IBARA La ultima produzione Cave
nell'ambito degli sparatutto bidimensionali prende il nome di Ibara.
Conversione da arcade, ovviamente, e ovviamente si tratta di sparatutto verticale dalle
tonalità belliche esasperate. Come per Battle Garegga e Soukyugurentai
dovremo intraprendere una forma di sparo altamente evoluta, di nicchia, pensata per il
maniaco assassino del punteggio che vive a pane e coin-op. Nulla di particolarmente
originale sui lidi Cave - anzi, Raizing, visto che gli sviluppatori sono gli stessi di Battle
Garegga - e nulla che non si sia già visto sul fronte del rank system.
Ibara è precisione. Evolvendo le traiettorie dell'aereo, e con esse le dinamiche di
resistenza, percorreremo un disegno ludico razzista, che spazza fuori dallo schermo gran
parte della utenza media accogliendo, e in modo non troppo amichevole, tutti coloro che
siano in grado di non impazzire nelle intersezioni di proiettili vomitate dai boss. E' la
solita storia. Sebbene dalle nostre parti si continui ad apprezzare il manic shooter,
avremmo preferito una sostanza di gioco originale e meno attaccata ai clichè.
Ma il cambiamento non è avvenuto. Malgrado il sistema di gioco indubbiamente sofisticato, col discorso del livello di difficoltà che aumenta di pari passo con la abilità del giocatore e la questione delle bombe da usare come arma primaria, Ibara soffre pesantemente del mancato bilanciamento delle forze in causa (giocatore contro cpu). Sarà anche vero che raggiunto il milione di punti scatta la vita extra e un nuovo parco bombe, ma poi la azione prende a divenire pericolosamente incontrollabile - che è ciò che non accade nei titoli sviluppati direttamente dalla Cave - e quindi pesantemente votata alle manovre kamikaze, visto che la autodistruzione è necessaria per calmare il rank. Tipico di Raizing, e in passato si è anche avuto modo di elogiare l'anticonformismo dello shooter borderline. Eppure Ibara, sull'altare di un elitarismo abbastanza stucchevole, manca abbastanza il fattore "giocabilità". Che non è il senso della sfida, qui presente in dosi massicce, ma semplicemente quella condizione che rende un titolo degno di essere vissuto e approfondito. Diciamo che il gameplay tende a migliorare lievemente in modalità "Playstation 2" grazie alla bipartizione del fascio - da lento con pulsante premuto a rapido con direzione a grappolo - e ai crediti limitati. Ma è un po' poco. Qui si è estimatori, eppure Ibara trasuda razzismo. Piuttosto, tra le opzioni ritorna il TATE Mode, con cui ribaltare il televisore per godere della verticalità dell'arcade, che per altro è stato convertito perfettamente. La grafica assurge a uno stato di splendore assoluto nella definizione dei dettagli e nelle animazioni, per non parlare del supremo character design e del mechanical design riservato ai boss. Alcuni tra essi si trasformeranno in sequenza, saranno organici, si insinueranno nel magnifico fondale attaccando e sputando tutto lo steampunk di questo mondo. Lo stile utilizzato vede un fondale ricco, futurista e retrò, mistura di generi fantascientifici metallari, ma non per questo privo di autenticità scenografica. Ibara è una ode alla anarchia visiva più estrema, laddove lo schermo sarà costantemente ricoperto di sprites in movimento, e lì dove ogni oggetto bidimensionale è rivestito da una patina renderizzata atta a creare quella corposità isometrica già decantata nell'insuperabile Ketsui. Può quindi la esteriorità lirica di Ibara sopperire alle sue stesse carenze ludiche di forma? In parte si, se pensiamo che per struttura e fruibilità siamo giusto un mezzo gradino al di sotto di Battle Garegga e Bakraid, e che una volta assecondate le metodologie di "scansamento" e attacco alternato ci si ritrova ad ansimare spiritati in assetto di videotrance. Si potrebbe concludere che pure nella assoluta mancanza di idee nuove codesto Ibara sia da prendere in discreta considerazione. Certo, giocandovi si ha spesso la sensazione di essere protagonisti di una sfilata di virtuosismi grafici e di non potervi prendere parte, perchè se si distoglie lo sguardo dai proiettili, anche solo per un istante, ci si ritrova in pezzi.
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PRO |
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Cattivo e visionario |
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Tecnicamente mostruoso |
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CONTRO |
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Scarsa originalità |
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Giocabilità generalmente razzista |
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