PHOENIX
WRIGHT: Ace Attorney La Capcom, qualora mai dovesse
soffocare in questo panorama di case produttrici che mirano sempre più all'introito che
alla qualità effettiva del prodotto, verrà ricordata per la sua duttilità, e per la
capacità di riuscire a trarre il meglio da qualunque escursione in nuovi generi. Dal
picchiaduro al platform, dal survival horror allo sparatutto, il suo marchio è
stato pressochè sempre garanzia di qualità. Con Phoenix Wright, la casa
giapponese tenta di sfondare nel campo delle avventure, e lo fa a modo suo, reinventando
il genere e lasciando la sua personalissima traccia nella softeca del Nintendo DS. Parte
innanzitutto da un presupposto quanto meno singolare, ossia la vita di un giovane avvocato
che inizia la sua carriera sotto l'ala protettrice di un'esperta maestra, e senza troppi
fronzoli manda il giocatore in tribunale a combattere per provare l'innocenza del cliente.
Lo fa con uno stile anime impeccabile, con dei personaggi che sono lo stereotipo di sè
stessi, dall'inesperto ma deciso protagonista all'inflessibile giudice, passando per
testimoni dalla comicità involontaria esplosiva.
Finito il primo processo, si vede però qualcosa cambiare:
il gioco non è il "simulatore" di avvocato che tutti aspettavano dalle
anteprime, ma qualcosa di molto più appassionante ed ipnotico; una trama ben precisa si
delinea, si incontrano nuovi personaggi che durante tutta la durata dell'avventura si
troveranno coinvolti nei vari fatti, e ben presto ci si rende conto che i quattro casi
sono collegati in qualche modo tra loro da un filo sottile. Improbabile nella vita reale,
è vero, ma la minuzia nella caratterizzazione dei personaggi, e ancor più la cura nel
rendere la trama verosimile, fanno scomparire ben presto questa perplessità, dando un
senso logico a tutta la storia. A coronamento del tutto abbiamo una struttura ludica
certamente insolita: se nel primo processo potremo semplicemente parlare e trarre
conclusioni da quanto ascoltato, più avanti si renderà necessario uscire dall'aula e
indagare in maniera sempre più approfondita e sempre diversa nel luogo nel delitto o
nelle numerose locazioni chiave che saranno accessibili con una semplice pressione del
loro nome sul touch screen. Sicuramente, per chi ha seguito il popolare telefilm Law &
Order, tutto ciò suonerà vagamente familiare, ed in effetti le anaolgie con detta
fiction sono parecchie: gli intermezzi neri con la data che salta fuori come da una
macchina da scrivere, le ispezioni sulle scene dei crimini assieme ai colleghi
investigatori, la raccolta di informazioni tramite deduzione e imbustamento di prove,
tutto riporta a quanto visto in televisione, con l'importante aggiunta
dell'interattività, sebbene in qualche modo limitata. Ed analogamente a quanto accade in
un telefilm, accadrà di affezionarsi a quei personaggi fittizi, salvo poi rivederli sotto
diversa ottica con lo svolgersi degli eventi, o rischiare addirittura di osservarli
abbandonare la scena, peggio ancora se la colpa della loro disfatta è la nostra scarsa
prestazione in tribunale.
Tuttavia, almeno in quest'ultimo caso, la cosa non è
irreversibile, dal momento che un ottimo sistema di salvataggio ci risparmierà il
ripetersi di lunghe sessioni di dialogo che avevamo già letto. Ed in effetti la linea di
confine tra il potenziale giocatore del titolo ed il suo detrattore sta proprio nei
dialoghi: la minuscola scheda di memoria contiene ore ed ore di conversazioni tra i
personaggi, e se da un lato possiamo osservare quanto la loro cura renda la trama così
speciale da non permettere interruzioni, dall'altra la cosa scoraggerà non poco chi ad un
videogioco chiede sensazioni più immediate. Se appartenete alla seconda categoria,
probabilmente avete già tratto le vostre conclusioni, e vi conviene tener nota del fatto
che questa fatica di Capcom probabilmente non fa per voi. Ma, al contrario, se ciò che
cercate da un videogioco è l'atmosfera, la trama dettagliata ed appassionante, i
personaggi su cui ci si fissa, a quel punto non potrete prescindere da questa creazione.
Non vi spaventi neanche il pesante inglese, a meno che non siate totalmente a digiuno
della lingua di Cammy, poiché una conoscenza media vi sarà più che sufficiente per
godere di tutto ciò che il gioco ha da offrire, compreso l'ultimo capitolo che compare
quasi a sorpresa e dura quanto tutto il resto del gioco, stravolgendone nel contempo in
maniera quasi drastica la struttura ed offrendo al plot la svolta definitiva, che lascia
aperte le porte ad un seguito a questo punto decisamente auspicabile, data la presenza di
alcuni difetti che un secondo episodio può curare. Quali difetti? Beh, innanzitutto vi è
una certa mancanza di interazione, specie in determinati punti dove sembriamo troppo
"incanalati" verso una direzione delle indagini o dell'interrogatorio. In fin
dai conti non è un difetto scandaloso, data la natura stessa del prodotto, ma finisce per
rendere troppo lineare il completamento dell'avventura. Questo anche a causa di un secondo
difetto, ossia una certa rigidità nel sistema "tentativi ed errori" dovuto alla
presenza di una ed una sola soluzione per ogni problema che via via si para davanti al
giovane Phoenix. Ancora una volta, niente di preoccupante, e se volete vivere da avvocato
state certi che una volta inserita la cartuccia nello slot inizierete a sentire l'odore di
legno e cuoio dello studio legale, e non vedrete l'ora di mandare in galera qualche
omicida e salvare nel contempo i vostri clienti.
|
 |