R: RACING
EVOLUTION Il binomio
"ragazze succinte e motori" ha da sempre favorito la affermazione dei corsistici
della Namco. Quindi non sorprende ritrovare, in R: Racing Evolution, i
classici filmati in CG ammiccanti e spettacolari, quegli stessi che ai tempi di PSX
avevano lasciato gridare al miracolo. Per virtuosismi registici non siamo ancora sui
livelli di R4, ma di certo la realizzazione tecnica di questi filmati è ancora
apprezzabile, e rappresenta un buon incentivo alla continuazione del gioco. Ne deduciamo
che, il titolo in sè, non offra quella grande esperienza arcade prodotta nei vari Ridge
Racer, e che il divertimento sia snaturato proprio dalla volontà di accantonare in
toto le meccaniche della storica saga Namco. R: Racing Evolution è un ibrido. Una mistura
pseudo-simulativa che cerca di addentrarsi superficialmente nella fisica dinamica di un Gran
Turismo pur mantenendo una direzione semplificata nelle sterzate in curva.
Obiettivamente si tratta di un titolo giocabile e moderatamente divertente. Ma da Namco,
in sincerità, è lecito attendersi di più. E' lecito auspicare gare veloci e sfrenate,
irrealistiche e realmente arcade.
Le opzioni standard delle competizioni su quattro ruote
simulate restano tali: Time Attack, Arcade e Versus. Ma non è precisamente tutto perchè
Namco, cercando di valorizzare il ruolo della protagonista femminile Rena - con tutto un
suo background a dir poco bizzarro, in cui la si vede diventare pilota di
superbolidi quasi per caso - crea ad hoc una modalità "carriera" suddivisa in
capitoli, come se si trattasse di un romanzo interattivo. Una buona idea, per altro
sviluppata piuttosto bene, che vede il graduale avvicinamento di Rena al successo
planetario come una neo-Danica Patrick dalle forme ancora più provocanti. La "fase
di contorno", dal design dei menu, al character design delle
ragazze, alle musiche che accompagnano la navigazione tra le opzioni denuncia una
grandissima cura per i particolari (il discorso vale anche per la sobria confezione),
predisponendo così amichevolmente al gioco vero e proprio. Si resta delusi, allora,
quando ci si rende conto che il modello di guida non è così efficace, e che per
padroneggiarlo si debba venire a compromessi con il divertimento stesso. Laddove una
stringa regolatrice rilevi il livello di inclinazione analogico del joypad - o di un
eventuale volante -, mettendo a nudo una ricercatezza oggettiva sui modelli dinamici, la
approssimazione con cui le autovetture seguono le traiettorie, dissestandosi a fatica pure
nelle curve che favorirebbero la inclinazione centrifuga, rende ogni gara poco attraente.
Ma il principale difetto di R: RE sta nella scarsa
sensazione di velocità fornita. Forse per via di un posizionamento "allargato"
delle texture perimetrali, sfrecciare anche a 300 Km all'ora non comporta evidenti
cambiamenti nell'ambiente di guida, nè concreti dissesti della macchina nell'atto della
frenata compulsiva. La semplificazione del sistema di controllo incide in negativo per la
esperienza di guida, che non presenta nè la cattiveria irrealista di un Ridge Racer nè
la precisione direzionale di un Gran Turismo. R: Racing Evolution resta nel mezzo
negandosi una reale identità ludica e preferendo rimanere, in questo modo, nella
superficialità. E questo è male perchè non si può dire che il medesimo criterio sia
stato adottato nella realizzazione tecnica. Difatti il motore tridimensionale del titolo
Namco sfoggia con nonchalance ben sessanta fotogrammi per secondo, e quindi una
fluidità ben superiore a titoli dal budget realizzativo più importante quali Project
Gotham 2 e Forza Motorsport. Il dettaglio è inoltre molto buono, pur con
qualche calo di tono in taluni ambienti poco variegati, mostrante tessiture nitide,
riflettenti e in tutto fotorealistiche. Splendidi risultano i modelli poligonali degli
automezzi - tutti regolarmente licenziati -, il cui posteriore concede quei particolari,
come i bollini di scuderia o le striature nella carrozzeria, che vanno a incidere
positivamente sul comparto estetico generale. La realizzazione sonora si avvale altresì
di una ottima mescolanza di effetti e musiche ispirate, pertanto resta ancora più forte
il rammarico per un racing game che avrebbe potuto assurgere a ben altro
posizionamento sul mercato se solo supportato da una progettazione meno pretenziosa. Un
gioco discreto quindi, sicuramente migliore di Enthusia, ma anche palesemente
inferiore a un Ridge Racer qualsiasi.
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