SUPER
MARIO GALAXY Ce la siamo presi comoda con questo Super Mario Galaxy. Nel
frattempo tutti i possessori di Wii ne hanno comprato una copia, ancora prima che la
stampa specializzata premiasse il titolo in questione con le massime onorificenze del
caso, raccomandando in ogni salsa di giocarci assolutamente. Super Mario ritorna, dopo
anni trascorsi a fare qualunque cosa tranne che il mestiere di idraulico, ad essere
licona sacra di Nintendo, del videogioco, del divertissement, della
spensieratezza. Mario sta al videogame come Mickey Mouse sta ai cartoon, e non è un caso
che i due personaggi abbiano in comune la stessa odiosa vocina che dobbiamo sorbirci tutte
le volte che carichiamo il disco di Super Mario Galaxy. La deriva disneyana prosegue con
Mario che vola come Peter Pan per atterrare di volta in volta su questi microsistemi
planetari che tanto hanno fatto parlare di sé. Mario Galaxy è poetico, Mario Galaxy è
kitsch. Proprio come Disneyland, che riesce abilmente a venderci un sogno nel modo più
professionale possibile. Mario Galaxy è piacevole, Mario Galaxy è compiacente. Mario
Galaxy è larte di riuscire, in ogni singolo momento di gioco, ad accontentare ogni
tipo di giocatore. Ci saremmo stufati dopo un minuto della scena introduttiva se non
avessimo udito uninaspettata ripresa della musica suonata sulle areonavi di Super
Mario Bros 3. E le citazioni dagli episodi classici non finiscono qui.
Cominciamo a parlare di Mario Galaxy dal suo comparto sonoro perché è qualcosa di più
di un mero accompagnamento, e definisce lintera esperienza. A parte le strizzatine
docchio ai brani passati, Koji Kondo e Mahito Yokota sanno esprimersi attraverso
unorchestra dalle contaminazioni digitali, conferendo allavventura un tocco
epico di zeldiana memoria. Intanto i nostri occhi vengono stimolati da colorazioni
imprevedibili, costruzioni bizzarre, scenari onirici. Qualche psicologo deve essere
riuscito a consegnare a Nintendo la formula perfetta per far regredire i giocatori allo
stadio infantile. Ecco perché piace Mario Galaxy; ecco perché piace Disneyland. Si
chiude un occhio sulla stucchevolezza e il target asiloide di quella che può definirsi
trama, anche perché interferisce con le nostre peripezie essenzialmente solo
allinizio e alla fine, salvo narrazioni opzionali attraverso libri illustrati da
scampare come la peste. Si chiude poi un altro occhio sulla difficoltà eufemistica.
Quello che conta qui, è poter muovere Super Mario. Alla faccia dellinnovazione,
Mario si muove esattamente come dieci anni or sono. Stessa inerzia nei movimenti, stesso
salto triplo (una sorta di appendice visto il suo effettivo scarso utilizzo), stessa
capriola a mezzaria e così via. A tutto questo viene aggiunta la mossa
definitiva, ossia una piroetta che viene simpaticamente controllata dallo
scuotimento del Wii-mote. Con la piroetta qualcosa di molto simile allattacco
a 360 gradi di Link - si fa tutto: si eliminano i nemici, si estende la nostra capacità
di saltare, si nuota più velocemente e, udite udite, si torna a raccogliere i gusci di
tartaruga e a sparare palle di fuoco. Mario si riappropria di se stesso: niente ridicoli
pugni o calci, niente improbabili fucili ad acqua: solo salti, corse, gesti inconsulti,
tartarughe. E power up: oltre a potenziamenti di energia, vite extra e invincibilità
temporanea, Mario riaccende la sua passione per il travestitismo con costumini da ape, da
fantasma e da molla (!), a cui si sommano la storica mise di Fire Mario,
linedito Ice Mario, nonché il rarissimo Marioplano.
Che altro si fa? Be, puntando il Wii-mote sullo schermo si interagisce con
determinati punti di levitazione e un paio di altre trovate sorprendenti, che vanno ad
aggiungersi alluso del sensore di movimento in alcuni stage dal sapore di minigame.
Inoltre possiamo sparare o raccogliere delle gemme colorate chiamate astroschegge,
fondamentali come moneta di scambio per aprire livelli nascosti. A proposito di livelli,
Nintendo torna a una struttura rigida, quasi su binari, pur non privandoci del libero
arbitrio. Un equilibrio eccellente, che mescola ambientazioni più aperte a sequenze di
piattaforme sferiche o concentriche, se non bidimensionali. Che in fin dei conti sono la
stessa cosa: lintuizione geniale sta nellaver capito che portando
allestremo la terza dimensione con la sfericità ci si possa riavvicinare alla
bidimensione; una lezione che i boss di Pandemonium o Klonoa tentarono di insegnare a suo
tempo. E visto che stiamo parlando di boss, non possiamo evitare di mettere una buona
parola sulla simpatia di certi mostri giganti da abbattere con astuzia.
Mario Galaxy continua a sorprendere il giocatore ed è questo il suo più grande merito,
in un mercato dove tutto sa presto di già visto e di superfluo. Super Mario Galaxy è un
po furbetto, un po lezioso, un po primo della classe, ma si contiene;
pur non essendo difficile richiede una grande attenzione di controllo, di quella che può
tornare a farci aumentare i battiti cardiaci. Però, Koizumi-san, comè che con un
sistema di controllo con sensori di movimento si debba ancora muovere la telecamera 3D con
i tasti direzionali, che viene inibita in più di unoccasione? Caro, vecchio,
manierismo: aspettatevi leccellenza da Mario Galaxy, ma non il messia.
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