per le esplosioni delle membra, per il sangue presente ovunque e per un latente senso di decadenza carnale. Al posto del sangue la Arc System Works vi mette gli effetti di luce in blending, cosė risolvendo la presenza del bollino CERO12 in confezione.
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PRO |
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Maniacale riproduzione grafica del |
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manga originale |
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Ottima realizzazione sonora |
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Scorrevole sistema di gioco |
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CONTRO |
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Dove sono le esplosioni? |
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