SUPER MARIO GALAXY

mariogalaxycover2.png (156035 bytes)Ce la siamo presi comoda con questo Super Mario Galaxy. Nel frattempo tutti i possessori di Wii ne hanno comprato una copia, ancora prima che la stampa specializzata premiasse il titolo in questione con le massime onorificenze del caso, raccomandando in ogni salsa di giocarci assolutamente. Super Mario ritorna, dopo anni trascorsi a fare qualunque cosa tranne che il mestiere di idraulico, ad essere l’icona sacra di Nintendo, del videogioco, del divertissement, della spensieratezza. Mario sta al videogame come Mickey Mouse sta ai cartoon, e non è un caso che i due personaggi abbiano in comune la stessa odiosa vocina che dobbiamo sorbirci tutte le volte che carichiamo il disco di Super Mario Galaxy. La deriva disneyana prosegue con Mario che vola come Peter Pan per atterrare di volta in volta su questi microsistemi planetari che tanto hanno fatto parlare di sé. Mario Galaxy è poetico, Mario Galaxy è kitsch. Proprio come Disneyland, che riesce abilmente a venderci un sogno nel modo più professionale possibile. Mario Galaxy è piacevole, Mario Galaxy è compiacente. Mario Galaxy è l’arte di riuscire, in ogni singolo momento di gioco, ad accontentare ogni tipo di giocatore. Ci saremmo stufati dopo un minuto della scena introduttiva se non avessimo udito un’inaspettata ripresa della musica suonata sulle areonavi di Super Mario Bros 3. E le citazioni dagli episodi classici non finiscono qui.

Cominciamo a parlare di Mario Galaxy dal suo comparto sonoro perché è qualcosa di più di un mero accompagnamento, e definisce l’intera esperienza. A parte le strizzatine d’occhio ai brani passati, Koji Kondo e Mahito Yokota sanno esprimersi attraverso un’orchestra dalle contaminazioni digitali, conferendo all’avventura un tocco epico di zeldiana memoria. Intanto i nostri occhi vengono stimolati da colorazioni imprevedibili, costruzioni bizzarre, scenari onirici. Qualche psicologo deve essere riuscito a consegnare a Nintendo la formula perfetta per far regredire i giocatori allo stadio infantile. Ecco perché piace Mario Galaxy; ecco perché piace Disneyland. Si chiude un occhio sulla stucchevolezza e il target asiloide di quella che può definirsi “trama”, anche perché interferisce con le nostre peripezie essenzialmente solo all’inizio e alla fine, salvo narrazioni opzionali attraverso libri illustrati da scampare come la peste. Si chiude poi un altro occhio sulla difficoltà eufemistica. Quello che conta qui, è poter muovere Super Mario. Alla faccia dell’innovazione, Mario si muove esattamente come dieci anni or sono. Stessa inerzia nei movimenti, stesso salto triplo (una sorta di appendice visto il suo effettivo scarso utilizzo), stessa capriola a mezz’aria e così via. A tutto questo viene aggiunta “la mossa definitiva”, ossia una piroetta che viene simpaticamente controllata dallo scuotimento del Wii-mote. Con la piroetta – qualcosa di molto simile all’attacco a 360 gradi di Link - si fa tutto: si eliminano i nemici, si estende la nostra capacità di saltare, si nuota più velocemente e, udite udite, si torna a raccogliere i gusci di tartaruga e a sparare palle di fuoco. Mario si riappropria di se stesso: niente ridicoli pugni o calci, niente improbabili fucili ad acqua: solo salti, corse, gesti inconsulti, tartarughe. E power up: oltre a potenziamenti di energia, vite extra e invincibilità temporanea, Mario riaccende la sua passione per il travestitismo con costumini da ape, da fantasma e da molla (!), a cui si sommano la storica mise di Fire Mario, l’inedito Ice Mario, nonché il rarissimo Marioplano.

Che altro si fa? Be’, puntando il Wii-mote sullo schermo si interagisce con determinati punti di levitazione e un paio di altre trovate sorprendenti, che vanno ad aggiungersi all’uso del sensore di movimento in alcuni stage dal sapore di minigame. Inoltre possiamo sparare o raccogliere delle gemme colorate chiamate astroschegge, fondamentali come moneta di scambio per aprire livelli nascosti. A proposito di livelli, Nintendo torna a una struttura rigida, quasi su binari, pur non privandoci del libero arbitrio. Un equilibrio eccellente, che mescola ambientazioni più aperte a sequenze di piattaforme sferiche o concentriche, se non bidimensionali. Che in fin dei conti sono la stessa cosa: l’intuizione geniale sta nell’aver capito che portando all’estremo la terza dimensione con la sfericità ci si possa riavvicinare alla bidimensione; una lezione che i boss di Pandemonium o Klonoa tentarono di insegnare a suo tempo. E visto che stiamo parlando di boss, non possiamo evitare di mettere una buona parola sulla simpatia di certi mostri giganti da abbattere con astuzia.
Mario Galaxy continua a sorprendere il giocatore ed è questo il suo più grande merito, in un mercato dove tutto sa presto di già visto e di superfluo. Super Mario Galaxy è un po’ furbetto, un po’ lezioso, un po’ primo della classe, ma si contiene; pur non essendo difficile richiede una grande attenzione di controllo, di quella che può tornare a farci aumentare i battiti cardiaci. Però, Koizumi-san, com’è che con un sistema di controllo con sensori di movimento si debba ancora muovere la telecamera 3D con i tasti direzionali, che viene inibita in più di un’occasione? Caro, vecchio, manierismo: aspettatevi l’eccellenza da Mario Galaxy, ma non il messia.

 

 

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PRO

Fantasia, emozione

La piroetta

L'orchestra

CONTRO

Leziosità

Qualche ramo secco

                       

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Note di produzione