PRO EVOLUTION SOCCER 6

procover2.png (14507 bytes)Ci si appresta con un certo imbarazzo alla bocciatura di Pro Evolution Soccer 6. Sin dai gloriosi tempi di Winning Eleven 3 eravamo stati in prima linea a decantare la rivoluzione del gameplay tridimensionale portata da Konami dopo Perfect Eleven. E almeno fino al nono episodio della saga (Pro Evolution Soccer 5) Konami ha saputo gestire i progressi strutturali di volta in volta iniettati nelle rispettive edizioni giapponesi ed europee. Ma nella smania di raggiungere la verosimiglianza artificiale dei calciatori licenziati, ormai spinti all'edonismo più sterile, di accentuare la A.I. di quelli più noti e di assurgere a una casualità superficiale e precalcolata, Konami finisce per sbagliare tutto. Il bilanciamento potenziale delle squadre in campo è quanto di più inspiegabile e subdolo si sia visto dai tempi di Fifa 97. E non scherziamo. Il fatto abbastanza triste è che la stampa specializzata, internazionale e locale, non abbia minimamente alluso agli spaventosi difetti di questo titolo in virtù della solita sudditanza commerciale verso i franchise più popolari. Non è che ci volesse tanto a stroncare l'evidenza....

Molto male, perchè sostanzialmente i difetti della edizione giapponese vengono decuplicati. Adesso è giusto questione di selezionare una delle tante squadre blasonate presenti, tipo Barcellona, Brasile, Arsenal, Inter, Manchester United, Inghilterra, e attendere la fine della partita, perchè di fatto saranno i giocatori virtuali, e non il giocatore umano, a decretare le sorti dell'incontro. Triste verità. Assistere alla superiorità oggettiva di super calciatori come Ronaldinho, Adriano, Rooney e Cristiano Ronaldo (tanto per citarne alcuni) è avvilente per la abilità reale dell'utente con il joypad, soprattutto operando un raffronto con uno dei capitoli precedenti, in cui a vincere era realmente il più abile nel manovrare i calciatori. Purtroppo lo sbilanciamento tra i "calciatori normali" e le superstar non si limita alla velocità, ma sconfina nella facoltà di esecuzione di tirazzi à la Holly e Benji, sferrabili subito dopo la metà campo con una semplicità irritante. A tratti sembra davvero di giocare a Fifa 97. E dire che per anni lo sport preferito di RG.it è stato ridicolizzare la saga di EA e i rispettivi fruitori. Ma proseguiamo. Se il giocatore è una stella, può anche permettersi di tirare centralmente: il portiere compirà una papera e la palla rotolerà in porta. Non accade sempre, ma questo senso di ineluttabilità, come se la squadra più forte debba vincere sempre e comunque, fa del sistema di A.I. di Pro Evolution 6 una pantomima. E attenzione, per un titolo basato sul multiplayer ciò equivale a una tragedia.

La modalità di gioco online finisce quindi per essere falsata. Accade che gli scontri avvengano sempre e comunque tra squadre "top class" e che il risultato finale sia pesantemente condizionato dalla casualità con cui la pseudo intelligenza artificiale settata da Konami "decide" intervenire. Praticamente si tratta di un picchiaduro. Quale sganasciata da trenta metri sfonderà la rete, quella di Ronaldinho o di Adriano? La abilità personale nel performare i tiri con questi superuomini virtuali conta pochissimo. Verrebbe da lanciare una serie di ingiurie tanto a Kcet quanto alla gente, veramente pessima, che si incontra nelle sfide online (abbiamo provato la modalità di rete per un paio di ore e dobbiamo dire che, purtroppo, il nazismo delle curve Laziali e Romane trovi riscontro anche nel calcio simulato). Pro Evolution Soccer 6 è un calcio mediocre disegnato ad arte per i mediocri, e poco importa se alla fine la grafica è sempre ottima e il sistema di controllo ancora eccellente: la rendita guadagnata da Konami, con merito, nei precedenti episodi di Winning Eleven si esaurisce ai primi dieci rimpalli vinti da Rooney premendo semplicemente la croce direzionale verso destra o sinistra. Le medesime patologie si ritrovano puntualmente nelle edizioni 360 e PS2, pertanto questo decimo episodio della serie è da considerarsi un colossale flop multipliattaforma, o quantomeno auspichiamo che la storia, metabolizzato il successo planetario del titolo, possa consegnarlo a una più consona collocazione. In quanto grandi estimatori della saga speriamo sinceramente che Konami rinsavisca, e che nei prossimi episodi sittale scempio possa essere evitato. Male che vada ci consoleremo con Sensible World Of Soccer o con Goal!, ma anche con Perfect Eleven, in ossequio al grande passato di un team creativo che ultimamente stenta un po'.       

 

 

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PRO

Grafica sempre eccellente

             

               

CONTRO

Inspiegabile A.I. dei calciatori

Ineluttabile casualità degli incontri

                         

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