CASTLEVANIA:
Lament Of Innocence Devil May Cry è un gioco
di azione bello spaccoso, che riesce a intrattenere il fruitore attraverso efficaci
meccaniche basate sulle combo e sulla evoluzione dinamica del personaggio principale.
Inoltre la ottima realizzazione tecnica, e sonora e scenografica, non fanno che completare
una delle opere meglio riuscite della software house giapponese da quando è al lavoro su
Playstation 2. Detto ciò, sia reso noto che Castlevania: Lament Of Innocence è
un clone del titolo testè descritto. Un clone. Vi saranno anche degli elementi che
rimandino al passato glorioso della saga dei Belmont, ma sono talmente
"appiccicati" da potersi ritenere ininfluenti sul gameplay. Konami, dovendo
necessariamente portare Castlevania sul 3D delle "nuove console", decide di
trasformarlo nell'ennesimo action game stiloso per sopperire alla evidente crisi
di idee del suo staff pensante, che un tempo di idee interessanti ne aveva di certo
prodotte. Chiariamoci: Lament Of Innocence non è Castlevania. Na. E' un videogioco,
indubbiamente. Vi è una frusta. Vi è un Belmont. Ma non ci si dica che questo titolo
c'entri qualcosa con i fasti della saga.....
Che il titolo sia incentrato quasi esclusivamente sul
"procedi e combatti" risulta chiaro già dalla prima fase di gioco. Incrociando
il primo nemico si comincia ad assaporare la struttura a combo dei metodi di attacco,
molto spettacolari a una analisi superficiale. Avremo modo di ricrederci in seguito,
perchè al di là della mera coreografia Leon è in grado di sconfiggere un po' tutti con
il minimo sforzo. E' questo il primo, grave difetto di Lament Of Innocence: difficoltà di
gioco male equilibrata ed eccessiva semplificazione del sistema di controllo. Sarà anche
gratificante far compiere a Leon quintali di evoluzioni con il suo nerbo, ma la sua forza
soverchia palesemente quella del parco mostri, ivi compresi i boss di fine livello.
Inoltre tutte le mosse, anche quelle più letali, si eseguono attraverso combinazioni
elementari (potrebbe bastare anche una semplice successione del pulsante di fuoco), così
privando il giocatore di quella ricerca della "combo definitiva" propria dello
stesso Devil May Cry. E il sistema di inquadrature non aiuta di certo a sopperire
a tale deficienza, regolato da una telecamera più o meno fissa che mette a fuoco i soli
combattimenti, trascurando inevitabilmente le fasi di "esplorazione". Che sono
ridotte all'osso, comunque. Qualche stanza nascosta, in ossequio al passato bidimensionale
della saga, e qualche sezione platform inserita occasionalmente non bastano a risollevare
il destino, già segnato, di un titolo che scontenta sia i fan di DMC che quelli di
Castlevania.
Lament Of Innocence è un Castlevania decisamente mediocre.
Non il peggiore da quando il franchise si è trasferito alla terza dimensione (in
Curse Of Darkness sprofondiamo letteralmente nell'oblio), diviene in ogni caso
emblema della incapacità di Konami nel presentare meccaniche che modernizzino la saga
lasciandone intatto il fascino originale. Si guardi ad esempio alla verticale involuzione
del fattore RPG, che se in Nocturne In The Moonlight così come nell'ultimo Dawn
Of Sorrow assume una valore centrale per la creazione ultima del personaggio, quì è
sacrificato sull'altare di uno stylish gaming che comincia veramente a
infastidire. Solo la atmosfera, in qualche modo, ci riporta alla mente lo splendido
medioevo di Super Castlevania IV, ma anche in questo caso l'entusiasmo viene
smorzato da una realizzazione tecnica appena sufficiente. A parte la ottima
caratterizzazione del personaggio principale, non possiamo che rilevare una generale
scarsezza di poligoni riservati alle scenografie e una limitata brillantezza delle
tessiture. Tra un livello e l'altro si denota altresì un rimescolamento di strutture già
utilizzate che va a creare, quale risultato ultimo, una sgradevole sensazione di deja
vu. I livelli appaiono come fotocopiati in successione e solo nel design dei
mostri di fine livello i grafici si concedono qualche "licenza", offrendo una
modellazione peculiare e ben riuscita. Salviamo in blocco il sonoro, nonostante tutto, che
in Lament Of Innocence, così come era accaduto negli episodi per Nintendo 64, riesce a
distinguersi con eccellenti composizioni strumentali ed effetti generalmente riusciti. E
non vi è null'altro che sia degno, in questa sede, di ulteriore approfondimento. Il primo
episodio di Castlevania per Playstation 2 è un giochino senza alcuna pretesa, che non
rende onore al nome che porta limitandone tanto il fascino iconografico quanto la
giocabilità "essenziale".
|
 |