MELTY
BLOOD: Act Cadenza Gli utenti Dreamcast si sono
messi a piangere quando hanno saputo che Melty Blood: Act Cadenza non
sarebbe stato convertito per la loro console. Hanno anche dato il via a una petizione per
convincere Ecole a tornare sui suoi passi, a lasciare perdere Playstation 2 cattiva
caccapupù. Diciamocelo: non era davvero il caso di prendersela tanto. Melty Blood è
forse anche peggiore di Spectral VS Generation,
cosa non di poco conto se pensiamo che il picchiaduro di Idea Factory è tra i peggiori
titoli del genere apparsi negli ultimi dieci anni. Non era neppure il caso di scomodare
l'hardware Naomi, in origine, per dare vita a un coin op in teoria gestibile anche da una
System 11. Al diavolo Guilty Gear e l'hi-res totale e torniamocene all'ibridazione,
mischiando sprite in bassa risoluzione a sfondi in 640 x 480 punti. Un pastrocchio. Character
design a parte, che in certi aspetti può anche essere buono, è difficile digerire o
meglio accettare il compromesso estetico imposto da Ecole con le console di nuova
generazione già sul mercato e con una schiera di picchiaduro in 2D ben più validi sugli
scaffali degli importatori.
Melty Blood: Act Cadenza è strutturato secondo i canoni universali del beat'em up a incontri. Si potrà attingere da un buon numero di lottatori manga per dare vita a un genere di mazzate classico, con la barra delle super ricaricabile e i gonnellini ammiccanti di liceali lesbiche. In effetti il picchiaduro è tutto un susseguirsi di icone gay, stereotipi di bassa provenienza OAV, combo infinite, effetti di alpha blending fino alla nausea, mezze lune, mezze seghe. A dire il vero il titolo ci prova anche a imbastire un sistema di combattimento con una sua logica devastatrice, in virtù della spettacolarità apparente degli attacchi, solo che si dimentica di stabilire un criterio di bilanciamento sensato per ogni lottatore. A parte gli evidenti squilibri nel parco mosse, seguenti una allarmante casualità smanettatrice, ciò che non convince è questa volontà di abbondare a tutti i costi, di forzare le coreografie di scontro in modo che chi osserva possa dire "oh, interessante questo incasinamento di colori, mignotte e palle di fuoco" e chi gioca possa affermare "ma non ci sto leggermente capendo un cazzo". Melty Blood è così, un titolo leggero per giocatori puzzolenti, uno spottone al feticismo videoludico degli anime, una ammucchiata incestuosa degna del peggiore hentai da edicola. Non ci sorprendiamo, quindi, del discreto successo ottenuto dal coin op in patria e del conseguente adattamento per Playstation 2. Però, di grazia, potevano realizzarlo a prezzo budget.... Entrando nel merito della realizzazione tecnica, Melty Blood propone carta da parati per fondale con incollatura di sprite zigrinati e male animati. In realtà alcuni movimenti rendono abbastanza bene, ma si tratta di casi sporadici in cui i realizzatori, con un occhio su Street Fighter II e forse per sbaglio, sono ritornati alle animazioni di base del picchiaduro in 2D di dieci e passa anni fa. Gli sfondi, completamente fissi, risultano talmente anonimi da potersi confondere con una qualsiasi illustrazione da desktop scaricabile in rete; Fatal Fury e Street Fighter II, nel 1990, facevano molto meglio sia in ambito stilistico che pratico, animando fondali ispirati e muovendo personaggi che si amalgamavano naturalmente agli scenari. Gli effetti di luce sarebbero anche passabili se non se ne facesse un uso spropositato, mentre la buona caratterizzazione dei protagonisti non fa che gravare sulla scarsezza della tecnica visiva, allorchè le gigantografie degli stessi in occorrenza delle special ne porranno in risalto i limiti di risoluzione. Il sonoro è comunque accettabile. Grazie ai discreti campionamenti e alla colonna sonora nippo-pop, quello acustico è l'unico comparto a uscire quasi indenne dalla stroncatura cui Melty Blood diverrà oggetto, seppure in questo genere di gioco il sonoro non incida più di tanto nella valutazione complessiva. Purtroppo il titolo di Ecole fallisce lì dove i picchiaduro Capcom o SNK dispensano maestria, ovvero nella restituzione di una frenesia di gioco razionale per ideologia e spettacolosa per rigore iconografico. Per quanto negli ultimi anni il genere stia gradualmente dissolvendosi, collection escluse, non sarebbe male tenersi a un centinaio di chilometri da questo pessimo titolo, vista anche la recente pubblicazione di Hokuto No Ken della Arc System Works, picchiaduro che sembra promettere veramente bene.
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PRO |
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Interessante character design |
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Musichette orecchiabili |
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CONTRO |
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Tutto il resto... |
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