PHOENIX WRIGHT: Ace Attorney

anothercover2.jpg (20422 bytes)La Capcom, qualora mai dovesse soffocare in questo panorama di case produttrici che mirano sempre più all'introito che alla qualità effettiva del prodotto, verrà ricordata per la sua duttilità, e per la capacità di riuscire a trarre il meglio da qualunque escursione in nuovi generi. Dal picchiaduro al platform, dal survival horror allo sparatutto, il suo marchio è stato pressochè sempre garanzia di qualità. Con Phoenix Wright, la casa giapponese tenta di sfondare nel campo delle avventure, e lo fa a modo suo, reinventando il genere e lasciando la sua personalissima traccia nella softeca del Nintendo DS. Parte innanzitutto da un presupposto quanto meno singolare, ossia la vita di un giovane avvocato che inizia la sua carriera sotto l'ala protettrice di un'esperta maestra, e senza troppi fronzoli manda il giocatore in tribunale a combattere per provare l'innocenza del cliente. Lo fa con uno stile anime impeccabile, con dei personaggi che sono lo stereotipo di sè stessi, dall'inesperto ma deciso protagonista all'inflessibile giudice, passando per testimoni dalla comicità involontaria esplosiva.

Finito il primo processo, si vede però qualcosa cambiare: il gioco non è il "simulatore" di avvocato che tutti aspettavano dalle anteprime, ma qualcosa di molto più appassionante ed ipnotico; una trama ben precisa si delinea, si incontrano nuovi personaggi che durante tutta la durata dell'avventura si troveranno coinvolti nei vari fatti, e ben presto ci si rende conto che i quattro casi sono collegati in qualche modo tra loro da un filo sottile. Improbabile nella vita reale, è vero, ma la minuzia nella caratterizzazione dei personaggi, e ancor più la cura nel rendere la trama verosimile, fanno scomparire ben presto questa perplessità, dando un senso logico a tutta la storia. A coronamento del tutto abbiamo una struttura ludica certamente insolita: se nel primo processo potremo semplicemente parlare e trarre conclusioni da quanto ascoltato, più avanti si renderà necessario uscire dall'aula e indagare in maniera sempre più approfondita e sempre diversa nel luogo nel delitto o nelle numerose locazioni chiave che saranno accessibili con una semplice pressione del loro nome sul touch screen. Sicuramente, per chi ha seguito il popolare telefilm Law & Order, tutto ciò suonerà vagamente familiare, ed in effetti le anaolgie con detta fiction sono parecchie: gli intermezzi neri con la data che salta fuori come da una macchina da scrivere, le ispezioni sulle scene dei crimini assieme ai colleghi investigatori, la raccolta di informazioni tramite deduzione e imbustamento di prove, tutto riporta a quanto visto in televisione, con l'importante aggiunta dell'interattività, sebbene in qualche modo limitata. Ed analogamente a quanto accade in un telefilm, accadrà di affezionarsi a quei personaggi fittizi, salvo poi rivederli sotto diversa ottica con lo svolgersi degli eventi, o rischiare addirittura di osservarli abbandonare la scena, peggio ancora se la colpa della loro disfatta è la nostra scarsa prestazione in tribunale.

Tuttavia, almeno in quest'ultimo caso, la cosa non è irreversibile, dal momento che un ottimo sistema di salvataggio ci risparmierà il ripetersi di lunghe sessioni di dialogo che avevamo già letto. Ed in effetti la linea di confine tra il potenziale giocatore del titolo ed il suo detrattore sta proprio nei dialoghi: la minuscola scheda di memoria contiene ore ed ore di conversazioni tra i personaggi, e se da un lato possiamo osservare quanto la loro cura renda la trama così speciale da non permettere interruzioni, dall'altra la cosa scoraggerà non poco chi ad un videogioco chiede sensazioni più immediate. Se appartenete alla seconda categoria, probabilmente avete già tratto le vostre conclusioni, e vi conviene tener nota del fatto che questa fatica di Capcom probabilmente non fa per voi. Ma, al contrario, se ciò che cercate da un videogioco è l'atmosfera, la trama dettagliata ed appassionante, i personaggi su cui ci si fissa, a quel punto non potrete prescindere da questa creazione. Non vi spaventi neanche il pesante inglese, a meno che non siate totalmente a digiuno della lingua di Cammy, poiché una conoscenza media vi sarà più che sufficiente per godere di tutto ciò che il gioco ha da offrire, compreso l'ultimo capitolo che compare quasi a sorpresa e dura quanto tutto il resto del gioco, stravolgendone nel contempo in maniera quasi drastica la struttura ed offrendo al plot la svolta definitiva, che lascia aperte le porte ad un seguito a questo punto decisamente auspicabile, data la presenza di alcuni difetti che un secondo episodio può curare. Quali difetti? Beh, innanzitutto vi è una certa mancanza di interazione, specie in determinati punti dove sembriamo troppo "incanalati" verso una direzione delle indagini o dell'interrogatorio. In fin dai conti non è un difetto scandaloso, data la natura stessa del prodotto, ma finisce per rendere troppo lineare il completamento dell'avventura. Questo anche a causa di un secondo difetto, ossia una certa rigidità nel sistema "tentativi ed errori" dovuto alla presenza di una ed una sola soluzione per ogni problema che via via si para davanti al giovane Phoenix. Ancora una volta, niente di preoccupante, e se volete vivere da avvocato state certi che una volta inserita la cartuccia nello slot inizierete a sentire l'odore di legno e cuoio dello studio legale, e non vedrete l'ora di mandare in galera qualche omicida e salvare nel contempo i vostri clienti.

 

 

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PRO

Trama affascinante e ricchissima

Atmosfera impareggiabile

Unico nel suo genere

CONTRO

Interazione in qualche modo

limitata

Non troppo lungo in fondo

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Note di produzione