THE HOUSE OF THE DEAD OVERKILL

overkillcover2.png (14507 bytes)Bella sfiga il progetto Grindhouse, fallimento in America e mezzo fallimento in Europa: il grande pubblico americano, tanto per cambiare, non ha assecondato gli intenti della coppia Tarantino-Rodriguez. Il grande pubblico europeo, dal conto suo, non ha potuto che incazzarsi per la proiezione separata dei due segmenti, concepiti originariamente per una visione congiunta. È quindi uno sbeffeggio il successo globale del nuovo capitolo di House of the Dead che, sia per contenuti che per spessore ludico, altri non è che il tributo giocato al cinema dei doppi spettacoli americani, ed in particolare al tributo di Rodriguez. Un tributo al tributo insomma: sembra quasi che Headstrong Games ci sbatta in faccia la sua idea di Videogioco, cioè che, per partorire un gioco di culto, non solo non sia necessario innovare ma sia sufficiente riciclare (o, più elegantemente “omaggiare”). Questa volta AM1 non c’entra col nuovo House of the Dead: impossibilitata ad una conversione fedele del quarto episodio da sala, Sega ha affidato al team inglese il nuovo episodio esclusivo per Wii. Ed è stata lungimirante perché Overkill è tutto ciò che gli (scontenti) possessori del Wii aspettavano da tempo: uno sparatutto da bar ottimamente orchestrato, violento, frenetico e multigiocatore. E privo delle censure imposte dalla politica Nintendo rivolta a famiglie Panariello-addicted, attratte in massa dallo yoga e da un irrefrenabile bisogno di quantificare la propria età cerebrale.

E allora in Overkill si prende il wiimote, lo si infila nella Hand Cannon (indispensabile pistola/pezzo di plastica prodotto per l’occasione da Sega) e, nei panni di un’agente G alle prime armi e del suo partner Isaac Washington si fa piazza pulita degli zombies che infestano Bayou City: ringraziamo gli esperimenti genetici condotti dalla nuova icona Papa Ceasar per aver aggiunto altri zombies al mondo dei videogiochi. Sette livelli, ognuno a rappresentare un episodio di una fantomatica serie cinematografica dei vecchi drive-in, dove si spara a (quasi) tutto ciò che si muove, dove il sangue sgorga in abbondanza e dove i dialoghi tra G e Washington, infarciti da parolacce, riferimenti sessuali e tutto ciò che si può cercare in un B-movie, fanno apparire il buon Conti un galantuomo dai modi raffinati. La formula è la medesima degli House of the Dead incontrati in sala: il gioco è rigorosamente su binari (è possibile “affacciarsi” attorno puntando l’arma oltre lo schermo), l’arma utilizzata ha un massimo di colpi per ogni caricatore, lo sparacchiamento è generoso. Ci si dimentichi i controlli raffinati e, nel suo genere, complessi di Umbrella Chronicles (coltello in una mano, armi da fuoco nell’altra), ci si dimentichi la sua estetica lucida e patinata, i filmati in computer grafica. Ci si dimentichi i momenti di lenta esplorazione nei quali Rebecca ammorba con noiose vicissitudini sui retroscena dell’ombrello, mentre distruggiamo candelabri e finestre con la speranza di trovare armi, erbette e bonus di vario genere. Perché in Overkill si trova solo ignoranza, violenza e grafica sporca (con tanto di effetto pellicola rovinata), geniale escamotage per nascondere l’obsolescenza della macchina Nintendo. Peccato solo per il sistema di puntamento, unico tallone d’achille del gioco: calibrare l’arma con una certa precisione risulta pressochè impossibile. Il giocatore navigato sa bene che il wiimote è solo una lontana approssimazione di una light gun e sa quindi che, disabilitando il puntare (sì, il puntatore si può disabilitare), i colpi perderanno notevolmente in precisione. Fortuna che la difficoltà è nettamente inferiore alla media degli House of the Dead arcade. È come se Headstrong Games avesse pensato “ok il wiimote è una merda, lo sappiamo tutti: allora bilanciamo il gioco rendendolo più semplice dei vecchi classici con light gun”. Sta di fatto che l’obiettivo è stato raggiunto.

Impossibile non innamorarsi della volgarità delle situazioni, dell’atmosfera da B-movie, del funky anni ‘70 che da solo vale il prezzo del biglietto (tanto che non potevamo non condividerla coi nostri lettori: la colonna sonora è disponibile su retrogamer.it). Impossibile non contemplare la bontà del motore grafico che, seppur con sporadici rallentamenti, tiene insieme una regia dinamica piuttosto degna, che permette a grappoli di zombies di correrci incontro da ogni pertugio. In Overkill si è davvero nell’ospedale di Planet Terror con un fucile semiautomatico in una mano e una Magnum nell’altra in attesa di amputare arti a infermiere, medici e pazienti. Il dinamismo di Overkill è impressionante: i livelli, tutti decisamente ispirati, scorrono velocemente, così velocemente da non concedere il tempo di contemplare il sangue rappreso sulle pareti, sui tavoli e sui lampadari. Ma la breve durata della esperienza e la relativa facilità sono peccati veniali che si perdonano presto ad Headstrong Games. Perché ci rigiocherete e ci rigiocherete. Ripercorrerete tutti e sette i livelli nella modalità Director’s Cut, vorrete provare tutte le armi di distruzione di massa, desidererete potenziarle e bramerete la modalità dual-wield per giocare con due armi contemporaneamente (una per ogni mano) e raggiungere così un potenziale bellico di tracotante portata. Totalizzando nuove combo e battendo nuovi record sboccherete contenuti extra come filmati, art work e modelli dei personaggi: ma non lo farete per questo. Lo farete perché va fatto e basta. Che siate soli o in compagnia, che amiate il genere oppure no l’House of the Dead di Headstrong Games è un titolo imprescindibile per la dose massiccia di violenza gratuita che è in grado di liberare e per il seguente appagamento.




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PRO

Molto Rodriguez

Parecchio sangue

Parecchia carne putrida

CONTRO

Il wiimote

      

           

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Note di produzione