METAL GEAR SOLID 3: Snake Eater

metalgear3cover2.JPG (23482 bytes)La politica attuata da Kojima per il terzo capitolo della sua saga principe è stata quella del cauto rinnovamento. Cioè introdurre nuovi elementi in un meccanismo di gioco già collaudato, senza arrischiarsi nel cambiamento della sua struttura, ormai vecchia di otto anni. Con Snake Eater si raggiunge l'apice dello stealth action game, il limite oltre cui sarà improbabile avventurarsi perchè, diciamocelo, il genere non ha più nulla da offrire in quanto a stimoli ludici e continuità filosofica. Per ridare linfa al genere occorrerà un drastico cambio di rotta, un po' come è accaduto con lo straordinario Resident Evil 4 (che avremo modo di recensire a breve) che ha avuto l'audacia di cancellare quasi del tutto la ossatura dei suoi predecessori inventando una nuova via per il survival horror. Ma vediamo di restare in tema: Metal Gear Solid 3 è una manna dal cielo per chi ha giocato fino allo sfinimento i precedenti due capitoli e una tappa essenziale per la maturità di Solid Snake, che somiglia sempre più allo Iena "snake" Plinskin forgiato da John Carpenter. La storia si evolve nei suoi contenuti più adulti e diviene ancora più cinematografica...

Siamo sempre nella Russia degli anni' 60, in piena guerra fredda ma in una ambientazione meno tecnologica. Molte sezioni di gioco sono infatti ambientate in zone forestali, in spazi più aperti e meglio interagibili. Adesso la natura è rigogliosa, si anima nella figura di animali di ogni specie per concedere al protagonista il ristoro necessario alla prosecuzione. Rispetto ai suoi precursori vi è l'interessante variante del "procurarsi da vivere", che diventa mansione basilare per ricaricare la propria energia e affrontare la missione seguente con maggiori probabilità di successo. In ambito combattimento si rileva un sistema di controllo più preciso grazie alla introduzione della croce digitale per gli spostamenti "rallentati", ossia quelli che fanno meno rumore e che quindi rendono più agevole il depistaggio. Il bloccaggio delle sentinelle avviene con maggiore flessibilità per via di una intelligenza artificiale implementata nei meccanismi di difesa, cosichè sarà possibile subire un tentativo di liberazione della figura presa alle spalle, che oltre a tentare di districarsi potrà anche usufruire di maggiore supporto da parte dei "compagni". Le azioni da compiere restano fondamentalmente le stesse: sgozzare, interrogare o tramortire la vittima di turno, con supporto radar questa volta limitato dal consumarsi delle pile. Capiterà spesso di trovarsi completamente isolati, e di doversela cavare senza alcun aiuto esterno. E' indubbio che la difficoltà generale sia aumentata sensibilmente...

Quello che proprio non abbiamo digerito è la successione ancora una volta legata al completamento delle stanze. L'ambiente, per quanto plausibile, è chiuso, delimitato da una struttura a pareti invisibili che penalizza la sensazione di spaziosità e libertà logistica. Di fatto tutta la sontuosità fotorealistica delle immagini si scontra con una azione che non muta di una virgola rispetto a Metal Gear Solid 2, malgrado l'impegno verso una narrazione più incisiva e meglio accostata alle fasi interattive. Il profilo psicologico di tutti i protagonisti in ballo è sviluppato secondo i canoni dello spy movie di serie b, e volutamente diremmo, visto che il fascino guerrafondaio del titolo scaturisce proprio dalla sua volontà di imporre al giocatore un copione carico di adrenalina e colpi di scena. La raffinata realizzazione grafica contribuisce a rendere plausibile tutto il baraccone scenografico, che adesso può avvalersi di una tessitura paretale molto nitida. Le textures facciali toccano probabilmente livelli mai raggiunti prima su Playstation 2, mentre le animazioni si presentano estremamente fluide e plausibili. Purtroppo l'aumentato numero di poligoni cagiona sovente dei bruschi cali del frame rate andando a compromettere, anche se in rari casi, la stessa manovrabilità di Solid Snake. Sul versante sonoro l'eccellenza è totale, espressa sia nelle straordinarie musiche di accompagnamento che negli effetti sonori qualitativamente impeccabili. In effetti il tarlo di Snake Eater è da ritracciare nella sua scarsa originalità di intenti. Perchè nonostante la ottima rivisitazione narrativa e grafica ci ritroviamo, tutto sommato, con lo stesso e identico percorso intrapreso nella originaria versione a 32 bit, con le stesse azioni da compiere, con quegli stessi meccanismi che sebbene ancora validi non realizzano quel capolavoro decantato da molte riviste del settore....

               

 

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PRO

Eccellente realizzazione tecnica

Grande atmosfera

Ottima soluzione narrativa

CONTRO

Scarsa originalità strutturale

Bruschi cali del frame rate

                   

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Note di produzione